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Goodyear di Cisterna di Latina: un caso ancora aperto

 

Il colosso di Akron sta per essere portato in giudizio dall’Associazione Ex-dipendenti

 

di Federico Dal Cortivo

 

E’ arrivata al capolinea la vicenda legata alla morte di decine di lavoratori   causata dalle sostanza tossiche assorbite all’interno dello stabilimento Goodyear di Cisterna di Latina, ora definitamene chiuso. La battaglia, come già scritto su queste pagine in precedenza( italiasociale.org  sez. notizie- archivio e quotidiano Rinascita ) è stata portata avanti con caparbietà da Valerio Bagialemani, e dall’Associazione Ex  Dipendenti, che in tutti questi anni si sono battuti affinché la multinazionale statunitense finisse davanti ai giudici, per rispondere  di quelle morti sospette, imputabili alla lavorazione della gomma, all’interno del suo stabilimento di Cisterna. Ma andiamo per un attimo a ritroso nel tempo. Il nome della Goodyear è legato,come dicevamo, alla morte di 100 operai deceduti per neoplasie polmonari, prostatiche, vescicali , del pancreas ed a circa 50 operati per le stesse patologie. Si parte dagli anni “60-“70, con la notevole presenza d’amianto all’interno della fabbrica , dove la prevenzione è solo un optional…. Oltre al temibile amianto, gli operai sono a continuo contatto con solventi, nerofumo, ammine aromatiche,zolfo,talco, vernici, vapori di gomma calda, eptano industriale, che creano all’interno degli edifici delle micidiali miscele di veleni, che vengono di continuo inalate.  Le rare visite di controllo che venivano effettuate non davano “mai alcun risultato” e se qualche caso di tumore risultava, la multinazionale preferiva pagare in cambio del silenzio dell’interessato…. …( per un caso di neoplasia polmonare furono pagati 100 milioni di lire circa 17 anni fa…). Le normative allora vigenti DPR 303/56 Igiene del lavoro e DPR 547/55 Sicurezza del lavoro e poi il successivo Dlgs 626/94, vengono sempre disattesi. Omissioni, ritardi, inadempienze e tanta irresponsabilità. La logica del profitto faceva sì che le persone fossero considerate solo “ materia prima spendibile”, nel solco della “grande tradizione del lavoro Made in Usa”.

 

L’inchiesta fu affidata al Sostituto Procuratore Gregorio Capasso di Latina, una persona coraggiosa ed onesta, che nomina anche i periti per la relazione tecnica,come ci testimonia il Sig.Bagialemani, mentre l’Associazione è difesa dagli avvocati Luigi Di Mambro e Michela Luison.

 Viene segnalato subito , al momento della denuncia, come nel reparto Bambury( dove si utilizzava il nerofumo), ci fosse un’alta dose di sostanze cancerogene, questo dal 1964, quando fu aperto lo stabilimento di Cisterna di Latina,  fino al 1978, quando finalmente furono adottate alcune misure di prevenzione ( ciò avvenne a seguito di sequestro giudiziario, anche se da tempo la presenza di elementi nocivi era nota ai vertici della Goodyear Italia,  così pure  alla casa madre Usa).

Ora finalmente a distanza di tanti anni dalle prime morti tra i lavoratori italiani della Goodyear, il 29 marzo 2006 inizierà il processo presso il Tribunale di Latina presieduto dalla dott.ssa Parasporo, che dovrà esaminare con attenzione tutto il materiale che è stato raccolto dai periti nominati a suo tempo dal Sostituto Capasso, il dott. Francesco Immaturo e Prof. Mariano Bizzarri, onde provare le responsabilità del colosso di Akron.

La perizia, meticolosa, ha avuto come obiettivo quello di arrivare ad un convincimento che abbia valore di elevata credibilità razionale e scientifica, acquisendo una voluminosa documentazione  che ha arricchito quanto già presente nel fascicolo processuale, attualmente composto da una raccolta di circa diecimila pagine di atti medici, oltre alla documentazione relativa all’azienda ed ai lavoratori, prodotta dalla stessa Goodyear Italia. A ciò si aggiungono i documenti dell’INPS-INAIL-ISTAT e Registro dei Tumori di Latina, che alla fine formano circa dodicimila pagine del fascicolo peritale. La ricerca ha compreso un periodo tra il 1965 circa , anno d’inizio della fabbrica, ed il 25 novembre 1999, chiusura della stessa ( ora lo stabilimento dopo aver goduto per tanti anni di agevolazioni statali di ogni tipo è stato trasferito in Polonia dove evidentemente il ..lavoro costa meno…e le normative sulla sicurezza sono più elastiche..N.d.A.). Sono stati acquisiti i dati riguardo all’effettiva presenza dei lavoratori nella fabbrica: assunzione-periodo di lavoro-assenze per malattia - il loro impiego nei reparti-le sostanze presenti e le condizioni ambientali, oltre a verificare l’esistenza certa della malattia e della diagnosi prospettata, il tutto per stabilire con esattezza se le  patologie presentate concretizzassero quelle malattie che per la scienza medica , individuano ad “eziopatogenesi correlabile a condizioni lavorative”.

I periti sottolineano inoltre che quanto rilevato in base all’attività produttiva è stato ricavato sulla base di dati forniti dall’azienda stessa, dichiarazioni dei lavoratori e documenti presenti in vari organismi che sono stati interessati all’attività della Goodyear.

Nulla è stato tralasciato per poter fornire al giudice un preciso quadro di riferimento.

Il Registro dei Tumori di Latina è stato setacciato per ricercare i casi di neoplasie presenti nella provincia, confrontandoli con quelli dei lavoratori colpiti e organi interessati. Dopo, sempre percentualmente, si è calcolato il numero di tumori attesi dai lavoratori e quelli effettivamente denunciati e riscontrati.

