|
Notizie |
![]() |
|
CIAMPI’S MAFIA TOTAL WAR
Se non fossero appena passate le festività natalizie, sarebbe forse il momento di lanciare sul mercato dei giochi per pc un titolo fuori del comune: La guerra di Ciampi alla mafia, strategico in tempo reale sulla falsa riga del famoso “Age of Empire” della Microsoft
Non sapendo
più che fare per correre in soccorso agli “amici”della
sinistra impantanati nel caso
A Palermo dove si trovava in questi giorni per inaugurare l’ennesima piazza ai caduti per mano mafiosa, “Piazza della Memoria”, dedicata ai magistrati uccisi tra il 1971-1992, Ciampi ha fatto sfoggio di tutta la carica retorica di cui il suo baglio personale è ricchissimo….: ”Noi siamo in grado di sconfiggere la Mafia e siamo in grado di farlo”.., ha tuonato con forza maschia l’uomo del colle..” Le armi sono il buon governo, la collaborazione dei cittadini con la magistratura e le forze dell’ordine e la ripresa dello sviluppo economico..”. Frase già dette dai suoi predecessori in mezzo secolo di prese in giro…. Il presidente ha poi, con la sicumera che lo contraddistingue, continuato con una messe di frasi retoriche…..” La Sicilia deve essere la prima regione italiana ad uscire dal ristagno…..ha le più alte potenzialità economiche…c’è una grande forza lavoro qualificata e senza lavoro….” , e via di seguito, sicuro di non essere contraddetto da nessuno, tanta è la rassegnazione che alberga tra i siciliani. Così, dopo la gaffe della consorte di pochi giorni fa, che ha elogiato oltre misura gli italiani del meridione, non ha trovato di meglio che lanciare una guerra tutta personale contro “l’onorata società”, dimentico della storia che come insegnavano i latini “è maestra di vita”, ma non per tutti evidentemente… Un disco rotto, che non perde occasione d’impartire ripetitive lezioni etico-morali ovunque arrivi. Facile parlare di prosperità, sviluppo,giustizia, legge, lavoro, le chiacchiere sono da oltre cinquant’anni appannaggio costante della figura del “Capo dello Stato”, che in Italia non ha alcun peso decisionale , ma solo di pura rappresentanza, pur altresì godendo di privilegi economici non comuni. Essi sono distanti dal popolo, che ricambia con gli interessi non accorgendosi nemmeno della loro presenza, salvo poi ricordarsene brevemente ad ogni fine anno, durante il sermone a reti unificate che gli inquilini del Quirinale leggono su carta da fotocopie.Una ubriacatura di banalità e buoni consigli, da Maurizio Costanzo Show….prima maniera. Forse il Signor Presidente( che politicamente proviene dal filone del “Partito d’Azione”, che nel 1943 si schierò subito dalla parte degli Alleati) dimentica che proprio la Mafia ha contribuito in maniera determinante alla riuscita dello sbarco angloamericano in Sicilia nel luglio del 1943, e quindi alla conseguente invasione e sconfitta dell’Italia che ne seguì ( inconsistente e pressoché nullo l’apporto di poche migliaia di partigiani al Nord ). Andando a ritroso a quegli anni troviamo il nome di un certo Vincent Scamporino, figlio di emigrati italiani negli Stati Uniti, che è il primo assunto presso la “Sezione Italia” dell’OSS ( servizi segreti Usa), su indicazione fatta nientemeno che dal prete antifascista Luigi Sturzo, fondatore del Partito Popolare ed esule negli Stati Uniti.Ma Scamporino è anche il legale dei sindacati controllati da Cosa Nostra. In Sicilia, prima dello sbarco, le missioni degli agenti di Scamporino si avvalgono di una fitta rete di protezione mafiosa, che oltre a dare riparo e assistenza, fornisce loro ogni genere d’informazione di valore militare. Per gli Alleati si tratta