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NOTIZIE
Le amicizie pericolose del “Professore”:
Prodi e la politica mediterranea del governo italiano dopo l’aggressione
sionista al Libano
di Dagoberto Husayn Bellucci - direttore responsabile Agenzia Stampa "Islam
Italia" da Beirut sud
Il governo italiano fin dai primi giorni dell'aggressione sionista contro il
Libano ha dimostrato una ambiguita' di fondo ed una solidarieta' di
"facciata" che , a pensar male, sembrerebbe confermare una linea strategica
affatto "equidistante" rispetto ai problemi del Vicino Oriente e alle
costanti della politica mediterranea italiana.
Storicamente filo-araba la posizione italiana si e' andata via via
appiattendosi, dopo Tangentopoli e la disintegrazione delle vecchie
formazioni politiche della cosiddetta prima Repubblica, su un urtante
posizione pro-israeliana che, dopo l'ascesa del secondo esecutivo del
Cavaliere di Arcore , aveva rasentato l'assurdo.
Con Silvio Berlusconi al governo del paese e soprattutto con Gianfranco Fini
alla Farnesina l'esecutivo di centro-destra aveva dato fondo a tutto il suo
pro-sionismo spingendosi fino alla solidarieta' con l'entita' criminale
sionista e il suo ex premier , il boia di Sabra e Chatila, Ariel Sharon
quando decise di dare il via ai lavori di costruzione dell'odioso muro di
divisione eretto per "fini strategici" nella Cisgiordania.
Il muro della vergogna sionista che ghettizza e rende cittadini senza
cittadinanza migliaia di palestinesi. Fini ando' in "processione" fino a
Gerusalemme per esprimere - dopo la tappa obbligatoria al museo
dell'"olocausto" a Yad Vashem , novelle forche caudine per una classe
politica senza attributi e senza alcuna dignita' - tutto il suo appoggio a
questa inquietante costruzione militare.
Eravamo 'certi' che con Prodi le cose non sarebbero cambiate affatto
considerando che il professore e' stato delegato dai poteri forti della
Goldman Sachs e del Bildeberg Group a perseguire una politica mediterranea
nel solco del precedente esecutivo Berlusconi.
Neanche la nomina di Massimo D'Alema al ministero degli Affari Esteri poteva
'scalfire' il programma di kippizzazione della politica dell'Unione.
E difatti abbiamo visto come i principali organi di disinformazione
prosionisti italioti hanno 'accolto' la sua visita alle rovine di Haret
Hreik nelle banlieus della capitale libanese quando, due mesi or sono,
accompagnato dal deputato di Hizb'Allah, Haji Hassan, venne fatto oggetto di
veementi invettive e offese (con la comparsa dei manifesti di Alleanza
Nazionale, ovvero della sezione italiana del Likud israeliano , per le
strade della capitale romana nel quale si parlava di D'Alemmah...).
Ora incominciano a trapelare altre importanti informazioni sulle amicizie
pericolose del professor Prodi che , a quanto pare, ha cercato di imporre le
linee guida della sua politica atlantista addirittura alla Siria di Bashar
el Assad.
E' notizia trapelata in queste ultime ore di una telefonata dello scorso 9
settembre che il capo dell'esecutivo italiano avrebbe fatto al presidente
siriano per convincerlo ad accettare una serie di proposte tra le quali
l'invio di una missione militare di addestratori dell'Unione Europea esperti
nella gestione e nell'uso di sofisticate apparecchiature per il rilevamento
e il controllo a distanza di eventuali passaggi di carichi di armamenti
lungo la frontiera che separa Damasco dal Libano.
L'Italia si sarebbe dunque offerta alla Siria di fare da portavoce dell'U.E.
al fine di dotare i doganieri e le guardie dell'esercito siriano alla
frontiera con il Libano di queste innovative strumentazioni.
Addirittura tre giorni dopo l'agenzia ADN Kronos International da Beirut
riportava che , nel suo incontro libanese, il Ministro della Difesa italiano
Arturo Parisi avrebbe reiterato queste misure di "sicurezza" per il paese
dei cedri direttamente al suo omologo Elias Murr insistendo con il Governo
libanese e con quello siriano per una completa esecuzione della risoluzione
Onu nr 1701.
L'indebita pressione italiana su Damasco e su Beirut pare non aver trovato
alcuna risposta dalla controparte siriana, probabilmente piu' irritata che
soddisfatta di questa "offerta velenosa" che andava esclusivamente a
vantaggio delle strategie sioniste nella regione, e - alla luce della
conferenza stampa congiunta tenuta in occasione della sua visita a Beirut da
Prodi assieme al premier Fouad Siniora, una non proprio "simpatica
accoglienza" neanche da parte libanese.
Durante la conferenza stampa Prodi-Siniora il premier libanese pare essere
rimasto piuttosto seccato dalle parole con le quali il suo omologo italiano
ha richiesto la scarcerazione dei due soldati israeliani rapiti lo scorso 12
Luglio dalla Resistenza Islamica.
In particolare perche' Prodi sembra essersi completamente dimenticato di
richiedere al governo d'occupazione sionista di liberare oltre una trentina
di libanesi che sono ancora, da decenni, nelle mani dei tiranni israeliani.
Un silenzio che potrebbe iscriversi nella politica double-face ,
apparentemente cordiale e solidaristica verso il martoriato paese dei cedri
ma in realta' piuttosto enigmatica rispetto alle linee guida del ruolo
italiano nel Vicino Oriente, con la quale l'esecutivo Prodi insiste da mesi
sostenendo a spada tratta le strategie dell'emporio criminale israeliano.
Prodi non deve assolutamente aver dimenticato le assicurazioni fornite al
Ministro degli Esteri sionista, la giudea Tzipi Livni, in occasione della
sua visita a Grosseto dello scorso 24 agosto cosi' come , tra l'altro, i
libanesi non dimenticano che le micidiali bombe anti-bunker che piovevano
sulla periferia meridionale della capitale, nella Beka'a e nel sud a
maggioranza sciiti erano "made in Usa" ma provenienti dalla base militare
statunitense di Tombolo a meta' strada tra Livorno e Pisa...
'Dunque' dove va la politica mediterranea del Mortadella?
Che ne e' delle sbandierate equidistanze e delle pro-offerte di amicizia ai
popoli arabi?
"Dura lex , sed lex" proclamavano gli antichi latini. E la dura lex e'
sempre quella della Sinagoga Mondialista che in Occidente 'controlla' e
determina i "giochetti" della politica del 'circo' istituzional-partitico...
In Occidente, come sempre, non si muove foglia ch'el giudeo non voglia. E
questa verita' lapalissiana pare proprio che al professor Prodi sia entrata
decisamente in testa...oltretutto con un consigliere come Gianfranco Levi al
fianco siamo certi che non mancheranno "eventuali" "ripassi"...
18/10/2006