L’esposizione a sostanze tossiche nei cicli di lavoro è uno dei fattori scatenanti che possono provocare o aggravare varie malattie, ed infatti, scrivono i due periti, molte indagini hanno dimostrato nei “ fattori occupazionali” la causa di oltre il 10% dei ricoveri nei reparti ospedalieri.

Studi compiuti negli Usa ( Harrison-Principi di Medicina Interna 2002) hanno evidenziato che oltre il 15% dei pazienti studiati presso una struttura sanitaria, ha espresso opinione che i propri problemi fossero di origine lavorativa, mentre il 75% di tale sottogruppo ha confermato di essere stato esposto a vari agenti tossici.

 

Nel corso dei vari anni sono state accertate numerose violazioni e inadempienze, così come riportato dai verbali delle ispezioni effettuate dagli organismi preposti ( Ispettorato del Lavoro- Usl e Magistratura):

 

13-01-1978 il reparto Bambury è posto sotto sequestro ( art 337 cpp-Dpr 303 e Dpr 547 ) perché vi è una notevole dispersione di polveri non inerti( nerofumo), successivamente il sequestro viene revocato dopo che vi è stato un risanamento ambientale.

 

9-04-1981 vi è un’ispezione del Ministero del Lavoro e viene ordinato alla Goodyear di: a)installare  un impianto a ciclo chiuso per la pesatura delle polveri.b) di effettuare pulizie quotidiane. c) posizionare una cabina chiusa per l’operatore.d)gli addetti al nerofumo debbono portare un’apposita tuta e maschera. e)le pulizie dovranno essere effettuate con sistemi mobili aspiranti  dopo ogni caricamento del nerofumo e la ventilazione dei reparti va migliorata.

 

26-02-1993 l’Unità Sanitaria Locale LT2 diffida l’azienda perché l’impianto di ventilazione è insufficiente ed è promossa un’azione penale che alla fine porterà ad una condanna ( art.565cpp) da parte della Pretura di Latina ( art.1 Dpr 303/1956) perché non erano state osservate tutte le norme che regolano lo smaltimento ed aspirazione di fumi e polveri nocive.

 

Ma la grande azienda di pneumatici statunitense  aveva anche effettuato altre infrazioni in precedenza, come  testimonia l’ENPI nelle sue due relazioni ( 1964-1977). I libretti sanitari dei lavoratori sono per questo periodo nella quasi totalità dei casi privi di informazioni, tranne che i dati, dove presenti, della prima visita che attestava le buone condizioni del dipendente. La Goodyear non aveva adempiuto inoltre all’obbligo delle periodiche visite mediche previste nelle lavorazioni industriali di sostanze tossiche, nocive o infette. Non erano stati poi garantiti i livelli più bassi di emissione di sostanze nocive ( previste dai CCNL e derivati dall’Ass.Igienisti Americani) quali nerofumo-idrocarburi-metalli pesanti ecc.ecc. La rumorosità nei reparti era al di sopra dei valori consentiti dal Dpr 303 e la luminosità era insufficiente. I lavoratori non aveva poi mezzi di protezione individuale. Un carnet davvero invidiabile per la “famosa multinazionale d’oltre Oceano”.

Negli anni tra il 1978-1994 vi sono relazioni dell’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università Cattolica di Roma( 1982-1984-1991), la relazione peritale del Dr. Fausto Tigani, per quel che concerne l’amianto( procedimento promosso da Di Bartolomei Valentino contro INAIL ed INPS per i dati ambientali presentati dall’azienda) ed indagini ambientali della Goodyear .

Dopo il 1994 nonostante l’introduzione del Dlg 626/94, che entra maggiormente nello specifico nella tutela dei lavoratori, rispetto ai precedenti Dpr, la Goodyear risulta ancora gravemente insufficiente sotto molti punti di vista e le misure adottate sono carenti ed insufficienti. Il vizio di non compilare completamente i libretti sanitari e di non aggiornarli resta. Le visite periodiche sono inferiori a quelle previste dalla normativa vigente, non vi è traccia degli esami specifici obbligatori ( Es ,rx al torace) ed in taluni casi il libretto non esiste nemmeno….Infine i valori delle sostanze cancerogene sono presenti in misura maggiore di altre aziende nello stesso periodo. Questo sta a significare come la multinazionale americana abbia in tanti anni di presenza in Italia, condotto una “politica selvaggia” nei confronti dei lavoratori italiani, incurante della legge nazionale, un copione già visto quando si tratta d’interessi Usa nella penisola-colonia.

Ora dopo tanti lutti ( il Sig.Bagialemani è stato colpito direttamente avendo perso i fratelli del padre, colpiti da cancro alla prostata ed alla vescica, entrambi lavoravano al reparto Banbury..),  con il primo atto del processo che si aprirà  il 29 marzo di quest’anno presso il Tribunale di Latina, forse un po’ di speranza di avere finalmente giustizia, tornerà tra i tanti lavoratori e nei loro familiari, già duramente colpiti negli affetti più cari; questo nonostante la cappa di silenzio che ha circondato la vergognosa vicenda.

Non dimentichiamoci che tanti episodi simili sono accaduti ed accadono ancora oggi nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo e non solo, dove la deregolamentazione in tema di sicurezza del lavoro, attrae le grandi imprese capitaliste, attirate dai facili profitti , dai bassi salari e dalla pressoché nulla tutela dei lavoratori . I frutti avvelenati della globalizzazione mondialista, che per poter espandersi ha necessità di fare tabula rasa dei diritti dei popoli, li abbiamo anche in casa nostra, nonostante ci sia ancora chi si ostina, a sinistra, quanto a destra, a tessere le lodi del “libero mercato”, della deregulation, delle privatizzazioni selvagge.

