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Obiettivo Iran

di Ugo Gaudenzi

Mentre nella provincia Italia l’unico interesse della carta stampata e dei titoli radiotelevisivi affoga nel ridicolo nell’inseguire la sfida tra i due campioni della liberaldemocrazia casereccia, e cioè tra il Cavaliere e il Professore, nel mondo rullano nuovi tamburi di guerra umanitaria.
Come già per l’aggressione all’Iraq, Israele e gli Stati Uniti hanno puntato il loro mirino contro l’Iran e già affermano che “nessuna opzione può essere esclusa” per impedire a Teheran di dotarsi di centrali nucleari.
Un - purtroppo - deja vu, un già visto, un già sentito... proprio alla vigilia dell’invasione, dell’occupazione e dell’attuale guerra interna in Iraq. Con la consueta scusa: quelle armi di distruzione di massa che questi Paesi indicati come canaglie dai Signori del Pianeta vogliono non soltanto possedere ma soprattutto usare in monopolio. Come hanno già fatto, peraltro. Sperimentandole, a guerra mondiale virtualmente conclusa sulle popolazioni di due grandi città nipponiche, Hiroshima e Nagasaki. E poi, proprio loro, proprio gli americani, parlano di “terrorismo internazionale”. I terroristi, chi ha fatto del terrore la sua arma di export della democrazia, sono proprio loro. Sono stati e restano soltanto loro.
In queste ore, mentre si attende la convocazione, fra tre o quattro giorni, del Consiglio di sicurezza dell’Onu per “valutare” (eufemismo) i risultati del rapporto stilato dall’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica diretta da Mohammed el Baradei, la provocazione atlantica contro Teheran ha raggiunto il culmine. “Nessun Paese è più pericoloso, in questo momento, per gli Usa, dell’Iran”, ha dichiarato infatti l’ineffabile segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, in un rapporto al Congresso partecipato anche dal falco per antonomasia dell’Amministrazione Usa, il responsabile del Pentagono Donald Rumsfeld.
La Rice ha accusato l’Iran di “alimentare il terrorismo nel sud dell’Iraq e in Palestina”: guarda caso nei due Paesi - l’Iraq e la Palestina, appunto - del nostro Vicino oriente occupati dagli anglo-americani l’uno, da Israele l’altro. “Se l'Iran non cederà - ha aggiunto dal canto suo Nicholas, Burns, vice della Rice - bisognerà pensare alle sanzioni”.
La reazione dell’Iran non si è fatta attendere. Secondo il ministro della Difesa di Teheran, le forze armate iraniane infliggerebbero un colpo "fatale" a chi osasse attaccare la Repubblica islamica per fermare il suo programma nucleare. "L'Iran non si piegherà alla pressione e alla prepotenza delle potenze straniere", ha poi rincarato la dose il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad.
D’altra parte, anche forte dall’evidente ostilità russa ad una decisione anti-iraniana in sede di Consiglio di sicurezza, Teheran conferma di essere ancora pronta a risolvere la questione attraverso negoziati, ribadendo giustamente, però, di non voler rinunciare alle attività di 'ricerca e sviluppo' sull'arricchimento dell'uranio. "Vogliamo una soluzione pacifica del caso", ha detto l'ambasciatore iraniano presso l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Ali Asghar Soltanieh, che ha sottolineato come Teheran non vuole rinunciare alla ricerca, poiché "ogni Paese ha il diritto a programmi di ricerca e non possiamo togliere ai nostri scienziati il diritto a proseguire il lavoro scientifico".
Ma l’arroganza degli Usa è infinita e i Signori del Pianeta vogliono il dominio completo di ogni terra ricca di materie prime da consumare e dilapidare a costo zero.
 

Ultimo aggiornamento: domenica 12 marzo 2006