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INTERVISTA  A DAGOBERTO BELLUCCI SULLA SITUAZIONE LIBANESE

-La Gazzetta di Modena-

Ci siamo lasciati alla tua partenza. Di sicuro eri già pronto a parecchie difficoltà. In quale modo sei entrato in Libano, vista la situazione e hai raggiunto Beirut?

"Non e' stata proprio una passeggiata ma in trentaseiore siamo riusciti lo scorso 19 luglio a raggiungere Beirut. Dopo un volo Roma-Vienna nel tardo pomeriggio del 18 abbiamo raggiunto nella notte la capitale siriana Damasco. In mattinata ci siamo trasferiti, con un volo della Siryan Airlines , a Latakia sulla costa dove abbiamo preso un taxi per giungere al posto di frontiera con il Libano a Arida. Un altra ora di macchina per arrivare a Tripoli verso mezzogiorno. Abbiamo pernottato a Tripoli e l'indomani in pullman siamo arrivati infine a Beirut. Devo ringraziare l'ambasciata siriana a Roma per la celerita' dei visti, le autorita' siriane a Latakia per la cortesia e l'aiuto dimostrato e quelle della Saraya di Tripoli (la Municipalita'). Mi hanno accolto e hanno trovato un locale per pernottare. Ho avuto un incontro con il sindaco e discusso con alcuni dei suoi collaboratori della situazione. Non se ne parla ma le autorita' libanesi si stanno davvero facendo in quattro per aiutare i profughi e tutti quelli che vogliono passare la frontiera e andare in Siria. Un lavoraccio che impegna decine di impiegati anche fino a notte fonda."

Qualcosa di insolito, il tuo percorso al contrario, di fronte ad una moltitudine che cercava di mettersi in salvo?

"Niente di straordinario al posto di frontiera di Arida. Decine di pullman e centinaia di auto in fuga dalla guerra. All'entrata a Tripoli abbiamo subito visto gli effetti del conflitto: due postazioni dell'esercito libanese distrutte dai raid aerei israeliani, strade devastate. E la sera un nuovo allarme aereo. Insomma abbiamo subito respirato l'atmosfera bellica che attanaglia il Libano oramai da quasi un mese."

Come hai trovato tua moglie, i suoi famigliari la tua casa? Quale è stata la loro reazione nel vederti?

"Non li ho trovati! Non e' uno scherzo, e' - purtroppo - la realta'. La ragazza e' sfollata con i suoi in Siria a Aleppo. Ci siamo sentiti tre-quattro volte ma non rientreranno finche' non ci sara' un cessate il fuoco definitivo. Loro sono di un villaggio meridionale tra i piu' colpiti. La casa e' andata letteralmente in fumo. Avevo un appartamento a Bourje el Baranje alla periferia meridionale di Beirut, una delle zone maggiormente devastate dai raid israeliani. L'intero edificio , come molti altri, non c'e' piu'. L'hanno centrato in pieno riducendolo in un cumulo di macerie. Ho ottimi amici che mi hanno ospitato in una casa , qualche chilometro piu' a sud. E' un tetto sulla testa che , di questi tempi, e' davvero un lusso. Non c'e' tempo per fare la conta di quello che si perde. La vita continua malgrado tutto."

Com’è stato l’impatto della guerra? E con una realtà che di certo conoscevi diversamente?

"Non e' la prima volta che assisto ad un conflitto contro il Libano. Anche nel 96 ero a Beirut quando Israele lancio' la sua offensiva. Anche allora una strage come quella di Cana. Anche allora vittime innocenti. Ma stavolta l'aggressione - perche' qui nessuno parla di guerra - e' contro un intero paese, contro un intero popolo. Hanno distrutto tutte le principali infrastrutture civili, i ponti, le autostrade, le strade, le centrali elettriche. L'aeroporto internazionale "Rafiq Hariri" e' ancora inutilizzabile cosi' come i principali porti del paese (Beirut, Sidone, Tiro). Non e' un conflitto contro Hizbullah e' un'aggressione contro il Libano. Dalle regioni del nord alla Beka'a', da Beirut al sud non c'e' centro abitato che non sia stato devastato dalla furia israeliana. Un vero e proprio tsunami si e' abbattuto sui libanesi. Hanno portato indietro le lancette della storia di venti, venticinque anni , all'epoca del conflitto civile. I danni alle infrastrutture si calcolano intorno ai tre miliardi di dollari...".

