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NOTIZIE 2006
Il Nuovo che avanza è targato Usa e Dc. Come sempre. Con la variabile solo apparentemente anomala di Dick Tracy.
E’ iniziato il minuetto intorno alle nomine dei capi delle “barbe finte”. “Non ci avete consultati” sostengono i neocons della CdL. “E’ una falsità” ribattono i liblab dell’Unione. E, aggiunge, sfacciatamente Prodi, “sono tutte persone fuori dalle cordate e dai giochi politici”. A destra si contesta, per dovere di ruolo, il metodo ma si accetta a cuor leggero il merito dei cambi. Perché in realtà gli uomini messi ai vertici dei Servizi stanno bene a tutti, soprattutto agli Amerikani.
La continuità, infatti, è assicurata. Basti guardare all’inguardabile ammiraglio Bruno Branciforte navigatore di lungo corso nel 2/o Ris della Marina, il Reparto Intelligence dello stato maggiore. Marinaio tutto di un pezzo, nella migliore tradizione degli alti quadri della Regia Marina: i “corvi” perfettamente descritti da Trizzino in “Navi e poltrone”. I massoni che - dai tempi della cosiddetta Unità d’Italia - si sposavano con gentildonne inglesi rafforzando in tal modo il vincolo di sudditanza a Sua Maestà britannica. Quelli che “collaborarono” in guerra con i sedicenti Alleati consentendo in buona misura a questi di sconfiggere l’Asse. Alto tradimento ed antieuropa. Antieuropa che oggi si chiama Stati Uniti. Guardate le patacche appuntate sul pettorale dell’alta uniforme del “nuovo” capo del SISMI: ci sono tutti i riconoscimenti a lui concessi, per meriti di sudditanza e di fedeltà, non dalla sola Cia ma anche, ovviamente, dal Mossad.
E poi Giuseppe Cucchi, il nuovo capo del Cesis. A detta di Kossiga – che per quanto riguarda i Servizi possiede memoria e conoscenza uniche – Cucchi fa parte della “cordata ulivista con le stellette” guidata da Arturo Parisi e formatasi in tempi lontani alla scuola militare della Nunziatella, di cui l’attuale Ministro della Difesa era allievo. Vecchia democristianeria in divisa, insomma, che vide nel 1996 Giuseppe Cucchi consigliere militare di Prodi e, quindi, consulente della Margherita e “fondatore” , nel 2002, dell’OSSS (Osservatorio scenari strategici di sicurezza) di Nomisma. E’ questo il personaggio chiamato – in stretto rapporto con l’entelligence statunitense – a coordinare le “barbe finte” italiane sostenuto da una serie di collaboratori (dal generale Rolando Mosca Moschini al marinaio Giampaolo Di Paola) organici alla “cordata” di cui abbiamo detto.
E ancora Franco Gabrielli, meglio noto agli amanti delle finctions come Diego Marra il protagonista del film “Attacco allo Stato”. Gabrielli-Marra, ex capo della Digos romana e per sua vocazione esperto di terrorismo, si siederà sulla poltrona del SISDE. “Un giovane di grandissimi meriti professionali” a detta del ministro dell’Interno Giuliano Amato. Non ne dubitiamo. Come non abbiamo dubbi sulla sua estrazione democristiana. Prima di dedicarsi alla sua passione di guardia è stato a capo dello staff di Renzo Lusetti, al tempo segretario dei giovani dc. La sua nomina ha destato sorpresa negli ambienti politici e sdegno tra i prefetti che ritenevano che al Viminale dovesse essere destinato uno di loro.
Si è trattato di un “normale avvicendamento” si sostiene, quasi volendo dimenticare da un lato il “caso” Pollari (legato notoriamente alla sporca vicenda del rapimento di Abu Omar) e dall’altro la guerra di apparati sviluppatasi, senza esclusione di colpi, ai vertici politici, del Sismi, della magistratura e della polizia. L’uomo da colpire, insieme con Pollari, doveva essere Gianni De Gennaro l’immarscescibile Capo della polizia riuscito nel tempo a conservare saldamente il suo posto di comando by-passando i vari regimi che si sono alternati tra il giugno del 2000 ed oggi. Nonostante l’opposizione di Rifondazione (che non ha dimenticato il G8 di Genova), De Gennaro è riuscito a vincere ancora una volta. Per meriti guadagnati sul campo insieme al suo vice Manganelli tra gli anni Ottanta e Novanta, quando agli ordini di Falcone prima e quindi dei professionisti dell’antimafia arroccati presso la Superprocure palermitana, riuscì a far fuori il suo concorrente Contrada (fatto arrestare nel 1992 su parola di un pentito da lui gestito), a diventare capo della DIA ed a tenere sotto schiaffo chiunque lo contrastasse. In nome del potere che gli derivava e gli deriva dalla possibilità di ricatto dovuta alla sua illimitata conoscenza dei vizi pubblici e delle private virtù dell’intera classe politica e magistrale d’Italia.
Per questo l’unico avvicendamento “naturale” si avrà a scadenza termine alla direzione della polizia dove è già destinato – nel segno della continuità - l’attuale vicecapo vicario Manganelli che tutti, al governo e all’opposizione, davano come scontato candidato alla direzione del SISDE.
Paolo Signorelli
03/12/2006