                                                                                              Federico Dal Cortivo

 

Si ringraziano i Sig.ri Valerio Bagialemani( Associazione Ex Dipendenti Goodyear) e Francesco Rollo ( www.malattienerofumo.net) per la collaborazione.

 

                                                                                                        

 

Cos'è il nerofumo


Il nerofumo viene impiegato come colorante nel toner. Il nerofumo o carbon black non è altro che bitumi e peci rese in polvere tramite un processo di essiccazione. Si trovano aziende produttrici di nerofumo vicino le Raffinerie di Ravenna e Marghera o come a San Martino di Trecate di Novara, collegata al porto di Genova Multedo. Queste sostanze chiamate idrocarburi policiclici pesanti, sono lo scarto di prodotti di raffinerie, ed altri processi chimici industriali. Famoso di questo bitume è il fok che è sotto inchiesta dalla Procura di Venezia per la sua tossicità. Lo si trova riutilizzato come materia prima per fare il nerofumo e come carburante in centrali elettriche. Il processo per ottenere il nerofumo è il seguente: si scaldano queste sostanze a 180°C (poichè solide) e si spruzzano in un forno come una nebbiolina sottile con temperatura più elevata. In questo forno praticamente privato d'ossigeno il prodotto non brucia e si ottiene la polvere essiccata. Il bitume è la prima sostanza al mondo che dei medici scoprirono che causava tumori, infatti alla fine del 1800 dei dottori notarono che animali tinti di bitume, contraevano neoplasie. E' vergognoso ammetterlo ma il nerofumo non è altro che la stessa cosa.

STUDI EFFETTUATI SUL NEROFUMO

Il codice CAS relativo al nostro nerofumo è: 1333-86-4. La IARC è un Organismo Internazionale che ha condotto gli studi su questa sostanza e a tante altre per verificare se era cancerogena o meno. Gli studi condotti risalgono al 95 e sono un po' vecchi in base alle attuali conoscenze. Leggendo il documento lo studio è stato effettuato nelle fabbriche di nerofumo ove si riteneva che la esposizione fosse più elevata. Gli studi condotti ammettono che erano incompleti di dati e malattie, aggiungono inoltre che c'e stata una sottocostatazione del problema. Alcuni studi fatti negli Stati Uniti stranamente evidenziano addirittura un deficit di tumori rispetto alla popolazione normale. Non hanno avuti dati sufficienti per valutare il problema, e neanche si sono impegnati a cercarli. In altri studi hanno riscontrato dei lievi incrementi di alcune forme di tumori, ma non sufficienti, secondo loro, a valutare che tale sostanza è cancerogena. Sugli animali invece ha mostrato diversi tipi di tumori, tanto è vero che si ritiene cancerogena per gli animali, ma solo sospetta per gli esseri umani. Le aziende in questione avevano ed hanno la tendenza a minimizzare i problemi, mancano inoltre fondi per fare degli studi corretti su tali argomenti. In conclusione il nerofumo resterà solo sospetto (gruppo 2B) per molto tempo ancora, se non ci uniamo a denunciare tale situazione. Più avanti dirò dove in Italia ci sono problemi con il nerofumo.




E' da precisare che esistono altri modi per produrre il nerofumo, sempre finalizzati nell'ottenere polveri da idrocarburi pesanti. Và detto che l’esposizione professionale al carbon black può essere associata ad esposizione a Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA - molte sostanze di questo gruppo sono sostanze cancerogene). Infatti il
NIOSH USA considera il carbon black cancerogeno, ove il prodotto abbia un tenore di IPA superiore allo 0,1 % in peso. L'altro composto del toner, lo stirene acrilato è un idrocarburo aromatico anche esso, ma non policiclico, infatti il suo legame molecolare è ad un semplice anello, mentre gli IPA hanno come legame due o più anelli. E' curioso comunque che venga tabellato dall'Inail insieme agli IPA, con tante patologie correlate. C'è anche da specificare che lo stirene impiegato nel toner è di tipo acrilato ed è una resina e come in tutte le resine, parte dei composti di sintesi permangono allo stato originale e non polimerizzano, per cui è possibile che il toner rilasci stirene, anche se a bassissima concentrazione. Lo stirene, come il nerofumo, è nel gruppo 2B. L'emissione di stirene da camini industriali per la produzione di plastica è sotto inchiesta a Mantova e Benevento. In provincia di Mantova tra la popolazione adiacente all'emissione, si è avuto un significativo aumento statistico di un Sarcoma particolare dei tessuti molli.

