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NOTIZIE
Le lacune dell'informazione italiana sulla situazione in Libano
di Susanne Scheidt
Fonte:
aljazira
Gli italiani non sanno praticamente nulla su una "missione" in Libano che li coinvolge in prima fila e che sempre più precariamente rispetto al passato può essere presentata come "di pace"... La responsabilità di un apparato, i media, di disinformazione programmata dove operano autentiche nullità.
Guardo sempre i
notiziari della RAI e di RAInews24 per sapere come le cose vengono
presentate all'opinione pubblica - tenendo conto che la maggior parte
della gente non legge i giornali, tanto meno guarda le TV estere e
prende le sue informazioni, appunto, dalla TV locale.
Ieri e l'altro ieri i notiziari RAI erano stracolmi delle gesta delle
truppe italiane, che venivano amorevolmente riprese durante gli sbarchi
sulla spiaggia di Tiro. Queste immagini, intercalate dai commenti di
Alessandro Politi, Direttore dell'Osservatorio Nomisma e da Gianni
Rufini, docente universitario, e da qualche aggiornamento mandato dai
corrispondenti RAI dal Libano che sempre ruotavano attorno agli sbarchi,
erano le uniche informazioni sul Libano e sui rapporti tra Italia e
Libano. L'immagine che veniva trasmessa al pubblico italiano, era di
"impegno per la pace nel mondo, gloria per l'Italia" che, si dà ad
intend ere, guadagnerebbe
enormemente di prestigio grazie a questo contingente militare operante
in Libano, al quale, ben presto s'assocerebbe la "società civile" sotto
forma di numerose organizzazioni non-governative italiane.
Ma la RAI non ha fatto nessuna parola, invece, sul sit-in che dall'altro
ieri mattina 100 su 128 parlamentari libanesi stanno facendo presso il
Parlamento a Beirut per protestare contro il perdurante assedio
israeliano alle vie marittime e allo spazio aereo del Libano, definito
una continuazione della guerra ed una violazione della stessa
Risoluzione 1701 in nome della quale le truppe italiane stanno già
sbarcando in Libano. Certo, parlare della manifestazione di protesta dei
parlamentari libanesi avrebbe potuto sollevare anch e tra gli ingenui
spettatori televisivi la domanda se, assed! io israe liano persistendo,
le nostre truppe forse stessero entrando in una situazione tuttora
caratterizzata da occupazione militare...
Così, come non si è parlato della manifestazione di protesta dei
parlamentari libanesi, non si è fatta parola delle decisioni dei
governi tedesco e turco di sospendere l'invio di truppe per la nuova
missione UNIFIL finché non siano chiare le cosiddette "regole
d'ingaggio" - che determineranno l'operato di fatto di dette forze
armate. Il governo italiano, occorre constatare, non si è preoccupato di
queste "regole d'ingaggio", perché i partiti politici che occupano il
Parlamento ed il Senato non hanno sollevato alcuna domanda al riguardo.
I governi tedesco e turco, invece - e stiamo sempre parlando di governi
NATO, non di quello di Hugo Chavez o di Fidel Castro -, non osano
mandare un solo soldato finché queste regole non siano conosciute. Prima
di allora, i parlamenti non verranno convocati per votare sulle
relative risoluzioni.
Inoltre: il governo tedesco avrebbe dovuto rendere noto, entro questo
fine settimana, l'esatto numero di truppe che avrebbe mandato. Invece,
il governo tedesco ha comunicato di non essere in grado né di
quantificare le truppe - causa mancanti "regole d'ingaggio" - né di
indire una riunione del parlamento per votare la relativa risoluzione,
in quanto non avrebbe ancora ricevuto una richiesta ufficiale da parte
del governo libanese di inviare un contingente militare a rinforzo dell'UNIFIL.
E senza questa richiesta ufficiale e formale da parte del governo
libanese, il governo tedesco non si muove.
Domanda: ma il governo italiano ha ricevuto una richiesta ufficiale e
formale da parte di quello libanese prima di inviare un contingente
militare italiano? o la richiesta era pervenuta solo da Kofi Annan e da
Alain Pellegrini? I notiziari RAI non hanno trasmesso alcuna
informazione circa queste importantissime circostanze.
E non si è parlato della situazione in T urchia, dove le promesse del
governo in sede NATO di fare on! ore al s uo atlantismo con l'invio di
truppe e di navi della marina militare in Libano ha mandato in tilt le
relazioni con l'opposizione, ma anche quelle tra il Primo Ministro
Tayyip Erdogan ed il Presidente Ahmet Necdet Sezer. Ciò che è iniziato
come una protesta, capeggiata da Sezer, contro la "protezione di
interessi di altre nazioni" a scapito dei propri interessi (in questo
caso, per non vedere nascere un Kurdistan dal corpo dell'Iraq che si
sarebbe incuneato in quello della Turchia), ha nel frattempo innescato
un ampio discorso tutt'altro che gradevole per gli USA: il blocco che
s'oppone all'invio di truppe in Libano sta dando voce alle insistenti
preoccupazioni che l'imminente ingerenza negli affari interni del
Libano, affiancata dalla presenza di truppe militari a guida NATO (la
targa ONU sembra ingannare solo il pubblico italiano), potrebbe fare
piombare il Libano nel caos e nella violenza creando una situazione
simile a quella nella quale è stato inabissato l'Iraq, coinvolge ndo non
solo la Turchia, ma il Medio Oriente per intero.
La fatidica riunione del Parlamento turco è stata indetta per martedì.
Per aumentare le sue prospettive di farcela e far passare la sua
risoluzione, il Primo Ministro Tayyip Erdogan ha dovuto promettere che
nell'eventualità che le truppe UNIFIL in Libano venissero incaricate dal
Consiglio di Sicurezza ONU di disarmare Hezbollah, il contingente turco
verrebbe immediatamente ritirato.
Le preoccupazioni che Erdogan si è precipitato a sminuire sembrano molto
fondate se si tiene conto che contemporaneamente, anche il governo
tedesco ha dovuto rimandare una discussione in parlamento, dopo che le
parole del Ministro alla Difesa, Jung, avevano scatenato un putiferio
nella Commissione parlamentare per le questioni della Difesa: Jung,
riferendosi alla nuova forza UNIFIL da costituire in base alla
Risoluzione ONU ! 1701, si era
fatto scappare che le nuove, tuttora ignote "regole d'ingaggio"
avrebbero previsto l'invio di "truppe di combattimento". Mentre il testo
della risoluzione sottoposto al voto in parlamento parla di una
"missione di mantenimento di pace". Le stesse preoccupazioni che
incombono sull'opinione pubblica in Turchia.
Ma la RAI non intervista né esponenti turchi e né tedeschi dei
rispettivi orientamenti pro e contro, né un solo parlamentare libanese
che sta prendendo parte nell'attuale sit-in. In altre parole: i media
italiani fanno disinformazione per mezzo di grossolane lacune
http://www.aljazira.it/index.php?option=content&task=view&id=838&Itemid=1
17/09/2006