di notizie importanti ai fini delle operazioni belliche di sbarco. L’onorata società svolge un compito di primo piano nelle retrovie italo-tedesche. Dopo essere stata sonoramente sconfitta dal Fascismo e costretta a restare ai margini della società, ora si presenta la grande possibilità di rivincita. -Massoneria, Mafia e Clero si attivano all’unisono per agevolare in ogni modo gli invasori , stringendo accordi per il futuro, il tutto ovviamente sotto la supervisione degli Stati Uniti. Charles Poletti, nominato governatore dell’isola, attraverso il suo Civil Affairs piazzerà gli “uomini di rispetto” in tutti i posti “lasciati liberi” dai fascisti.La Mafia rappresenterà per l’Alto Comando Alleato la garanzia del nuovo ordine. Alla propria centrale operativa l’OSS sezione Europa con a capo Allen Dulles ( futuro capo della CIA), grazie all’aiuto di Lucky Luciano, vede arrivare indirizzi sicuri a cui mandare sull’isola gli agenti infiltrati. Il lavoro di Scamporino e dei boss di Cosa Nostra prosegue incessante e di peso sempre crescente….A Cassibile il 3 settembre 1943 è siglato segretamente l’armistizio e tra gli “ufficiali” presenti assieme al generale Castellato, vi è come aiutante di campo il principe Galvano Lanza Branciforti, degno rappresentante di quella nobiltà che convive con la mafia da secoli. A guerra finita ci penserà l’articolo 16 del Trattato di Pace siglato a Parigi nel 1947, a porre tutti al riparo. Esso recita:..”L’Italia non perseguirà ne disturberà i cittadini italiani, particolarmente i componenti delle Forze Armate, per il solo fatto di avere, nel periodo compreso tra il 10 giugno 1940 e la data dell’entrata in vigore del presente Trattato, espresso la loro simpatia per la causa delle Potenze Alleate e Associate o di avere condotto un’azione a favore di detta causa…..”. Tra questi si possono tranquillamente annoverare i boss che ricevettero benemerenze ed incarichi di ogni tipo per le azioni svolte a favore degli anglo americani. Nel dopoguerra le cose non cambiarono perché i vincitori,( dai cui voleri discenderanno tutti i governi della neonata repubblica antifascista), in funzione antisovietica, per impedire un ipotetico ingresso del Pci filorusso nel governo, vararono il blocco Mafia-Dc, dove la prima doveva essere il braccio e la seconda la mente. Come non ricordare i vari Mattarella, Lima, Gullotti fondatore della corrente dorotea, Ruffini, che riuscì a diventare persino ministro della Difesa e degli Esteri…. Negli anni successivi anche il Pds con l’ex sindaco di Ribera, Di Salvo ed i socialisti finiscono sotto il microscopio della legge. Mentre l’avvocato Guarrasi, cugino di Cuccia, giovane capitano presente a Cassibile, (dove gli americani portarono il fior fiore del gangsterismo nordamericano di origine mafiosa) sarà nel dopoguerra l’eminenza grigia dell’onorata società. Collabora allo statuto autonomista siciliano,è consultato dal Blocco del Popolo di Togliatti e Nenni, è consigliere di fiducia di Mattei. Franco Martelli in “ La guerra mafiosa”, scrive: “ C’era comunque , e soprattutto nelle forze di sinistra, un difetto d’origine…i comunisti soprattutto avevano attenzioni a dir poco benevoli nei confronti della mafia” . Quale sia stato l’approccio dei comunisti alla politica e soprattutto al potere è dimostrato dal fatto che perfino Pio La Torre nel dicembre del 1974, in tempo di compromesso storico e di crescita mafiosa, dichiarava:” Do atto che in questi ultimi tempi nella Dc siciliana c’è stato un processo critico, autocritico, di ripensamento e quindi c’è uno sforza di rinnovamento che si tenta.. Non vi è dubbio