NOTIZIE-A cura di Francesco Rollo
Ho trovato su internet diverse notizie, collegate con il nerofumo. La prima notizia che mi ha dato coraggio poiché ero sulla buona strada è stato un comunicato del Capo Procuratore della Repubblica di Genova, il dottor Porcelli, che nell'inaugurazione dell'anno Giudiziario di Genova del 2003 segnala la presenza di numerose denunce di Uroteliomi collegate al nerofumo e che stanno facendo indagini. Contattai all'epoca il dottor Porcelli che si è anche interessato del mio caso. Era una notizia incredibile, stesso tumore e stessa sostanza tossica e ho incominciato a documentarmi meglio. Tale malattia ha colpito a Genova i lavoratori portuali che scaricavano le merci dal porto. Questa benedetta polvere arrivava a Genova nel 47 fino al 63, imballata in sacchi di carta e gli scaricatori del porto che si sporcavano di nero, molti hanno contratto tale malattia. Questi operai erano i famosi "camalli" del porto, grazie al loro intuito è saltata fuori la verità. L'urotelioma ha un periodo di latenza abbastanza lungo, può apparire anche a distanza di trenta anni, da un decennio a questa parte sta esplodendo il problema a Genova. Il problema è stato denunciato da un gruppo di ricercatori di Genova che hanno segnalato il tutto, alla Comunità Scientifica Internazionale e a riviste prestigiose mediche come "Lancet"; a capo di questi ricercatori è il dott. Puntoni. E' veramente anomalo che in altre parti del mondo non sia venuto alla luce un problema simile, e che solo l'Italia con Genova ha questo inconveniente. Dopo il 63 la polvere nera è stata creata in Italia grazie ai nuovi gruppi industriali dell'Enichem. Comunque in Italia non è solo a Genova che ci sono gli Uroteliomi; infatti tale polvere, oltre che per inchiostri e toner, è utilizzata anche nelle industrie dei pneumatici, ed anche lì ci sono gli stessi problemi di Genova. Classico è il dossier Michelin di Torino, il Procuratore Guariniello è riuscito ad ottenere anche un indennizzo alle vittime. Tra le tante sostanze tossiche utilizzate c'è anche il nerofumo, specificando inoltre che nei reparti di preparazione ove veniva utilizzato (i reparti Bambury), numerose sono le segnalazioni di tumori alla vescica. Oltre a Torino è successo lo stesso problema alla Michelin di Alessandria, ma gli operai hanno perso la causa. Malattie simili stanno inoltre alla Good Year di Latina. La metà degli uroteliomi porta alla morte, a Latina il sig. Bagialemani ha visto morire tre dei suoi più stretti parenti, con problemi simile al mio. Oggi Bagialemani ha fondato un'associazione per aiutare le vittime di queste morti silenziose. A Marzo 2004 risultano indagati 20 dirigenti della Pirelli, dalla Procura di Torino per le morti di tumori contratte agli operai. Ho contatti con altre industrie e se ho notizie concrete di altri casi aggiornerò il sito con tutte le notizie a riguardo.

IL NEROFUMO VIENE IMPIEGATO INOLTRE NELLE INDUSTRIE DI:

Confezione di abbigliamento, accessori, biancheria e articoli per arredamento.
Confezione di calzature.
Conservazione, concia, preparazione, lavorazione trattamento e rifinitura di pelli e cuoi.
Costruzione di apparecchiature e materiali elettronici.
Costruzione di impianti elettrici,cavi elettrici nudi e rivestiti e motori elettrici
Edilizia industrializzata.
Industria cartotecnica.
Industria dei prodotti chimici inorganici ed organici.
Industria dei prodotti tossici e corrosivi.
Industria editoriale.
Industria petrolchimica.
Lavorazione della gomma greggia e sintetica.
Lavorazione e trasformazione di resine e materiali polimerici termoplastici e termoindurenti.
Lavori di finitura e lavori di costruzione, manutenzione, demolizione e ristrutturazione.
Preparazione di superfici sensibili.
Produzione di cavi, funi metalliche, di corde armoniche, di elettrodi per saldatura.
Produzione di cera e di prodotti a base di cera.
Produzione di elettrodomestici.
Produzione di inchiostri, gomma arabica, colle, prodotti per tipografie.
Produzione di leganti minerali, di argille espanse, di vermiculiti e perliti.
Produzione di pitture e vernici.
Produzione di pneumatici e cinghie di trasmissione
Produzione di polimeri sintetici ed artificiali.
Tipografie ed industrie poligrafiche.

SINONIMI DEL NEROFUMO

Therma-atomic black; Atlantic; Cancarb; Dixitherm; Huber; Kosmotherm; Miike 20; P-33; Sevacarb; Seval; Shell carbon; Sterling; Thermatomic; Thermax; Thermblack; Velvetex; Carbon blacks; Carbon black extracts

 

DATI  GOODYEAR-CISTERNA DI LATINA

 

 

 

LA GOODYEAR UN PO’ DI STORIA

 

La società fu fondata nel 1898 con il nome Goodyear Tire & Rubber ed il primo stabilimento fu comperato da Franck Seiberling. Il nome Goddyear è quello del giovane pioniere Charles Goodyear che scoprì il processo di vulcanizzazione. Con solo 13 dipendenti la società iniziò con la linea di prodotto di gomme per biciclette e carri, imbottiture per  zoccoli e schegge per  attizzatoio. Dopo il primo mese di attività, le vendite erano di $ 8,246. Partendo dalla prima gomma per bicicletta nel 1898, la Goodyear è diventata con gli anni il primo tra i  colossi mondiali di pneumatici, primato  che già possedeva nel 1916 e che fu riconfermato nel 1926. Oggi l’azienda di Akron è la più grande al mondo con stabilimenti sparsi in 6 continenti ed un fatturato annuo di  15 miliardi di $. Oltre al marchio suo proprio, la Goddyear produce gomme anche per Dunlop-Kelly-Fulda-Lee-Sava e Debica. In Europa il colosso statunitense sbarca nel 1912 a Londra. Attualmente la sede della Goodyear Europa ( al secondo posto  dopo la Michelin )è a Bruxelles. Nuovi stabilimenti sono stati aperti nell’Est europeo, Polonia, Slovenia, oltre a Germania e Paesi Bassi, che includono la produzione di pneumatici, cavi d’acciaio, tessili e trasmissioni.

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DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE

Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro

CENTRO DI DOCUMENTAZIONE SUI RISCHI E DANNI DA LAVORO

RAPPORTO BREVE N° 95 Civitanova Marche, 7 maggio 2003

EPIDEMIOLOGIA DEL CANCRO OCCUPAZIONALE NELL’INDUSTRIA

DELLA GOMMA

PREMESSA

La letteratura pre-epidemiologica ed epidemiologica sulle patologie neoplastiche dei lavoratori

dell’industria della gomma è, soprattutto riguardo alla patologia respiratoria e vescicale, assai vasta; si

espongono di seguito soltanto i dati essenziali da una rassegna selettiva degli studi esistenti. Ove vi sia

traduzione dall’Inglese, questa è dello scrivente. Nel presente report non sono state prese in

considerazione molte esposizioni ad agenti di cui, peraltro, è nota la significativa presenza e l’importanza

patogenetica nel comparto della gomma e di cui si elencano di seguito i principali; sono stati

contrassegnati da asterisco quelli per cui vi sono evidenze di cancerogenicità, indicando a fianco, quando

possibile, il tipo ovvero i tipi delle neoplasie a cui risultano più fortemente associati:

_

1,3-butadiene nelle gomme BS butadiene-stirene e BACN butadiene-acrilonitrile (* leucemie, linfomi

non Hodgkin);

_

benzene usato tal quale per la dissoluzione della gomma ovvero presente quale contaminante di altri

solventi usati allo stesso scopo (* leucemie, linfomi non Hodgkin, mieloma multiplo);

_

toluene, xilene, n-eptano, acetone, metil-etilchetone (MEK), tricloroetilene ovvero trielina (*),

tetracloroetilene ovvero percloroetilene (*) ed altri solventi tecnici usati per la dissoluzione della

gomma;

_

beta-naftolo come denaturante di solventi;

acrilonitrile nelle gomme BACN butadiene-acrilonitrile (*);

_

vinilacetato nelle gomme EVA etilene-vinilacetato;

isocianati negli elastomeri poliuretanici;

_

epicloridrina nelle gomme clorurate (*);

resorcina;

_

zolfo;

solfuro di carbonio;

_

tetracloruro di carbonio;

mercapto-benzotiazolo ed altri tiazolici (* carcinomi uroteliali);

_

tetrametiltiurame ed altri tiuramici;

benzofurano ed altri furanici;

_

ditiomorfolina ed altri morfolinici;

ditiocarbammati;

_

etilentiourea;

perossidi;

_

acceleranti guanidinici (difenilguanidina, diortotolilguanidina etc.);

esametilentetramina ed acceleranti collegati;

_

formaldeide da donatori diversi (* carcinomi squamocellulari della cavità orale, nasofaringei, delle

cavità nasali e dei seni paranasali, laringei);

_

N-nitrosamine come prodotto di reazione da amine alifatiche (* carcinomi rinofaringei, carcinomi

dell’apparato digerente);

_

idrocarburi policiclici aromatici (IPA) negli “olii aromatici” plastificanti (* carcinomi cutanei,

carcinomi dell’apparato digerente, carcinomi respiratori, carcinomi uroteliali);

sede di Civitanova M., via Ginocchi, 1/a - Tel. 0733 - 823841-800-801; Fax: 0733 – 823815

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_

idrocarburi policiclici aromatici (IPA) nel nerofumo ovvero “nero di carbonio” ovvero “carbon black” (*

carcinomi cutanei, carcinomi dell’apparato digerente, carcinomi respiratori, carcinomi uroteliali);

_

idrocarburi policiclici aromatici (IPA) nei catrami, bitumi ed asfalti (* carcinomi cutanei, carcinomi

dell’apparato digerente, carcinomi respiratori, carcinomi uroteliali);

_

ftalati nei plastificanti;

silice libera cristallina quale carica minerale tal quale, componente intenzionale ed essenziale di cariche

minerali quali il Sillicolloid o semplice contaminante di altre cariche minerali quali caolino e terra di

diatomee / farina fossile (* carcinomi polmonari);

_

grafite;

wollastonite;

_

stearato di zinco usato sia quale carica sia quale agente lubrificante a secco ed anti-collante della

gomma;

_

siliconi;

fosfato di piombo, come anti-invecchiante;

_

ossido di piombo ovvero litargirio o “litargirio canarino”, come carica;

tetrossido di piombo ovvero minio, come carica;

_

pigmenti inorganici a base di piombo, cromo (* carcinomi respiratori), cadmio (* carcinomi prostatici);

cobalto usato quale naftenato ed ottoato nella gomma;

_

micro-fibre (“flock”) di nylon per la floccatura superficiale di guarnizioni.

A. EPIDEMIOLOGIA DELLE NEOPLASIE RESPIRATORIE CORRELABILI ALL’AMIANTO, AL TALCO, AI “NERI

DI CARBONIO”, AGLI OLII AROMATICI NELL’INDUSTRIA DELLA GOMMA

NUTT A (1983) Rubber work and cancer – Past, present and perspectives. Scand J Work

Environ Health 9: suppl 2, 49-57 riassume, con le considerazioni del caso di parte industriale (l’Autore

dichiarava la sua appartenenza alla Divisione Tecnologica della Dunlop Limited di Birmingham GB), lo

stato delle conoscenze, all’inizio degli anni ’80, circa il rischio di tumori polmonari occupazionali

nell’industria della gomma. Discute, tra l’altro, lo studio epidemiologico condotto dalla BRITISH RUBBER

MANUFACTURERS’ ASSOCIATION e dall’Università di Birmingham su tre diverse coorti di lavoratori

della gomma, in ciascuna delle quali erano rappresentati sia gli addetti alla produzione di pneumatici sia

quelli addetti alla produzione di “articoli in gomma generali”, e i cui risultati furono pubblicati da

PARKES HG, VEYS CA, WATERHOUSE JAH, PETERS A (1982) Cancer mortality in the rubber

industry. Br J Ind Med 209-220. Per le tre sub-coorti degli addetti alla produzione di pneumatici il rapporto

tra i casi osservati e quelli attesi era rispettivamente di 348 verso 279.8 (rapporto standardizzato di mortalità

124), di 120 verso 114.6 (rapporto standardizzato di mortalità 105) e di 47 verso 43.3 (rapporto

standardizzato di mortalità 109). Per le tre sub-coorti degli addetti alla produzione di “articoli in gomma

generali”, il rapporto tra i casi osservati e quelli attesi era rispettivamente di 84 verso 46.4 (rapporto

standardizzato di mortalità 181), di 30 verso 23.2 (rapporto standardizzato di mortalità 119) e di 9 verso 8.2

