L’Unione Europea non rispetta l’ambiente
Giovanni Lanza
Che il rapporto tra progresso
tecnologico, dominio dello spazio ed ambiente sia molto
spesso inconciliabile è un dato di fatto che, nel nostro
secolo, è diventato sempre più evidente. Il WWF che segue
gli studi dei più importanti centri di ricerca riguardanti
il clima e la natura, si propone come il difensore delle
specie animali e della flora messa in pericolo dai
cambiamenti apportati dalla società. In un rapporto
pubblicato di recente, Il WWF avverte del pericolo del
cambiamento del clima in Europa. Il nostro continente
dovrebbe essere il continente delle stagioni che si
alternano, con un clima notoriamente mite; il realtà negli
ultimi anni il clima europeo sta assomigliando sempre più al
Sud-Est asiatico. Venti forti e tempeste rendono l’inverno
europeo più difficile da superare, soprattutto per gli
agricoltori. Infatti è stato calcolato che, alla fine del
secolo, questo aumento di velocità dei venti costerà ai
Paesi più colpiti (Francia, GB, Olanda) più danni e
probabili tragedie. In Gran Bretagna entro la fine del
secolo si registrerebbero il 25% delle tempeste in più con
un aumento della velocità massima dei venti di circa 8-16%.
Tra il 1987 al 1998 le tempeste che ci sono state al di là
della Manica hanno causato danni compresi tra i 200 milioni
ai 2 miliardi di Euro ciascuna. In Olanda la velocità dei
venti potrebbe aumentare fino al 15% e, come gli scienziati
sostengono, già un aumento del 6% porterebbe dei danni
calcolabili in 100 milioni di Euro. In Francia i giorni di
vento fortissimo aumenteranno del 25-50%. Da che cosa è
scaturito tutto ciò? Dall’effetto serra dovuto
dall’emissioni di Co2; secondo gli esperti bisogna diminuire
tali emissioni almeno del 50% poiché tali fenomeni non sono
altro che una prova del cambiamento climatico e, anche se
può sembrare contraddittorio, di un inverno che va svanendo.
Se l’inverno è più rigido e va verso la scomparsa, l’estate
europea diventa sempre più torrida e piovosa allo stesso
tempo, con conseguenze cha vanno dalle frane alle alluvioni,
dagli incendi ai decessi degli anziani. In parole povere
l’inquinamento globale da gas serra tende ad estremizzare
gli eventi atmosferici, se rispetto all’epoca
pre-industriale avremo una temperatura media superiore di
due gradi gli scenari possibili sarebbero veramente
preoccupanti. Che cosa fanno i governi dei singoli Paesi?
Non c’è una posizione comune tra i Paesi dell’Unione
europea, ognuno dei quali affronta il problema a modo suo o
non lo affronta per niente. Ma l’Unione Europea ha deciso di
formare una task force per affrontare questo problema. Di
essa farà parte anche il direttore generale del WWF
internazionale James Leape; verranno affrontati tutti i casi
d’inquinamento e si lavorerà sui temi di energia, industria
ed ambiente. Quali sono i settori principalmente
responsabili? Nel rapporto del WWF, con dati riguardanti i
singoli Stati, viene indicato il settore dei trasporti e
quello energetico. Dal solo settore energetico mondiale
dipende circa il 37% dell’emissione di CO2 prodotto
dall’uomo, dovute principalmente dai combustibili fossili, a
cominciare dal carbone. Per chi è mai stato a Cracovia (in
Polonia) durante l’inverno, non può non aver fatto caso
all’aria pesante di colore giallastro che circonda la città.
I polacchi, avendo delle riserve di carbone eccezionali,
preferiscono ancora mantenersi con esse dato che sono molto
più economiche delle altre fonti energetiche. Ma ovviamente
l’aria che si respira nelle grandi città industriali
polacche ha livelli d’inquinamento molto più elevati
rispetto agli standard consigliati dagli scienziati UE.
Ma le politiche dell’Unione Europea, come spesso quelle dei
singoli Stati, sono spesso contrastanti e divergenti. Per
esempio se da una parte l’Unione Europea finanzia corsi
volti alla formazione ed all’inserimento nel mondo del
lavoro in loco dall’altra favorisce la mobilità del
lavoratori e delle imprese. Se da una parte vuole arginare
il fenomeno dell’inquinamento e difendere la fauna terrestre
dall’altra le sue grandi opere ne mettono in pericolo la
stessa esistenza. Per esempio lo stesso WWF, proprio in
questi giorni, avverte che le strade, dighe ed altre opere
finanziate dall’UE, stanno distruggendo l’habitat naturale
della lince iberica, animale in via d’estinzione. Anche se
l’Unione Europea si impegna ad arginare il fenomeno della
riduzione della biodiversità entro il 2010 vengono stanziati
ingenti somme per opere che, in più casi, sono utilizzati
per progetti che vengono riconosciuti dall’Unione Europea
stessa come una minaccia per l’ambiente e sono in conflitto
con la legislazione ambientale europea. Secondo il WWF nel
continente rischiano l’estinzione il 42% dei mammiferi, il
15% degli uccelli, il 45% delle farfalle, il 30% degli
anfibi, il 45% dei rettili ed il 52% dei pesci d’acqua
dolce. Il WWF spesso è impotente rispetto alle decisioni di
governo, i suoi seguaci a volte nelle contestazioni mettono
a rischio la propria stessa vita. Dall’altro canto però, i
governi rimproverano alle associazioni ambientaliste di non
proporre dei programmi alternativi validi.
|