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NOTIZIE 2006
Sayyed Hassan a un milione e mezzo di libanesi: “ Via il governo amerikano”
di Dagoberto Husayn Bellucci - da Beirut
Giovedi' sera , via satellite attraverso il canale di "al Manar", il Segretario Generale di Hizb'Allah, Sayyed Hassan Nasrallah, e' tornato a parlare.
Parlando dai due schermi giganti allestiti rispettivamente nelle piazze Riyadh el Sohl e in quella adiacente dei Martiri il Capo di Hizb'Allah ha rivolto parole "come pietre" nei confronti dell'Esecutivo Feltman pro-americano.
"Quest'esecutivo ha sostenuto apertamente l'aggressione sionista e non e' stato capace di prendere alcuna decisione per risolvere i problemi post-bellici - ha esordito Sayyed Hassan che ha ricordato la giovane vittima sciita degli scontri di una settimana or sono - "diciamo loro che il tempo del dialogo e' finito: devono andarsene a casa: tutti!".
Parlando davanti a due piazze dove si sono assiepate non meno di un milione e mezzo di persone Sayyed Hassan ha accusato il premier Siniora di doppiogiochismo , di essersi piegato alle "pressioni americane" e di aver approntato un piano - mediante l'Esercito Libanese - per disarmare la Resistenza.
"Hanno cercato di impedire il munizionamento , i rifornimenti e la capacita' difensiva della Resistenza in piena aggressione" ha accusato Nasrallah invitando Siniora a dimettersi in fretta. "Il primo ministro sa che non diciamo menzogne. E sa anche che esistono molti testimoni anche all'interno del suo stesso entourage".
Secondo Sayyed Hassan e' il momento dell'Unita' Nazionale e di restituire orgoglio e onore al paese dei cedri. Dopo aver ringraziato i libanesi di tutte le fazioni, confessioni ed etnie per essere accorsi in questa prima settimana di manifestazioni "numerosi e partecipi" il Capo di Hizb'Allah - oramai venerato tanto dai maroniti di Aoun e Franje quanto dagli altri alleati del blocco sciita come vero e proprio Capo carismatico di questo popolo - ha invitato tutti a partecipare al Venerdi' di Preghiera islamico del giorno successivo dove , a presiedere la funzione rituale, sara' un sheick sunnita giusto per rimarcare che "non esiste e non deve esistere in Libano alcuna divisione confessionale".
A una settimana dall'inizio delle manifestazioni anti-governative i partiti del fronte nazionalista sono piu' che mai agguerriti: comunisti, nazional-socialisti siriani, sciiti, sunniti, drusi, aounisti si assomano in un mare di drappi multicolorati, poster e foto di leader politici, sciarpe e striscioni.
La tendopoli costruita in fretta e furia dalla sicurezza Hzb si e' allargata a vista d'occhio: sono oramai migliaia i giovani che continuano il sit-in giorno e notte davanti al palazzo di Siniora. Abbiamo incontrato i militanti social-nazionali, quelli comunisti, gli aounisti, i "drusi" di Wahab - ai quali e' piaciuto il nostro "aggettivo" di "buldozer" utilizzato per presentare il loro leader su "Rinascita" la scorsa settimana - ma anche quelli di Haraqat Shab, del partito nasseriano libanese, dei partiti sunniti pro-Resistenza.
I giovani militanti dei diversi militanti solidarizzano tra loro si scambiano sciarpe e materiale di propaganda, gadget e sciarpe: mai vista prima d'oggi un unita' di popolo e di obiettivi cosi' profonda in questo paese.
E' davvero bello vedere le ragazzine maronite dello "tsunami orange" di Tayyar scandire a squarciagola slogan pro Nasrallah e sentire i loro coetanei sciiti rispondere con boati pro "General" come viene comunemente chiamato l'anziano "combattente" di tante battaglie della Guerra Civili, Michel Aoun.
Giovani, adolescenti, ma anche tantissime famiglie con bimbi appresso: la tenda delle donne Hzb in piena piazza Riyad el Sohl e' un brusio di voci femminili miste a pianti di natanti in carrozzina. E poi anziani, venditori ambulanti di gadget e di caffe' senza il quale nessuno tirerebbe avanti.
Il servizio di sicurezza , a cominciare da quello di Hzb, e' efficiente ma squisitamente cordiale: specialmente con i giornalisti e gli inviati. E da queste parti essere sciiti e italiani decisamente aiuta. Abbiamo avuto il piacere di salutare oggi Sheick Abdelqarim Obeid tra i quattrocento libanesi liberati due anni e mezzo fa nel megascambio di prigionieri intercorso tra Hzb e sionisti. E ci siamo volentieri intrattenuti con i colleghi di "Al Manar" e di radio "al Nour" emittenti Hzb che trasmettono dal vivo ventiquattr'ore su ventiquattro umori e opinioni dalla piazza.
Il clima di festa non e' stato guastato dagli scontri delle scorse serate. Nessuno vuole rinunciare a contestare quest'esecutivo inetto e incapace senza continuare a divertirsi perche', tutto sommato, queste giornate sono servite anche - se non soprattutto - ad avvicinare mondi fino a qualche mese or sono pressoche' lontanissimi.
I colori si confondono: alla marea gialloverde di Hzb replica l'oceano arancione di Tayyar , il movimento aounista sceso in massa nelle piazze di Beirut. Ma ci sono anche gli altri che non vogliono essere da meno: dai comunisti che ricordano il loro detenuto storico - Samir Kantar - da ventisette anni prigioniero nelle mani dei sionisti alle formazioni druse del principe Talal Erslan e Whiam Wahab.
Ovunque rispetto, cortesia e voglia di raccontarsi. La piazza e' composta da una marea umana composita dov'e' difficile capire chi appartenga all'una o all'altra formazione politica. Donne in chador o hejab con sciarpe aouniste o foto di Franje miste a militanti di Tayyar con immagini di Sayyed Hassan. Musiche patriottiche e pro-Resistenza. Celebrazione di messe e preghiere islamiche si susseguono. All'orario scandito dalla vicina moschea centrale i militanti del servizio d'ordine e i fedeli musulmani iniziano le abluzioni in piena strada pronti a eseguire la loro preghiera.
Nessuno ha disturbato alcuna funzione tanto degli uni quanto degli altri: il rispetto reciproco, la stima e la simpatia tra quelli che solo qualche anno fa erano realmente mondi separati hanno preso il sopravvento.
Le manifestazioni dunque continueranno: avanti dunque fino alla caduta di quest'esecutivo sordo e irresponsabile che non vuole comprendere la voce di un intero popolo ne' accettare di essere minoranza nel paese. Un paese che vuole cambiare.
Il nuovo Libano sta nascendo in queste giornate storiche: e' un Libano che vuole lasciarsi alle spalle odio e rancore e rifiuta le logiche atlantico-sioniste dei destabilizzatori e dei criminali.
Un Libano che non ha colore politico, etnia o confessione.
Il Libano di tutti i libanesi.
10/12/2006