(rapporto standardizzato di mortalità 110). L’Autore medesimo notava che, in generale, la situazione

risultava “peggiore sul versante non-pneumatici che sul versante pneumatici” e specificava, sulla base di

una tabella dei dati di coorte analitica per gruppi di mansioni (la n. 17), che “i maggiori eccessi sembravano

essere presenti nella vulcanizzazione, nell’ispezione e nel finissaggio – tutte aree in cui possono essere

presenti fumi di gomma calda”). Sul “versante pneumatici” i rapporti standardizzati di mortalità erano di

119 in magazzino, di 109 alla mescolazione, di 76 “al latex”, di 113 all’estrusione e calandratura, di 123

alla costruzione / assemblaggio, di 121 alla vulcanizzazione, di 163 alla “ispezione”, di 143 al finissaggio,

di 133 al “laboring, site workers” (si è preferito riportare l’espressione inglese originale data la difficoltà di

associarla a una traduzione italiana accettabile), di 103 in manutenzione. Sul “versante articoli in gomma

generali” i rapporti standardizzati di mortalità erano di 111 in magazzino, di 181 alla mescolazione, di 143

“al latex”, di 136 all’estrusione e calandratura, di 148 alla costruzione / assemblaggio, di 152 alla

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vulcanizzazione, di 268 alla “ispezione”, di 193 al finissaggio, di 118 al “laboring, site workers” (vedi

sopra), di 147 in manutenzione. Dallo studio caso-controllo innestato sulla coorte (i cui risultati sono

riassunti nella tabella n. 18 del lavoro di NUTT) emergeva un’associazione tra cancro del polmone ed

esposizione a “fumi vulcanizzati” (riferita da 114 casi e 96.8 “controlli x 0.25”, con un rapporto di 118)

mentre non si evidenziava una particolare associazione tra cancro del polmone ed esposizione a “fumi non

vulcanizzati” (riferita da 133 casi e 139.3 “controlli x 0.25”, con un rapporto di 96); rapporti superiori al

100 tra casi e “controlli x 0.25” si avevano anche per l’esposizione a talco (104) e soprattutto per quella ad

“altre polveri” (120, basato su 76 casi verso 63.3 “controlli x 0.25”). NUTT aggiungeva che “negli Stati

Uniti l’evidenza di un eccesso di cancro polmonare non è così forte, ma certe mansioni furono identificate

come produttrici di eccessi nello studio di Harvard” (i cui risultati sintetizzava nella tabella n. 19 del suo

lavoro) e che “anche la vulcanizzazione di pneumatici faceva la sua comparsa”. Lo studio di Harvard a cui

NUTT si riferisce è quello da cui deriva il lavoro di MONSON RR, NAKANO (1976) Mortality among

rubber workers. Am J Epidemiol 103: 284-303, cui fece poi seguito quello di MONSON RR, FINE LJ

(1978) Cancer mortality and morbidity among rubber workers. J Natl Cancer Inst 61: 1047-1053.

Il lavoro di NEGRI E, PIOLATTO G, PIRA E, DECARLI A, KALDOR J, LA VECCHIA C

(1989) Cancer mortality in a northern Italian cohort of rubber workers. Br J Ind Med 45: 624-628 ha

descritto una coorte di 6629 lavoratori “blue collar”, ciascuno dei quali aveva operato per almeno un

anno nello stabilimento di produzione di pneumatici MICHELIN di Torino – via Livorno / corso Umbria

(cosiddetto stabilimento di “Torino Dora”) dal 1946 al 1981; il follow up dei soggetti inclusi nello studio

iniziò in data 1.06.1946 e si concluse il 31.12.1981. Per brevità, si omette ora la discussione del bias “al

ribasso” (verso l’unità) dei rapporti di mortalità introdotto dalla sostanziale coincidenza tra i due periodi

suddetti, senza considerazione di alcun lag temporale.

Nell’intera coorte furono osservati 64 decessi per tumori del polmone verso 63.16 attesi (con un

rapporto osservati / attesi di 1.01 – intervallo di confidenza al 95 % 0.79 – 1.29) e 9 decessi per tumore

della pleura verso 0.82 attesi (con un rapporto osservati / attesi di 10.98 – intervallo di confidenza al 95

% 5.23 – 20.86).

I dati circa l’esperienza di mortalità per tumori del polmone erano differenziati tra coloro che

erano stati assunti tra il 1906 e il 1939 (24 decessi osservati verso 18.84 attesi) e coloro che erano stati

assunti tra il 1940 e il 1981 (40 decessi osservati verso 44.32 attesi) e vi era un trend di mortalità per

tumori del polmone in diminuzione al crescere del tempo trascorso dall’ultima esposizione al rischio

(convenzionalmente fatta coincidere con l’uscita dallo stabilimento). Entro l’intera coorte, gli addetti ai

“servizi vari” avevano il maggior rischio di morire per tumori del polmone (25 decessi osservati verso

11.12 attesi) ed anche i manutentori meccanici avevano un elevato rischio di morire per tumori del

polmone (21 decessi osservati verso 13.48 attesi).

Tra gli assunti tra il 1906 e il 1939 vi erano 6 decessi per tumore della pleura verso 0.21 attesi;

tra gli assunti tra il 1940 e il 1981 vi erano 3 decessi per tumore della pleura verso 0.61 attesi. Dei 9

decessi per tumore della pleura osservati entro l’intera coorte, 3 (verso 0.18 attesi) si erano verificati tra

gli addetti ai “servizi vari”, 4 (verso 0.18 attesi) si erano osservati tra i manutentori meccanici, 2 (verso

0.13 attesi) si erano verificati tra gli addetti all’estrusione e alla calandratura ed 1 (verso 0.14 attesi) si

era verificato tra gli addetti alle mescolazione.