Quali opinioni hai raccolto a Beirut? Che pensa la gante comune della situazione che è evoluta in così poco tempo? E soprattutto qual è il loro e tuo stato d’animo?

"Il Libano e', forse per la prima volta nella sua storia recente, unito contro questa aggressione. L'atmosfera che si respira e' quella di un paese che , con una grande dignita', si sta opponendo a una barbarie che non ha fine. Non ci sono divisioni nella condanna dei crimini israeliani. Tutti –

cristiani, musulmani e drusi - partecipano al dolore e alle sofferenze. Questo conflitto non e' contro Hezb'Allah ma contro un intero popolo. E i libanesi l'hanno capito, si sono stretti attorno alle Istituzioni, al Governo e alla Resistenza. La Resistenza e' oggi piu' che mai il Libano e il Libano si identifica con la Resistenza (alla quale partecipano anche combattenti di 'Amal , altro partito sciiti, e militanti del Partito Comunista). Tra la gente si registrano stati d'animo contrastanti: desolazione e rabbia per l'immobilismo della comunita' internazionale misti a una grande dignita' e un orgoglio nazionali fortissimi di fronte all'aggressione. Dopo il crimine di Cana - qui nessun vuol sentire parlare di "tragedia" perche' realmente si e' trattato , come ha dichiarato il presidente della repubblica Emile Lahoud, di "un barbaro crimine" - tutti i libanesi si sono trovati solidali tra loro. E' difficile rappresentarlo a chi non vive direttamente questa situazione eppure e' cosi'. Gente che fino a quindici anni fa si sparava dietro e' oggi al lato dei suoi nemici di ieri per far fronte all'aggressione. Tutti partecipano. Abbiamo avuto a Beirut decine di manifestazioni di solidarieta' con le vittime di Cana. I cantanti piu' famosi del Libano e di altri paesi arabi hanno espresso la loro solidarieta' alla Resistenza. Le tv libanesi mandano in onda ventiquattrore su ventiquattro immagini dal fronte, inni patriottici e notiziari. La parola piu' ricorrente sui media e nelle dichiarazioni degli esponenti politici e della gente e' "Istibah" che significa aggressione. E' di una vera e propria aggressione che stiamo parlano. Le vittime , che hanno superato quota mille, sono in maggioranza civili innocenti. Nella Beka'a l'aviazione israeliana si divertiva a sparare contro auto civili. Decine di libanesi e qualche siriano hanno perso la vita in  questo modo. Come definireste voi questa situazione? Di sicuro non si tratta di "operazioni militari" ma di vili aggressioni contro gente innocente."

La notte è di sicuro il momento cruciale di tutta la giornata, come la si trascorre?

"Male. E' difficile dormire. Abbiamo passato almeno sette o piu' nottate in piedi. Bombardano a pochi chilometri, le esplosioni sono udibili chiaramente dalla nostra zona. La gente ci fa l'abitudine: si riunisce, chiacchiera degli avvenimenti della giornata e del conflitto, del futuro. Ci si interroga su cosa sara' il Libano domani. Personalmente andiamo avanti a due pacchetti di sigarette e non meno di una dozzina di caffe' al giorno. Non e' solo nervoso. E' la situazione alla quale ci obbligano le incursioni aeree, le notti in bianco. Manca quasi sempre l'elettricita' nella nostra zona. La situazione e' questa. E ogni mattina si contano i danni: un palazzo tirato giu', una strada chiusa perche' resa impercorribile, un amico che non c'e' piu'. Questa e' la realta' del Libano oggigiorno."

Che genere di situazione è venuta a crearsi anche da un punto di vista umanitario?

