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La borsa petrolifera iraniana è un grosso pericolo per il dollaro


- Linda S. Heard
 

 

Nel 2000 Saddam Hussein aveva comunicato che il paese avrebbe cominciato a denominare il prezzo del petrolio in euro invece che  in dollari. Dopo  meno di tre anni l’Irak era stato invaso con la scusa che esisteva un programma di armamento nucleare e un arsenale di materiali chimici e biologici.( la SOLITA SCUSA..NdA)
Nel 2006, a marzo, è in previsione l’apertura di una borsa petrolifera iraniana che utilizzerà l’euro come moneta di scambio. Però, prima ancora della sua apertura, l’Iran è  sotto la minaccia di sanzioni o peggio, perché è accusato di voler perseguire un programma di armamenti nucleari clandestini. ( tutti da provareNdA)
C’è da chiedersi se la preoccupazione degli USA, nei confronti dell’Iran, sia genuina o se si tratti semplicemente di un pretesto per soffocare sul nascere una minaccia potenziale alla stampa del dollaro?

 E’ bene chiarire che l’Iran non ha commesso nessuna violazione degli obblighi derivanti dalla firma del Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Secondo il Trattato l’Iran ha il “diritto insindacabile di sviluppare un programma di ricerca produzione e uso dell’energia nucleare a scopi pacifici senza alcuna discriminazione”.

Gli avversari dell’Iran sostengono che il governo sta lavorando segretamente a un programma di armamenti. Secondo loro l’Iran ha volontariamente nascosto l’esistenza del centro nucleare di Natane( vedi cartina), 100 miglia a nord di Isfahan ma, a essere corretti, l’unico obbligo dell’Iran era quello di consentire agli ispettori della IAEA di eseguire le loro verifiche 180 giorni prima dell’introduzione dell’uranio. Queste erano le intenzioni dell’Iran, e la IAEA non può sicuramente provare il contrario.

C’è poi da osservare che la moratoria iraniana sull’arricchimento dell’uranio, concordata con la Gran Bretagna, la Francia e la Germania, era del tutto volontaria. Si trattava di fugare i sospetti che l’Iran avesse in mente un programma militare per agevolare il proseguimento dei negoziati. Quando questi si sono interrotti l’Iran ha tolto i sigilli IAEA e ha continuato nel suo arricchimento di uranio in scala ridotta, come è suo “insindacabile diritto”.

Considerato che il comportamento dell’Iran non è illegale, adesso che cosa succederà? L’Occidente ha il diritto di impedire  ad una nazione di proseguire le proprie ricerche atomiche solo perché il suo governo non gli è gradito? In tal caso il Trattato di Non Proliferazione non vale certo la carta su cui è scritto.

Israele, l’India e il Pakistan sono potenze non firmatarie del TNPN e quindi non sottoposte all’obbligo delle ispezioni della IAEA. Però non corrono alcun rischio di essere sottoposti a sanzioni o di essere bombardati.

D’altra parte la potenza nucleare di Israele è stata portata al rango di beatificazione, e chi osa criticarlo viene considerato un eretico( o peggio..anitisemita..NdR), a sua volta il presidente degli USA ha espresso la sua intenzione di collaborare con l’India per “ottenere una completa cooperazione nel campo dell’energia nucleare civile”, una frase che va contro il contenuto del TNPN.

L’Iran, di conseguenza, è vittima di un errore di giudizio da parte americana. Infatti sono gli USA, sostenuti da Israele, che hanno premuto sull’Europa e la IAEA perché il caso iraniano fosse portato davanti al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Sull’altro versante, la Russia e la Cina, che sono i beneficiari di petrolio, gas e accordi commerciali con l’Iran, stanno lavorando per cercare di evitare il disastro iracheno.

Propaganda anti-israeliana.

Se è facile capire il nervosismo israeliano di fronte a un Iran atomico, specialmente dopo le incandescenti dichiarazioni anti-israeliane del suo presidente, la politica americana è meno facile da decifrare.

Di primo impatto gli USA hanno molto da perdere a voler costringere l’Iran in un angolo dal momento che, come viene ammesso da tutti gli esperti, una eventuale bomba iraniana non sarebbe pronta prima di almeno quattro anni. Perché tanta urgenza?

Se gli USA vogliono costringere l’Iran a presentarsi davanti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, non solo è probabile che il paese esca dal TNPN ma anche che, per ritorsione, blocchi le proprie esportazioni di petrolio facendo arrivare il costo a barile fino a 100 dollari il barile. Il governo iraniano ha già manifestato la sua intenzione di togliere tutti i suoi beni dalle banche europee o britanniche.

Il presidente iraniano ha dichiarato in ogni caso che non è sua intenzione andare allo scontro, ma che vuole riprendere i negoziati con gli europei. Il segretario di Stato americano ha respinto la richiesta. L’America ha scelto di giocare un gioco pericoloso, l’aggressione al posto del dialogo, l’isolamento dell’Iran al posto della sua integrazione con gli altri.

Nel caso di un attacco militare l’intera regione ne verrebbe a subire le conseguenze. L’Irak, in particolare, risulta molto vulnerabile dal momento che lo sciita Muqtada Al Sadr, in caso di attacco, si è già espresso a favore della difesa dell’Iran con le sue milizie,. La stessa cosa vale per i membri dei partiti iracheni che gravitano nell’orbita dell’Iran. Gli Hezbollah della Siria e del Libano sicuramente verrebbero in soccorso di Teheran.

Se teniano conto di tutti questi inconvenienti, come mai gli USA continuano a seguire i propri piani?

Un numero sempre maggiore di esperti considerano che la nuova borsa petrolifera iraniana rappresenterà per gli USA un pericolo molto maggiore di eventuali missili nucleari iraniani.

Krassimir Petrov, che insegna finanza internazionale all’Università americana della Bulgaria, avverte che; “ se la borsa petrolifera iraniana avrà successo, verrebbe scelta dalle maggiori potenze economiche mondiali causando così l’abbandono del dollaro.”

L’editore e analista Ryan McGreal fa notare che il prodotto americano maggiormente esportato è il dollaro e che nel momento in cui “le riserve monetarie internazionali cominciassero a confluire verso l’euro ci sarebbero pessime notizie per il sistema americano basato sull’egemonia mondiale del dollaro.“

William R. Clark, autore di “Petrodollar Warfare: Oil, Irak and the future of the dollar” scrive che: “ la futura borsa petrolifera iraniana sta a significare che, senza un intervento degli USA, l’euro pottrebbe avere una forte presa sul commercio internazionale del petrolio. Tenuto conto dei livelli astronomici dei deficit americani e dei progetti neoconservatori di un dominio mondiale americano, l’obiettivo di Teheran costituisce un’ovvia lesione della supremazia del dollaro nel delicato mercato mondiale del petrolio.”

 

Linda S. Heard
Fonte:www.informationclearinghouse.info

 

Ultimo aggiornamento: domenica 12 febbraio 2006