SATHIAKUMAR N, DELZELL E, HOVINGA M, MACALUSO M, JULIAN JA, LARSON R,

COEL P, MUIR DCF (1998) Mortality from cancer and other causes of death among synthetic rubber

workers. Occup Environ Med 55: 230-235, il cui studio si basò su 15.469 lavoratori di otto stabilimenti

della gomma, di cui sette statunitensi (quattro del Texas, due della Louisiana, uno del Kentuckj) e uno

canadese (dell’Ontario), purtroppo senza controllo per il fumo di tabacco, trovarono:

_

nel complesso, un piccolo e non significativo eccesso di decessi per cancro del polmone tra i lavoratori “

ever hourly” (anche per questa espressione mal traducibile si è preferito conservare la forma originale

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inglese), per un rapporto standardizzato di mortalità di 107, nonché tra i lavoratori neri “ever hourly”

con almeno 10 anni di anzianità lavorativa ed almeno 20 anni trascorsi dall’assunzione, per un rapporto

standardizzato di mortalità di 105;

_

un eccesso significativo di decessi per cancro per polmone tra i neri deceduti dal 1985 in avanti (32

osservati verso 17 attesi);

_

un eccesso significativo di decessi per cancro del polmone tra i neri deceduti tra gli 11 e i 20 anni

compresi dopo l’inizio dell’esposizione (27 osservati verso 14 attesi);

_

un eccesso significativo di decessi per cancro del polmone tra i manutentori (129 osservati verso 104

attesi), concentrato tra i manutentori di stabilimento (102 osservati verso 80 attesi, valore significativo)

mentre meno rilevante era la differenza per i manutentori di officina (38 osservati verso 29 attesi, valore

non significativo);

_

un numero importante di decessi per tumore della pleura, in specifico con nove osservati tra i lavoratori

“ever hourly”, sette dei quali concentrati tra i suddetti manutentori;

_

un eccesso significativo di decessi per cancro della laringe tra i bianchi con almeno 10 anni di anzianità

lavorativa ed almeno 20 anni trascorsi dall’assunzione (9 osservati verso 4.4 attesi).

Gli Autori concludevano attribuendo i suddetti risultati sul cancro polmonare in parte al fumo di

tabacco (non controllato nello studio), il resto ad agenti di rischio occupazionale che non potevano

meglio identificare, salvo evidenziare un probabile ruolo dell’esposizione ad asbesto per i manutentori (a

tale riguardo, anche per spiegare i tumori della pleura).

WEILAND SK, STRAIF K, CHAMBLESS L, WERNER B, MUNDT KA, BUCHER A, BIRK T, KEIL

U (1998) Workplace risk factors for cancer in the German rubber industry: part 1. Mortality from

respiratory cancers. Occup Environ Med 55: 317-324 studiarono 11.663 lavoratori della gomma maschi

tedeschi che risultavano viventi (attivi o pensionati che fossero) all’1.01.1981; il follow up terminava al

compimento degli 85 anni di età, al decesso, alla data di perdita al follow-up o al termine del periodo di

follow up stabilita al 31.12.1991. L’analisi era stata differenziata per sei “aree operative” definite come

segue: “I preparazione dei materiali; II produzione di articoli tecnici in gomma; III produzione di

pneumatici; IV magazzinaggio e spedizione; V manutenzione; VI altro”; gli Autori, discussi i fattori che

avrebbero potuto affliggere i loro risultati portandoli a una sottostima del reale, evidenziavano tra l’altro

quanto segue.

“Un piccolo e statisticamente non-significativo aumento nella mortalità per cancro laringeo (13

decessi, SMR 129; 95 % CI 69 to 221) fu osservato nell’ambito dell’intera coorte. La stima puntuale

più elevata per l’SMR fu osservata tra i lavoratori nell’area operativa I (SMR 253; 95 % CI da 93 a

51 (…).”

“La mortalità per cancro polmonare era aumentata nell’ambito dell’intera coorte (257 decessi,

SMR 130; 95 % CI da 155 a 147) . Dopo stratificazione per area operativa abbiamo trovato rischi

significativamente in eccesso nelle aree operative I, II e V, e un eccesso di significatività borderline

nell’area operativa III (SMR 127; 95 % CI da 99 a 161). La stima puntuale più elevata si presentava

nell’area operativa I. (…) Nelle aree operative II e V rischi significativamente aumentati sono stati

trovati tra i lavoratori assunti dopo il 1960 e tra quelli con una durata del rapporto di lavoro da uno a

nove anni.”

“Il rischio relativo più elevato per qualunque causa di morte nell’ambito della nostra coorte è

stato trovato per la mortalità per tumore della pleura (17 decessi, SMR 401; 95 % CI da 234 a 642).

L’analisi per area operativa era incrementata in tutte e sei le aree operative; un eccesso significativo è

stato trovato nelle aree operative I, II e V. Le stime puntuali più elevate sono state trovate tra i

lavoratori con dieci o più anni di lavoro nelle aree operative I o V. La maggior parte delle morti in

eccesso si era verificata tra i lavoratori assunti prima del 1960.” Gli Autori specificavano che “tutti i

17 decessi per tumore della pleura si erano verificati più di vent’anni dopo l’assunzione”, che “un

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mesotelioma pleurico era registrato nei certificati di morte di 16 dei 17 casi di tumore della pleura” e

che “relazioni di autopsia erano disponibili per tre casi e tutte e tre confermavano la diagnosi di

mesotelioma pleurico”. Aggiungevano che “all’interno della nostra coorte, l’esposizione ad asbesto era

probabilmente più alta nell’area operativa I, ove asbesto e talco contaminato da asbesto erano usati

come cariche” e che “l’esposizione ad asbesto si era verificata anche nell’area operativa II nelle linee

di produzione di articoli tecnici in gomma resistenti al calore e tra i lavoratori della manutenzione”.