"Le cifre dovrebbero dare un idea della situazione: un milione di sfollati di cui duecentomila in Siria. Almeno mille vittime delle quali il 30% bambini al di sotto dei 12 anni. Tremilacinquecento feriti , molti gravi. Quando ti dichiarano che serviranno tre miliardi di dollari per la ricostruzione penso che non ci siano commenti. Hanno riportato davvero indietro le lancette della storia, sprofondato il Libano ai tempi della guerra civile. Uno tsunami si e' abbattuto su questo paese. A livello umantiario una catastrofe. E piu' si scende verso sud, a Sidone o a Tiro, piu' le cose peggiorano. Interi villaggi sono isolati, senza acqua, luce, generi alimentari. Gli aiuti non arrivano. Molti si sentono impotenti."

Il momento più significativo che hai vissuto in questi giorni, dal tuo arrivo?

"Difficile dirlo. Dal primo incontro con gli amici di sempre alla visita al mio quartiere devastato; dalla prima telefonata alla mia ragazza alle prime interviste con le autorita' politiche. Troppe emozioni si sommano tra loro e , dei tanti momenti trascorsi in queste prime tre settimane in Libano, ci sarebbe da scriverci un libro."

Riesci a svolgere il tuo lavoro? in che modo e con quali difficoltà?

"La mattina sono quasi sempre nell'ufficio della stampa estera al Ministero dell'Informazione. C'e' sempre molto da fare: aggiornarmenti dal fronte, discussioni e opinioni dei colleghi, scrivere gli articoli e prendere i contatti per nuove interviste. Ho avuto occasione di intervistare alcuni esponenti di spicco dei due movimenti sciiti libanesi (tra i quali il Ministro del Lavoro, Trad Hamadeh , di Hezb'Allah) e in settimane dovrei intervistare altre autorita' libanesi. Non e' facile, bisogna passare per diversi filtri, c'e' molta prudenza nei confronti dei giornalisti stranieri ma anche molta disponibilita' e cortesia. Il momento piu' difficile e' quando devo rientrare a casa nel pomeriggio. Pochi taxisti sono disponibili a portarmi nelle banlieus meridionali della capitale. Quando gli dici che vuoi andare a "Da'he" alcuni tirano dritto neanche gli chiedessi di portarti a Falluja in Iraq! A dire la verita' oggigiorno non c'e' una gran differenza tra il Libano e l'Iraq. Anche qui ogni giorno stragi, anche qui bombardamenti e violenza quotidiana."

Oltre a questo sappiamo che dai anche un contributo a livello umanitario, in cosa consiste di preciso?

"Il Centro Italo-Arabo "Assadakah" di Roma e il Coordinamento Progetto "Eurasia" sono due delle realta' con le quali collaboro per aiutare questo popolo. Lavorano a stretto contatto con il consolato libanese di Milano. Hanno iniziato, raccolte di materiale, sottoscrizioni popolari a favore del Libano. Ci sono molte realta' che stanno sostenendo questo paese. Dovrebbero inviare a breve un primo carico di materiale. Da Beirut cerco di indirizzarli verso le autorita' o gli enti ai quali rivolgersi. Il grosso del lavoro spetta sul piano logistico a loro. Una volta che gli aiuti arriveranno in Libano sara' compito nostro coordinare e smistare questi aiuti. Anche alcuni amici in Abruzzo, Piemonte e Toscana si stanno adoprando su questo fronte. Insomma per quanto possibile in tanti in Italia si danno da fare per sostenere il Libano."

Come si vive, dato che pare di capire manca tutto e la situazione non è delle migliori?

"Come volete che si viva quando non si riesce a chiudere occhio per quarantotto ore? Male ma tutto sommato alla fine si tira avanti. Dire che ci si abitua e' un eufemismo. Ai bombardamenti non ti abitui mai. E ogni volta pensi sia l'ultima. A parte questo c'e' tanto da fare. Il lavoro di controinformazione e' quotidiano non si ferma mai. A tutte le ore possono chiamarti i colleghi per darti un ultimora o le agenzia stampa per informarti sugli sviluppi dalle zone del fronte. Spesso e' una corsa contro il tempo."

Come l’altra volta un caloroso in bocca al lupo e…

"...e crepi il Lupo! ...che stavolta e' un lupo...israeliano!"



15/08/2006


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