che la presa della mafia e il suo potere sull’elettorato in Sicilia si siano ridotti e si sono ridotti per tutto quel progresso e di sviluppo che in Sicilia c’è stato”. Mentre la mafia cresceva ed aumentava il suo potere,Pio La Torre diceva, al contrario, che la sua forza e il suo potere si riducevano. Tutto ciò perché il PCI e la DC si erano messi d’accordo nella Commissione antimafia-. Lo stesso Pio La Torre nella relazione del PCI nella stessa Commissione, di compromesso, difendeva Vito Guarrasi, il cui nome compariva più volte negli atti della Commissione stessa. Per difenderlo-diceva- “ dagli attacchi della destra fascista”. Chi era Guarrasi-scrive Beppe Niccolai parlamentare del MSI- si può trovare su un appunto nel diario di Rocco Chinnici-magistrato assassinato dalla mafia: “ Ore 18 viene a trovarmi il marchese De Seta, dopo avermi raccontato delle sue vicende con l’avvocato Guarrasi, mi fa presente che costui è intimo amico del senatore Emanuele Macaluso( direttore dell’Unità) e mi riferisce che alla galleria d’arte “La Tavolozza”-di proprietà di Renato Guttuso- si recava spesso il dott.Boris Giuliano, allora vice questore a Palermo-, il quale in quella sede parlando con Leonardo Sciascia e qualche altro, si riteneva certo che il responsabile del sequestro Di Mauro era proprio Guarrasi. Scrive ancora Niccolai: Importante Vito Guarrasi per il PCI, al punto che il 30 maggio 1974 Emanuele Macaluso inviò al ministro dell’Interno un’interrogazione, chiedendo in modo perentorio, l’allontanamento dal servizio del questore Angelo Mangano perché costui , in dichiarazioni rese davanti alla Corte di Assise di Palermo, aveva osato dire, sul conto di Guarrasi, quello che oggi si trova scritto sui diari di Rocco Chinnici: Vito Guardasi, la testa pensante della mafia in Sicilia. Anni fa proprio Niccolai scrisse una lettere aperta indirizzata a Macaluso , sull’Unità e il Giornale di Sicilia, e che non venne mai pubblicata, chiedendo di sapere se il PCI non partecipasse almeno in Sicilia al sistema di potere DC e chiedeva: “ che cosa ci faceva nel febbraio del 1972, nel Consiglio di Amministrazione della finanziaria GEFI, proprietaria del pacchetto di maggioranza dell’ex Banca Loria, poi Banco di Milano di Miche Sindona, l’avvocato Calogero Cipolla, all’epoca presidente del giornale ( comunista) “L’Ora” di Palermo, consigliere di amministrazione del quotidiano ( comunista) Paese Sera, fratello del senatore( comunista) Nicolò Cipolla, già membro della Commissione Antimafia”… Ha scritto Nando Dalla Chiesa, uomo di sinistra: “ La mafia è bene ricordarlo, diventa più potente proprio nel decennio in cui cresce – e non di poco-la forza della Sinistra Il gioco “Mafia Total War” sembra semplice all’inizio, ma in realtà nasconde un’infinità d’imprevisti e opzioni, che rivelano a mano amano che si prosegue di livello ,scenari intricatissimi ma purtroppo reali. La lotta o meglio la presunta “lotta alla mafia” è impresa assai difficile caro presidente Ciampi, soprattutto per chi trae il proprio ruolo, da quelle istituzioni e partiti, che con essa fecero un patto tanti anni fa, e che prosegue anche oggi, sulla pelle degli italiani .Allora pur di arrivare al potere; si pregustò la sconfitta militare dell’Italia e poi si collaborò perché ciò avvenisse. Dopo si fecero con essa le campagne politiche e gli affari, come oggi d’altronde. Ed in questo gioco sappiamo già chi alla fine sarà il vincitore.
Federico Dal Cortivo “ Da cosa nasce cosa”. Di A.Caruso “ Arrivano i nostri “ di A.Caruso “Rosso e Nero” di Beppe Niccolai
|
Ultimo aggiornamento: lunedì 16 gennaio 2006