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Dal Britannia alle
liquidazioni
di Ugo Gaudenzi
L’allievo
prediletto del fu, dello scomparso, professor Caffè, il Gran Timoniere
del Sacco d’Italia, e cioè di quelle privatizzazioni e
“liberalizzazioni” (sic) che hanno di fatto azzerato ogni partecipazione
e vigilanza pubblica - e cioè di tutti noi - sulle aziende strategiche,
fondamentali, nazionali (dall’energia alle telecomunicazioni, dai
trasporti alle banche), mercoledì ha parlato.
Il “primo giorno” di Henry Paulson quale nuovo segretario al Tesoro Usa,
è stato dunque anche il “primo giorno” dell’ex direttore generale del
Tesoro italiano, del delfino di Ciampi.
A Washington l’amministratore delegato di Goldman & Sachs, a Roma il
direttore generale della stessa banca d’affari nonché vicepresidente
della Goldman & Sachs International.
A Washington Paulson va al timone del Tesoro - come dichiarato dal suo
presidente, Bush - ''grazie a un'intima conoscenza dei mercati
finanziari” e cioè a dettare il ribasso del dollaro per bloccare
ulteriormente le esportazioni dai Paesi dell’euro.
A Roma Draghi ha dettato, di pari passo, gli ultimi accorgimenti per
sfasciare lo stato sociale: la rapina del tfr da investire in borsa
sotto l’etichetta di “fondi pensione”, il completamento delle svendite
di Stato, l’assenso preventivo - chiamato “indifferenza” - sulle fusioni
tra istituti bancari e cento altre riforme finanziarie di struttura.
Buona scuola non mente. Non a caso il 2 giugno del 1992 proprio Draghi -
assieme al governatore della Banca d’Inghilterra, ai vari rappresentanti
delle banche d’affari (la Goldman & Sachs, appunto) al ministro della
Distruzione dell’Industria Pubblica Italiana Beniamino Andreatta, e al
“mecenate” Georges Soros, partecipò ad una crociera sull’allora panfilo
della Regina d’Inghilterra, il Britannia, al largo di Civitavecchia, per
tessere la tela della svendita del settore italiano a partecipazione
statale che tanta golosità calamitava tutt’intorno.
Non a caso, poco dopo, ci fu il “settembre nero” dell’economia italiana,
determinato dalle speculazioni sulla lira del compagno di viaggio
Georges Soros che, denunciate da Bettino Craxi ma non ostacolate dal duo
Scalfari-Ciampi, portarono alla svalutazione della nostra valuta, alla
sua fuoriuscita dal Sistema monetario europeo, e quindi al più grande
buco annuale di bilancio italiano del dopoguerra (“sanato”, da una
megastangata, da un megaprestito internazionale, con i relativi
interessi moltiplicati che dunque tuttora pesano sul deficit pubblico
nazionale).
Non a caso a fornire i dollari - la “materia prima” per svalutare la
lira - fu la solita Goldman & Sachs.
Non a caso nel Consiglio di Goldman Sachs è stato presente anche Romano
Prodi.
Non a caso Romano Prodi è stato lo sponsor ufficiale della laurea
honoris causa (sic) elargita dall’Università di Bologna al “mecenate”
Soros (tra l’altro condannato all’ergastolo in Malesia per aver
replicato la speculazione monetaria anche in quel Paese),
Non a caso c’è ancora un “amico italiano” nella Goldman & Sachs, un
“consulente”, sul quale fare riferimento in caso di necessità: l’esimio
Mario Monti.
Non a caso Mario Draghi è tuttora “l’uomo forte” dell’euro (si legga la
sua primissima dichiarazione d’intenti...), di un euro che deve restare
“forte” sul dollaro (per bloccare le nostre esportazioni e facilitare
quelle del padrone d’oltre Atlantico). Un “euro” che però non deve
essere dei cittadini, delle Nazioni, ma della cupola angloamericana
delle Banche centrali, la segreta Banca per i Regolamenti
Internazionali.
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