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Scontro segreto Usa-Europa sul
terrorismo
di Maurizio Blondet
effedieffe.
George W. Bush parla ad un
meeting NATO organizzato alla Casa Bianca lo scorso 22 febbraio
Doveva essere un
vertice fra NATO e Unione Europea.
Argomento: il terrorismo globale.
Gli americani l'avevano preparato per bene, contando di coinvolgere gli
europei nel loro progetto
di guerra globale al terrorismo islamico, vero o presunto.
Lunedì 23 gennaio la Francia l'ha mandato a monte.
«La NATO non è stata creata per essere il
gendarme del mondo», è stata la recisa
dichiarazione ufficiale, ma un'alleanza di partner alla pari.
Un diplomatico francese ha aggiunto: «non
vogliamo che la NATO sia coinvolta in ogni cosa, o che imponga il suo
ordine del giorno all'Unione Europea».
Avete trovato questa notizia sui giornali italiani o sui media europei?
Pare di no.
Infatti la notizia appare su un giornale USA, a firma di William Pfaff,
uno dei massimi commentatori americani di geopolitica
(1).
Eppure la notizia è grossa.
Solo il 19 gennaio,
il presidente Chirac aveva rovesciato la tradizionale dottrina nucleare
francese che vieta l'uso preventivo della bomba atomica, dichiarando che
«se un Paese terrorista dovesse attaccare la
Francia», sarebbe «appropriato»
un attacco nucleare preventivo: posizione che era parsa diretta contro
Teheran, a cui Chirac vuole mostrare che, sulla questione del nucleare
iraniano, la Francia sta con gli Stati Uniti.
Sembrava un forte avvicinamento alle posizioni dure americane.
E' parso addirittura che Chirac desse il suo via libera a un imminente
attacco USA, anche nucleare, contro le installazioni iraniane, come
ardentemente desidera Israele.
Invece il 23 la Francia è tornata alla sua tradizionale politica
gaullista: impedire che la NATO diventi un agente della politica USA in
Europa.
Non a caso, del resto, gli americani osteggiano una difesa comune
europea potenzialmente autonoma dall'alleanza atlantica, che invece è
fortemente sostenuta dalla Francia.
Ma c'è di più.
Secondo Pfaff, il bastone tra le ruote messo da Parigi segnala una più
profonda frattura tra Europa e USA sul tema del terrorismo: su come
definirlo e come affrontarlo.
La Casa Bianca
di Bush insiste - come noto - nel sostenere che Al Qaeda configura una
minaccia militare che richiede soluzioni militari; il che è logico,
commenta Pfaff, altrimenti Bush non saprebbe come spiegare l'invasione
di Afghanistan e Iraq.
A questa tesi, che ogni giorno appare più assurda, la nota lobby
israeliana e neocon riunita attorno all'American Enterprise, ha fornito
tutto un mito giustificatorio: Osama bin Laden progetta, se riesce a
sconfiggere gli americani in Iraq, di mobilitare l'Islam intero,
ricostruire il «grande califfato» dell'ottavo secolo e partire alla
conquista del mondo «infedele».
Solo posto così, il problema può essere descritto come una guerra.
«l'America combatte la jihad in Iraq per non
doverla combattere in USA», dice Bush.
Gli europei, però, e le loro polizie e servizi segreti, la pensano in
modo contrario.
Il terrorismo per loro si rivela sempre più «un
mosaico di cellule che s! i sono radicalizzate da sé, con contatti
internazionali, ma senza una direzione centrale».
Sono queste le parole di Rick Coolsaet, dell'Institut Royal des
Relations Internationales del Belgio, nonché docente all'università di
Ghent.
Coolsaet, parlando nel dicembre scorso al Transatlantic Dialogue on
Terrorism all'Aia, ha chiarito che per l'Europa il terrorismo islamista
è composto da «cerchi concentrici» attorno, sia pure (concessione agli
americani) «ad un ancora pericoloso nucleo duro
di Al Qaeda».
Ma la capacità
offensiva di Al Qaeda, ha subito aggiunto il
politologo belga (con ovvi agganci ai servizi del suo Paese) è stata «degradata
come organizzazione, quanto alla sua capacità di sferrare attacchi
massicci».
Quello che resta e anzi si moltiplica è «un
mosaico multicolore di 'lupi solitari' e di 'cellule fatte in casa' dove
ognuno è collegato, almeno indirettamente, a ogni altro», ma senza
collegamento operativo. E' il tipo di non-organizzazione che anche la
polizia italiana continua a scoprire: gruppuscoli di fanatici che si
chiamano al telefono e la cui agenda è piena di indirizzi di altri
fanatici, più o meno collegati, in tutta Europa. Tipo il pericolosissimo
imam di Carnagnola, o la cellula di terroristi di Londra. Questi gruppi,
dice Coolsaet citando appunto fonti di polizia europee, mostrano «una
crescente tendenza all'auto-reclutamento e all'auto-radicalizzazione».
E' questo a produrre candidati all'atto terroristico e al «martirio»,
«più che ogni rete internazionale».
Questi musulmani sono giovani, con studi liceali; il loro estremismo è
colorato solo superficialmente dalla religione, ma in realtà diventano
estremisti spesso fuori dalle moschee.
Così, dietro le caute
analisi, Coolsaet ha detto il contrario di quel che dice Bush
(combattiamo i terroristi in Iraq per non doverli combattere in USA).
E' proprio l'invasione e l'occupazione di Iraq e Afghanistan, secondo i
servizi europei, ad accrescere in Europa il numero di aspiranti
terroristi fai-da-te, radicalizzando ed esasperando i giovani musulmani
di nascita europea.
Insomma è la «guerra» di Bush che crea e alimenta il circolo del
terrorismo islamista.
«L'importanza di Al Qaeda è stata indebitamente
esagerata» dopo l'11 settembre.
E' un modello di terrorismo che l'Europa conosce bene: lo stesso degli
anarchici di fine '800, e delle Brigate Rosse o della Rote Armee
Fraktion tedesca degli anni 60-70.
Come quelli, i gruppuscoli clandestini si dissociano sempre più
profondamente dalla propria società: i brigatisti dalle «masse» nel cui
nome dicevano di battersi, i jihadisti d'oggi dalla società musulmana
europea.
Il loro settarismo si intensifica, fino ad «eliminare
le alternative, a semplificare la realtà»,
fino al punto da provocare un auto-isolamento che «disumanizza»
l'intera società e, alla fine, «si sconfigge da
sé» come appunto i brigatisti e gli anarchici
delle bombe.
La gestione di
questo fenomeno non è dunque un problema
militare, ma di polizia, di indagini, di intercettazioni e di
informatori.
Il no francese al tentativo USA di forzare la NATO a occuparsi di
terrorismo (con lo scopo di controllare non tanto i terroristi quanto
gli europei), ha dunque un solido retroterra nel pensiero e
nell'esperienza europei sul problema.
Ma questo non interessa i «grandi» giornali.
Il Corriere e Repubblica sono occupatissimi a biasimare le apparizioni
di Berlusconi in TV, e i giornali di Berlusconi a difendere il loro
super-brianzolo televisivo.
E' questa che chiamiamo «politica».
Note
1) William Pfaff, «To
Europe, Bush is only creating more terrorists»,
International Herald Tribune, 30 gennaio 2006.
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