NOTIZIE

 

Vivere a Beirut Sud tra le rovine della cittadella Sciita dopo l’aggressione sionista.


dal nostro corrispondete- Dagoberto Husayn Bellucci - direttore responsabile Agenzia di Stampa "Islam Italia"

A cinque giorni dalla proclamazione del cessate il fuoco la vita e' ricominciata anche nella "cittadella sciita" di Da'he.

Fin dallo scorso martedi' mattina un fiume di auto e pullman si sono riversati nelle periferie meridionali della capitale libanese.

Migliaia di rifugiati e di sfollati sono rientrati velocemente nel loro quartiere, hanno rioccupato le loro case e ricominciato la vita di tutti i giorni.

Per molti di loro il ritorno e' stato amaro: la casa bombardata, le macerie da tirare su' ovunque squadre di volontari delle organizzazioni islamiche al lavoro per ripulire in fretta e furia le strade attorno a Haret Hreik , Beir el Abad, Bourje el Baranje.

L'attivita' di questi volontari e' difficilissima. Si lavora sodo per cercare di ripulire le strade dalle macerie e facilitare la circolazione del traffico che, immediatamente, ha ripreso ad essere intenso come sempre.

Molte zone sono ancora presidiate dalla sicurezza degli uomini di Hezb'Allah ma , sostanzialmente, quasi tutta la zona attorno al quartier generale del partito sciita libanese e' tornata agibile anche ai numerosi cameramen, reporter e giornalisti stranieri.

Tra vetrine sfaciate e negozi completamente devastati; in mezzo alle lacrime di chi ha perso tutti gli averi di una vita e al sudore di chi si e' rimboccato le maniche per tirare su quel poco che rimaneva le banlieus meridionali di Beirut sono ritornate a vivere.

Negozi aperti, internet point disponibili, molta curiosita' di chi vuole rendersi perfettamente conto dei danni provocati dall'aggressione sionista.

I commenti unanimi nella zona sono quelli di chi si ritrova in una citta' fantasma a camminare tra rovine. Un cumulo di macerie , macchine sfasciate, interi palazzi piegati su se stessi sono lo spettacolo che si offre ai curiosi e a chi ritorna a Da'he.

A cinque giorni dalla tregua decretata dai criminali sionisti e dalla Resistenza libanese la vita ricomincia.

Al Manar ha ripreso le trasmissioni dalla sua sede devastata (dove di frequente sono in visita politici locali e delegazioni straniere ed ogni giorno e' un gran via vai di giornalisti e reporter), i taxi ricominciano a farsi vedere anche da queste parti, si riprende il ritmo di tutti i giorni e sono riaperte le tipiche caffetterie e i locali dove la gente si ritrova per scambiare due chiacchiere.

Nei discorsi che si sente e' percepibile lo stato emotivo di una popolazione che non si vuole piegare, che va fiera della sua Resistenza e del suo Capo, sheick Hassan Nasrallah (i cui ritratti sono onnipresenti in tutte le vetrine e sui manifesti rapidamente apparsi sui muri di tutte le strade e vicoli).

Nessuno qui crede che sia ancora finita. Nessuno crede alle "promesse" israeliane di un cessate il fuoco. Tutti sono pronti a una nuova escalation di terrorismo e violenza.

Il popolo di Hezb'Allah si divide tra qualche raro fiducioso (sicuramente e legittimamente convinto dalla forza dimostrata sul terreno militare dai combattenti della Resistenza) e i piu' che aspettano le prossime due-tre settimane per dichiarare conclusa l'aggressione.

I prossimi quindici o venti giorni ci daranno una risposta a questi interrogativi. Tutti sappiamo benissimo che l'entita' criminale sionista , il sedicente "stato di Israele", e' uscito con le ossa rotte dal conflitto che ha vilmente scatenato contro il Libano.

Ma il vero nodo gordiano da sciogliere rimane quello delle volonta' americane che sono decisive ai fini di determinare un vero e proprio cessate il fuoco duraturo nella regione.

Se l'America vuole continuare l'aggressione contro il Libano allora dovra' 'delegare' gli sgherri kippizzati di Sion e convincere una volta di piu' il governo d'occupazione ebraico della Palestina a colpire in Libano.

