L’«avvertimento» di
Chirac
di Maurizio Blondet
effedieffe
«I dirigenti
di Stati che facessero ricorso contro di noi a mezzi
terroristici, si espongono a una risposta ferma e adeguata
da parte nostra»
Il
portavoce del ministro degli
Esteri francese ha precisato: il discorso tenuto dal
presidente Chirac il 19 gennaio enunciava una dottrina
generale e non aveva di mira nessuno Stato in particolare;
certamente non l'Iran.
E così, ecco un interessante chiarimento sulla strana uscita
di Chirac a proposito della nuova dottrina nucleare
francese.
Pronunciato
a Landivisiau davanti alle forze aeree e oceaniche
strategiche di Francia - dunque nella sede più significativa
- il discorso del presidente ha suscitato sensazione.
Parecchi vi hanno visto un avvicinamento alla dottrina Bush
di intervento atomico preventivo minacciata o ventilata
contro Teheran o gruppi terroristici come gli Hezbollah in
Libano.
Ma precisamente, cosa ha detto Chirac?
Ecco le sue parole: «La dissuasione
nucleare, l'avevo sottolineato già all'indomani degli
attentati dell'11 settembre 2001, non è destinata a
dissuadere dei terroristi fanatici. Per altro i dirigenti di
Stati che facessero ricorso contro di noi a mezzi
terroristici, come coloro che progettassero di usare, in un
modo o nell'altro, delle armi di distruzione di massa,
devono comprendere che si espongono ad una risposta ferma e
adeguata da parte nostra. Questa risposta può essere
convenzionale. Può essere anche di altra natura».
Come
si vede, non è l'annuncio di un
attacco atomico preventivo.
E, come sottolinea Réseau Voltaire
(1), l'avvertimento di Chirac «non
si applica unicamente a uno Stato che sostiene un'azione
terroristica, ma anche a uno Stato
che si proponga di utilizzare armi di distruzione di massa»
[evidenziazione nostra]. E precisa che una risposta atomica
francese può «prevenire o risponde
ad un attacco batteriologico o chimico».
Aggiunge poi il sito, ben ammanicato ai servizi di Parigi: «la
dottrina della dissuasione nucleare si basa sulla minaccia.
Questa è obbligatoriamente rivolta
a tutti senza eccezione
[evidenziazione nostra] e a nessuno
in particolare. Il discorso su questo tema resta dunque
sulle generali e si astiene da riferimenti precisi».
Tutto ciò ci pare confermare la nostra prima ipotesi: che
Chirac abbia avvertito un nemico «che
non può n minare», e da cui ha
ragione di temere attentati chimici, batteriologici o in
ogni caso non-convenzionali e asimmetrici.
Magari false flag.
E chi sarà mai questo nemico innominabile?
Chirac sa bene, grazie ai suoi
servizi, chi sono i veri autori degli attentati dell'11
settembre e di quello alla metropolitana di Londra del 7
luglio; e ha sicuramente informazioni assai precise sulla
mano «araba» che ha spesso colpito la Francia, uccidendo
tecnici francesi che allestivano un sommergibile in
Pakistan, e su quei «militanti di
Al Qaeda» che hanno colato a picco
una petroliera francese mesi orsono.
E probabilmente, la decisione di alzare la voce non è senza
relazione con la mano occulta
che ha organizzato i disordini delle banlieues parigine.
E certamente i servizi e gli Stati Maggiori di Parigi hanno
accuratamente valutato le frasi
che il professor Martin Van Creveld, docente di storia
militare all'università ebraica
di Gerusalemme, pronunciò in varie interviste nel 2003: «noi
possediamo varie centinaia di testate atomiche e missili, e
siamo in grado di lanciarli in ogni dire! zione, magari
anche su Roma.
La maggior parte delle capitali europee sono bersagli per la
nostra forza aerea…le nostre forze armate non sono la
trentesima forza mondiale, sono la seconda o la terza.
Abbiamo la capacità
di trascinare giù il mondo con noi. E posso assicurarvi che
questo accadrà, nel caso si crolli nell'abisso»
(2).
A
nessun apparato militare pensante
può essere sfuggita la gravità e concretezza di questa
minaccia: Van Creveld non è un privato, ma un insider
dell'armata israeliana, che enuncia una dottrina militare
vigente nello Stato sionista.
Le capitali europee, nessuna esclusa, sono bersagli per
l'aviazione israeliana: ciò significa che l'aviazione
israeliana ha piani dettagliati in questo senso.
E' un'asserzione molto precisa, non una vaga minaccia.
Forse non è un caso, in questa prospettiva, che il giornale
arabo (ma pubblicato a Londra) «Elaph»
abbia applaudito al discorso di Chirac.
Nel suo commento sul giornale, il giornalista egiziano Abdel
Adim Hanafi lo saluta come un programma «di
liberare la Francia e l'Europa dalla tutela americana»
e solo in subordine vi vede «una
pressione a Teheran per negoziare».
Ancor più significativa la critica indispettita che sul
Washington Times (giornale conservatore fin! anziato dalla
setta di Moon, oggi alleata coi neocon) Arnaud De Borchgrave,
l'ex direttore oggi commentatore principe del foglio,
rivolge a Chirac: De Borchgrave sostiene che il presidente
avrebbe voluto giustificare i costi del mantenimento di una
potenza nucleare, ma «nessun
bersaglio atomico è identificabile»
dalle parole di Chirac.
Forse.
Ma forse è solo un bersaglio di cui non si può fare il nome.

Note
1)
«Dissuasion:
qu'a vraiment dit Jacques Chirac?»
Réseau Voltaire, 1 febbraio
2006.
2) A suo
tempo abbiamo rilevato queste parole di Van Creveld nel
nostro sito. Confronta «Minaccia
atomica contro l'Europa»,
5.10.2005. Van Creveld esprimeva così l'ira israeliana per
la scarsa collaborazione europea (e francese in particolare)
alla guerra globale al terrorismo di Bush e Sharon.