B. EPIDEMIOLOGIA DELLE NEOPLASIE DELLA VESCICA E DELLE VIE URINARIE IN GENERE CORRELABILI

AD AMINE AROMATICHE NELL’INDUSTRIA DELLA GOMMA

Nel Supplemento di aggiornamento alle Monografie IARC sulla Valutazione dei Rischi Cancerogeni

per l'Uomo Volumi 1-42 Lyon, IARC, pubblicato nel 1987:

_

le amine aromatiche 4-aminodifenile, benzidina e beta-naftilamina sono categorizzate nel gruppo 1,

pertanto come “cancerogene per l’uomo”;

_

altre amine aromatiche (para-aminozobenzene, orto-aminoazotoluene, orto-anisidina, 4-cloroortofenilendiamina,

para-cloro-ortotoluidina, para-cresidina, N-N’-diacetilbenzidina, 2,4-

diaminoanisolo, 4,4’-diaminodifenil etere, 2,4-diaminotoluene, dibenzo(a,h)acridina, dibenzo(a,j)

acridina, 3,3’-diclorobenzidina, 3,3’dimetilbenzidina ovvero orto-tolidina, 3-3’-dimetossibenzidina

ovvero orto-dianisidina, fenossibenzamina cloridrato, 4-4’-metilendianilina, 4-4’-tiodianilina, ortotoluidina)

sono categorizzate nel gruppo 2B, pertanto come “possibilmente cancerogene per l’uomo”;

_

altre amine aromatiche ancora, tra cui l’anilina e le fenilendiamine nel loro complesso, sono

categorizzate nel gruppo 3, pertanto come agenti non classificabili riguardo alla loro cancerogenicità, o

meno, per l’uomo.

Gli eccessi di incidenza e di mortalità con maggiore regolarità e forza statistica associati ad amine

aromatiche si riferiscono fondamentalmente alle neoplasie uroteliali della vescica, con minor grado di

evidenza a quelle dei restanti tratti delle vie urinarie (non a quelle del parenchima renale).

Eccessi di neoplasie vescicali importanti e di inequivocabile attribuzione eziologica furono evidenziati

tra gli addetti alla sintesi delle amine aromatiche e al loro utilizzo nella produzione di coloranti azoici già

sulla base della semplice osservazione clinica, al di fuori di qualunque contesto epidemiologico; in tale

comparto si raggiungevano, soprattutto nel passato meno recente, livelli di esposizione estremamente elevati

e non vi era contemporanea presenza di altri agenti (con un’unica eccezione rappresentata, come si vedrà,

dalla possibile coesistenza del ciclo di produzione della 4,4’-dimetilamino benzofenimide ovvero auramina)

che potessero confondere / mascherare gli effetti delle amine aromatiche. I primi casi di neoplasie vescicali

attribuiti ad amine aromatiche in lavoratori addetti alla produzione dei “coloranti all'anilina”

(denominazione corrente dei coloranti azoici, anche solo una piccola parte è davvero chimicamente correlata

all'anilina) furono segnalati per la prima volta dal chirurgo tedesco REHN già nel 1895.

Si cita di seguito quanto già in FERRANINI L (1928) Trattato di Medicina del Lavoro. Milano,

Vallardi: 332 333.

"Era già noto da tempo che gli operai addetti alla fabbricazione dell'anilina e dei colori che ne

derivano specialmente fucsina, arancione, bruno di BISMARCK, giallo anilina, verde malachite, corallo,

safranina, oltre all'intossicazione (...) vanno frequentemente soggetti a forme neoplastiche: ma il rapporto

etiologico fu dimostrato da REHN nel 1904. Pare che siano colpiti a preferenza gli operai che lavorano

nelle camere di riduzione, dove i nitroprodotti dell'anilina per loro stessi forse innocui passano allo stato

di amino-prodotti per azione dell'idrogeno nascente, ed anche gli operai addetti alla fabbricazione della

fucsina specialmente là dove l'anilina e la toluidina si combinano. Queste sostanze, inalate, circolano nel

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sangue e si eliminano per il rene; e così provocano prima disturbi della minzione con poliuria pollachiuria

ed iscuria, e dopo parecchi anni tumori vescicali, per lo più sotto forma di papillomi ed adeno-carcinomi

ben delimitati od anche di carcinomi diffusi, donde frequenti emorragie vescicali e cistite. SCHWERIN, che

ha studiato un centinaio di casi di questi tumori vescicali, li ha trovati abitualmente più o meno grossi e

sanguinanti, di natura benigna (papillomi peduncolati, polipi villosi, escrescenze verrucose o porrose),

maligna (grossi tumori a larga base) o mista (papillomatosi della vescica) e facilmente trasformabili l'uno

nell’altro. La loro sede precisa nella vescica è variabile, e se ne possono avere metastasi nel fegato e nei

polmoni. (…) Bisogna, per quanto è possibile, evitare il contatto con queste sostanze mercé i diversi mezzi

di protezione individuale e cercando di sostituire largamente la lavorazione meccanica a quella manuale."

Va evidenziato, nella lettura del testo di FERRANNINI, che all'epoca non era ancora emerso il ruolo

fondamentale dell'assorbimento percutaneo delle amine aromatiche, di cui si dirà più oltre, e che i papillomi

vescicali erano ancora considerati (convinzione che, più o meno artificiosamente, si mantenne poi per molti

anni a venire) delle forme “a cavallo” tra l’iperplastico e il neoplastico e comunque “benigne”.

La prima dimostrazione epidemiologica formale di eccessi di neoplasie vescicali in addetti alla

lavorazione di amine aromatiche ed auramina vennero da CASE RA, HOSKER ME, McDONALD DB,

PEARSON JT (1954) Tumors of the urinary bladder in workmen engaged in the manufacture and use

of certain dyestuff intermediates in the British chemical industry. Part I. The role of aniline,