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Atomiche contro l’Iran? Scienziati contro
di Maurizio Blondet
effedieffe.
«L’uso preventivo della
bomba atomica contro un avversario non nucleare, in una guerra non
provocata, segnerà una svolta tragica»
Oltre 1500 fisici,
fra cui otto premi Nobel, hanno firmato una petizione - fatta circolare
nel mondo dall'università di San Diego - che chiede a Bush di cancellare
la «nuova dottrina americana sull'uso della
bomba atomica». (1)
Tale nuova dottrina è stata delineata nel documento ufficiale «Nuclear
Posture Review» nel 2001, e messa a punto nei
dettagli dal rapporto del Pentagono «Doctrine
for joint nuclear operations».
Questi due documenti rovesciano la vecchia dottrina americana - che
dichiarava che gli USA non avrebbero mai usato la bomba atomica per
primi, ma solo come risposta a un attacco atomico del nemico.
La nuova «posture» infatti annuncia che gli USA sono pronti a lanciare
la bomba in via preventiva contro «installazioni
sotterranee avversarie» (allusione all'Iran),
contro avversari «che usanoo intendano usare
[sic] armi di distruzione di mass! a»
contro le forze armate americane, e anche per imporre
«una rapida fine di una guerra nei termini favorevoli
agli USA».
Gli scienziati firmatari notano che l'applicazione di questa dottrina
rischia di essere «affrettata dagli eventi
imminenti nel Golfo Persico», ossia
dall'annunciato attacco alle installazioni atomiche dell'Iran.
Sia che l'attacco
preventivo venga scatenato da Israele (l'ex
primo ministro Netanyahu lo invoca, e Sharon non lo ha escluso), sia
dagli americani, è in ogni caso inevitabile che - data la presenza di
truppe USA nel vicino Iraq - l'America venga coinvolta in un conflitto
contro l'Iran.
Ed è improbabile che il conflitto resti confinato alle armi
convenzionali, per la necessità di proteggere le vite dei soldati USA in
Iraq: è uno dei casi previsti, «porre
rapidamente fine al conflitto nei termini favorevoli»
agli Stati Uniti.
Tanto più che l'Iran può reagire con missili che recano nelle testate
armi chimiche.
Tuttavia, l'uso preventivo della bomba atomica contro un avversario non
nucleare, in una guerra non provocata, notano gli scienziati, segnerà
una svolta tragica.
Da quel momento tutte le 182 nazioni che hanno firmato i Patti di
non-proliferazione si sentiranno in pericolo, e parecchie di loro si
affretteranno a d! otarsi del proprio deterrente nucleare.
Ne risulterebbe un mondo con troppe potenze atomiche e col rischio che
conflitti minori o regionali possano escalare allo scontro nucleare.
Nella petizione,
gli scienziati criticano fortemente il
concetto di «armi di distruzione di massa»
usato dal Pentagono per accusare i suoi nemici; il concetto mette
insieme l'arma atomica e altre come gas e armi biologiche, offuscando la
distinzione tra le armi diverse e il nucleare, immensamente più letale.
Una guerra atomica può distruggere la civiltà.
E non c'è differenza fondamentale fra bombe atomiche «piccole» intese a
colpire installazioni sotterranee, e le «grandi» atomiche lanciate su
città od eserciti.
Il «tabù» delle armi atomiche ha servito l'umanità per 60 anni, dicono
gli scienziati.
Se l'uso di tali armi contro Paesi non-nucleari diventa dottrina
ufficiale americana, verrà il momento in cui il loro uso diverrà
inevitabile, se non altro per mancanza di piani alternativi.
Note
1)
Jorge Hirsch, «Americas
nuclear ticking bomb»,
San Diego Tribune, 3 gennaio 2006. Hirsch è
docente di fisica a San Diego, e uno dei promotori della petizione. La
si può leggere su
http://physics.ucsd.edu/petition/.
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