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L’Unione cerca nuovi elettori ….tra gli extracomunitari…

Giuliano Castellino

Mentre quotidianamente le coste italiane vengono invase da immigrati provenienti da ogni angolo della terra, il governo liberal-comunista di Romano Prodi comincia ad attaccare quei piccoli paletti che la maggioranza precedente aveva “osato” mettere per tentare di bloccare l’invasione. Si è tenuta al Viminale la prima riunione della Commissione sui Centri di accoglienza, di identificazione e di permanenza temporanea, i cosiddetti Cpt, voluta dal ministro Giuliano Amato e presieduta dall’ambasciatore Staffan de Mistura.
La Commissione ha deciso di mettersi subito all’opera con un metodo di piena collegialità, raccogliendo le informazioni già disponibili e avviando un serrato programma per arrivare a ispezionare tutti i centri in tempi brevi.
Le prime visite sono già previste per i giorni compresi tra il 19 e il 23 luglio.
Questo primo incontro, aperto da un’introduzione del Sottosegretario Marcella Lucidi, che in virtù della delega sull’immigrazione ha curato l’organizzazione, e da un saluto del Viceministro Marco Minniti, è servito, secondo i promotori, a valutare il lavoro da fare per arrivare a formulare, entro i sei mesi del mandato, proposte concrete sui centri.
In poche e semplici parole, come annunciato in campagna elettorale, vogliono chiuderli e spalancare le porte della nostra nazione agli immigrati.
I membri della Commissione, oltre al presidente Staffan de Mistura, sono: Gianni Amelio (regista), Pasquale Piscitelli (direttore centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle frontiere), Nicola Prete (direttore centrale dei Servizi civili per l’immigrazione e l’asilo), Luca Pacini (responsabile dell’Ufficio immigrazione e diritto d’asilo presso l’Anci), Le Quyen ngo Dinh (Caritas Italiana), Gianfranco Schiavone (Associazione studi giuridici per l’immigrazione), Annemarie Von Hammerstein Gesmold (Federazione delle Chiese evangeliche in Italia), Filippo Miraglia (Arci), Giuseppe Gulia (Acli), Daniela Pompei (Comunità di sant’Egidio), Christopher Hein (Cir), Maurizio Falco (Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione).
Tutti personaggi ed organizzazioni che da anni, sull’immigrazione, ci mangiano a quattro ganasce! Per loro l’immigrazione e gli immigrati sono una vera fonte di ricchezza, altro che conflitto d’interessi...
Non solo i centri di prima accoglienza sono finiti sotto la minaccia dell’Unione, ma anche tutta le legge Bossi-Fini, una delle poche leggi sociali e nazionali emanata negli ultimi decenni.
Il governo ha annunciato di intervenire in maniera profonda sulla legge che regola il fenomeno dell’immigrazione in Italia.
“E’ un complesso che offre tre possibilità”, ha annunciato il ministro dell’Interno Giuliano Amato, “Anzitutto si può cambiare il regolamento attuativo della legge, per esempio per quanto riguarda i permessi di soggiorno, sui quali anche il Consiglio di Stato dovrà dare il suo parere. Poi, alcune cose si possono fare con decreti attuativi di direttive comunitarie, come nel caso dei ricongiungimenti familiari. Infine interventi come la modifica del presupposto stesso dell’ingresso in Italia, ovvero il contratto di soggiorno che contiene una forma di ipocrisia, esigono invece una modifica della legge in Parlamento”.
Il titolare del Viminale ha anticipato che cercherà di presentare il pacchetto tutto insieme, per far capire qual è il disegno di fondo.
In perfetta linea con il centrosinistra il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero: “Bisogna scommettere su chi scommette sull’Italia. La ricerca evidenzia infatti come il 60% delle famiglie immigrate residenti in Italia intenda rimanere nel nostro Paese in via definitiva. Soprattutto quelle che hanno figli. Queste famiglie sembrano riporre fiducia nel nostro Paese. Noi dobbiamo essere in grado di assecondare il loro investimento, perché saranno proprio loro, e già lo fanno, ad aiutarci costruire il futuro dell’Italia”.
Le associazioni cattoliche sugli immigrati ci investono da decenni.
E da decenni percepiscono milioni e milioni di euro dallo Stato per accogliere i “nuovi disperati”.
Ha continuato il cattolico: “Per il 58% delle famiglie migranti il diritto di voto rappresenterebbe il primo passo per non sentirsi più trattate da straniere. La possibilità di votare, almeno alle elezioni amministrative, ma anche un accesso più rapido al diritto di cittadinanza, soprattutto per i bambini nati in Italia, rappresentano le strade obbligate per una piena integrazione.
L’immigrazione non può continuare ad essere considerata solo un allarme sociale. Bisogna passare dalla logica dell’emergenza a quella della normalità. In questo senso, anche il nesso immigrato e lavoro, per quanto importante, appare insufficiente a cogliere la realtà dell’esperienza migratoria matura”.
Ha concluso il presidente dell’Acli: “Se si vuole proporre una nuova politica dell’immigrazione, occorre guardare alle famiglie che gli immigrati costituiscono nel nostro Paese, dando vita ad un progetto di insediamento nella nostra società. Sono infatti le famiglie e non i singoli il vero motore tanto dei processi migratori quanto di quelli d’integrazione. In Italia, invece, la migrazione familiare viene considerata spesso come un escamotage al blocco dell’immigrazione per lavoro”.
Invitiamo il presidente dell’associazione cristiana a visitare, o meglio, di andare a vivere in quei quartieri o in quei paesi italiani dove si sono concentrate le famiglie di immigrati, poi vediamo se continuerà a dire che l’immigrazione non è un allarme sociale.
Vada la sera a fare una passeggiata a piazza Vittorio, a Roma,...
A sostegno delle proposte anti-nazionali della Commissione è arrivata anche il Ministro per la famiglia: “Dobbiamo favorire i ricongiungimenti familiari e investire nelle politiche per l’integrazione. Le famiglie degli immigrati si integrano in Italia anzitutto consentendo loro di formarsi come tali e quindi modificando la legge Bossi-Fini che è stata davvero cinica nei confronti degli immigrati, ingiusta e non adeguata al fabbisogno del nostro Paese”.
Per la Bindi serve anche un’operazione verità (sic!) che accompagni una programmazione seria: “E’ una sfida che il nostro Paese può vincere, anche perché l’immigrazione è una possibilità, una sfida positiva per l’Italia, che può contribuire anche a invertire il suo declino demografico e rappresentare in qualche modo un’interessante competizione per una nuova stagione italiana di natalità”.
L’Italia del terzo millennio sarà trasformata nel terzo mondo.
Da un lato ci sono gli italiani a rischio sfratto, senza una casa ed un lavoro, i più fortunati con una sanità ed una pensione privata, gli altri senza, dall’altro lato ci saranno gli immigrati, tutelati, coccolati e finanziati da chi vuole distruggere il nostro stato sociale, la nostra identità nazionale e la nostra unità di popolo.
D’altronde è più facile favorire gli interessi della speculazione internazionale avendo a che fare con un popolo povero, dilaniato dalla lotta di classe e di razza e abbandonato al proprio destino.
Questa è l’Italia che sognano gli ex, post e vetero comunisti a braccetto con i democristiani.
Una volta li chiamavamo i catto-comunisti...

11/07/2006


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