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A CHI SERVE L’ENNESIMA GUERRA DEL PETROLIO
L’opzione di un possibile attacco militare di Stati Uniti ed Israele all’Iran, in combutta con il loro alleato sionista, ha immediatamente messo in allarme i mercati finanziari, facendo salire per l’ennesima volta il prezzo del petrolio alle stelle. Lo stesso generale Carlo Jean, militare di provata fedeltà atlantista, ha recentemente manifestato forti perplessità sull’utilità di un intervento bellico contro Teheran, che rischierebbe di rendere inaccessibile all’Europa il greggio a causa dei suoi costi che diverrebbero insostenibili(1). Del resto l’Italia ha già sperimentato negli ultimi due anni il fardello dell’aumento energetico nelle bollette sempre più salate che i consumatori periodicamente si trovano a fronteggiare, un aggravio dovuto essenzialmente all’invasione statunitense dell’Iraq dal quale si esportava molto più petrolio ai tempi del governo di Saddam Hussein. Ma non bisogna credere che la fregatura sia arrivata per tutti, perché anche nel nostro paese c’è chi ha tratto giovamento da questa congiuntura. Secondo i dati riportati dal quotidiano “Il Sole 24 ore”(2), il 2005 è stato l’anno d’oro dei banchieri proprio grazie al boom del petrolio. Le stock option di molti dirigenti si sono infatti trasformate in un giacimento d’oro attraverso i rialzi di Borsa, raggiungendo cifre sicuramente considerevoli. In questa speciale classifica svetta al primo posto l’amministratore delegato di Banca Intesa, Corrado Passera, che ha realizzato in maggio una plusvalenza di 9,89 milioni lordi di euro sottoscrivendo le prime due tranche del piano pluriennale di stock option del gruppo. Al secondo posto, con “soli” 7,55 milioni di plusvalenza è Giampiero Auletta Armenise, amministratore delegato di Bpu Banca, seguono poi cinque dirigenti di Mediobanca guidati Alberto Nagel e Renato Magliaro, appaiati al quarto posto con 7,16 milioni e preceduti da un altro dirigente di Banca Intesa, Giovanni Boccalini, che ha totalizzato guadagni per 7,3 milioni. Banca Intesa, insomma, la fa sicuramente da padrone, potendo vantare ben 14 uomini tra i primi 30 nella statistica del 2005. Bisogna segnalare, unici non banchieri in graduatoria, Domenico D’Arpizio (ERG) con 5,37 milioni, Paolo Scaroni (ENEL), 3,72 milioni, Vittorio Mincato (ENI), 2,84 milioni … ecco, quindi, a cosa sono servite le privatizzazioni di queste società, tariffe esose per i consumatori, profitti alti per i suoi manager. L’attacco militare all’Iran, che il politologo russo molto vicino al Cremlino, Serghei Markov, ha indicato per la primavera del 2006(3), si rivelerà probabilmente ancora un affare per i banchieri ma un nuovo salasso per i semplici cittadini, oltre che un punto di non ritorno della tensione internazionale. Difficilmente però in Italia sentiremo voci contrarie all’ennesimo crimine anglo-americano-israeliano; i padroni del vapore, proprietari di tutti i grandi mezzi di comunicazione, sono proprio coloro che da esso trarranno cospicui guadagni. Alla faccia del popolo e della tanto sbandierata democrazia.
STEFANO VERNOLE
Note
1) Carlo Jean indica in una rivoluzione “interna” l’unica carta ragionevole da giocare contro l’Iran. Cfr. “Resto del Carlino” del 14/01/2006. 2) “Il Sole 24 Ore”, 11/01/2006, p. 1. 3) Markov parla di un attacco aereo israeliano come prima fase dell’operazione militare contro l’Iran, cfr. ANSA del 14/01/2006.
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Ultimo aggiornamento: lunedì 16 gennaio 2006