L'amministrazione Bush non e' affatto soddisfatta di come il premier Olmert e i suoi stretti collaboratori della Difesa hanno condotto la "guerra" contro Hezb'Allah.

Hezb'Allah che celebra in questi giorni una vittoria che e' soprattutto simbolica: l'aver resistito per oltre un mese ad una furia bestiale che "Israele" ha scatenato contro un intero popolo ha rappresentato la chiara determinazione del partito sciita libanese di restare in piedi in un "mondo" di rovine.

Non e' eufemisticamente che citiamo Evola. Realmente questa Resistenza ha dimostrato al mondo di che pasta sono fatti gli sciiti del Libano. Ha dimostrato che nessuno potra' mai piegare Hezb'Allah ne' disarmarlo e tantomeno distruggerne la volonta' e la determinazione.

Nel sermone di ieri , presso la moschea Hassaniyn, sheick Mohammad Hussein Fadlallah - guida suprema degli sciiti libanesi - ha ricordato i lutti e le sofferenze del popolo libanese mentre nella giornata di ieri venivano celebrati i funerali delle vittime di Cana al sud e di Bretel nella Beka'a.

Un immensa folla di fedeli ha fatto da ala alle salme dei martiri tra drappi gialloverdi di Hezb'Allah , bandiere nazionali libanesi e ritratti dei caduti.

Sheick Mohammad Yasbik , parlando a Ba'albak, ha ricordato la grande determinazione dimostrata dagli uomini della Resistenza Islamica, la forza d'animo di questo splendido popolo che non si e' chinato davanti all'aggressione brutale dei sionisti e l'unita' che ha contraddistinto la nazione libanese durante quest'ultimo mese.

Stato , Istituzioni, Governo, partiti politici, cittadini si sono stretti attorno alla Resistenza e alle vittime. L'aggressione bestiale lanciata dai sionisti voleva indurre i libanesi a nuove divisioni, lacerare il corpo sociale del paese e riaprire vecchie ferite della passata guerra civile riaccendendo gli odi antichi della contrapposizione confessionale ed etnica.

Il piano di "Israele" e dell'America - il 'tutor' diplomatico e politico del gangsterismo sionista - e' fallito.

Come recitano alcuni drappi issati dai militanti del partito di seeyed Nasrallah sulle rovine di Bir el Abad e Haret Hreik "Questo e' il nuovo medio oriente" o "Made in Usa".

Abbiamo parlato con molti fratelli e sorelle della tv "al manar" e della radio "al nour" che ci hanno confermato che malgrado l'aggressione si sia diretta contro le loro emittenti , malgrado tutta la violenza subita e le difficolta' imposte dalla distruzione completa dei loro studi televisivi e radiofonici, la volonta' di continuare a informare e a diffondere la voce della liberta' e della verita' e' sempre stata al centro delle loro preoccupazioni in ogni momento del conflitto.

"Al Manar" e radio "al Nour" hanno continuato a tenere alta la bandiera della verita' contro le menzogne diffuse da 'Sion' e propagandate nel mondo dai mass media asserviti a "Israele" e ai diktat sinagogici dell'Internazionale Ebraica.

Abbiamo realizzato un intervista interessante con uno dei responsabili della tv sciita libanese che ci confermava che la volonta' di "al Manar" e' quella di perseverare nella difesa degli oppressi e nella diffusione della verita'.

Sono questi ultimi i veri motivi per i quali l'aggressione sionista si e' diretta anche contro la libera voce delle emittenti legate al partito di dio.

Un intero popolo si stringe dunque attorno alla sua Resistenza.
Anche il presidente della repubblica, Emile Lahoud , e i principali esponenti del governo sono vicini alla popolazione civile che rientra nelle proprie regioni devastate dalla bestiale aggressione.

Il Libano , tra timori e paure di nuove ostilita' (come peraltro confermato dal blitz mancato da un commando sionista stamani a Ba'albak nella Beka'a)  e volonta' di continuare a resistere e opporsi, ritorna alla vita di tutti i giorni.

Non sara' piu' come prima : tutti siamo consapevoli che Hezb'Allah ha vinto. E nessuno potra' mai negare l'onore delle armi ai martiri e ai combattenti della Resistenza.

 


20/08/2006


pagina delle notizie

home page

archivio 2006

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003