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Guerra psicologica, disinformazione e spionaggio in Libano

 

Dal nostro inviato  Dagoberto Husayn Bellucci - direttore responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia da Beirut

La guerra in corso tra l'entita' sionista e la Resistenza Islamica e' anche un conflitto di informazioni, mezze verita', smentite e comunicati stampa che nascondono spesso la realta'.

Mentre gli israeliani rifiutano di ammettere le perdite subite ieri a Bint 'Chbeil (le tv libanesi annunciavano a piu' riprese un numero variabile tra i tredici e i diciannove soldati israeliani caduti negli scontri al quale si devono aggiungere un alto numero di feriti tra i reparti d'elite delle forze sioniste) la guerra si sposta anche sul piano psicologico e su quello del contro-spionaggio.

Un israeliano con doppia nazionalita' canadese sarebbe stato fermato dai servizi di sicurezza interni , lo Shin Beth, lo scorso 8 luglio. E' quanto riferisce l'agenzia AFP citando fonti militari israeliane secondo le quali, "un cittadino di 53 anni, Ghazi Falah sarebbe stato arrestato nella regione di Nazareth" mentre "cercava di raccogliere foto e informazioni" lungo "la linea di confine con il Libano".

L'uomo sarebbe ora accusato di "spionaggio" a favore del partito sciita libanese.

Dal canto suo il Ministero degli Interni libanese ha smentito un informazione diffusa ieri secondo la quale i servizi di sicurezza libanesi e Hez'b'Allah avrebbero arrestato una quarantina di persone sospettate di spionaggio a favore di "Israele".

Sul fronte militare da registrare nuovi violenti bombardamenti israeliani su Tiro (un ferito) al quale ha fatto seguito una pioggia di katiushe lanciate dalla Resistenza Islamica sull'Alta Galilea.

"Al Jazeera" ha riferito , in merito agli scontri di ieri, che "i soldati israeliani sono caduti in un imboscata. Hanno perduto probabilmente piu' dei tredici uomini che hanno ufficialmente riconosciuto i loro comandi militari.".

La radio militare sionista ha parlato esclusivamente di "tredici soldati feriti" mentre il comandante della Regione Nord, generale Udi Adam, ha ammesso che "i combattimenti hanno provocato un alto numero di vittime" sottolineando "Abbiamo vissuto una brutta giornata e sono convinto che ce ne saranno altre".

Tra mezze ammissioni e menzogne dunque il conflitto militare prosegue. Ieri sono stati evacuati otto villaggi a maggioranza sunnita - tra i quali al Boustan - su ordine dei comandi militari israeliani. Un numero imprecisato oscillante tra le 300 e le 500 famiglie ha dovuto abbandonare le proprie case marciando alla volta di Tiro.

Una vittima a Majdel Anjar villaggio meridionale vicino alla frontiera con la Palestina occupata.
La vittima, un militante di 'Amal, e' stato colto di sorpresa durante un raid israeliano che ha interessato anche un ufficio politico del movimento sciita di Nabih Berry a Zefta una sessantina di km a sud-ovest di Beirut.

La guerra d'"Israele" e' anche guerra di cifre, disinformazioni, menzogne e mezze-verita'.

Soprattutto e' guerra di nervi.

 


04/08/2006


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