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Contratto metalmeccanici:la vera vittoria degli ‘sconfitti’

Giuliano Castellino

Ieri è stato raggiunto l’accordo per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici.
In mattinata, Federmeccanica e sindacati hanno dato l’annuncio dopo una lunga trattativa.
Il segretario della Uilm, Antonino Regazzi, ha spiegato che l’aumento sarà di 100 euro mensili, con una tantum di 320 euro, e una erogazione di 130 euro per i lavoratori senza secondo livello di contrattazione e ai minimi salariali.
Fra i cardini dell’accordo è previsto inoltre un allungamento contrattuale di sei mesi.
L’intesa mette fine a una serie di proteste e manifestazioni dei lavoratori che, nei giorni scorsi avevano bloccato strade e stazioni ferroviarie in molte città d’Italia.
L’accordo raggiunto è stato commentato lungamente dal presidente di Federmeccanica: “Dopo un lungo periodo abbiamo un contratto, anche se costoso, a firma unitaria. Spero sia l’ultimo contratto così difficile. Cerchiamo per la prossima volta di essere più veloci possibile. Se non chiudevamo a cento euro non chiudevamo. Ma avevamo alle spalle una situazione drammatica nel paese, con blocchi stradali e la difficoltà di alcune aziende. Ci siamo quindi guardati dentro e abbiamo deciso di non guardare alla forma, ma alla sostanza. Per questo quello siglato è un buon contratto”.
Ha continuato Massimo Calearo, nel corso della conferenza stampa seguita alla firma: “In questa partita non ci sono né vinti né vincitori. E’ un contratto positivo anche se indubbiamente oneroso, che noi abbiamo voluto firmare con sacrificio, soprattutto per quelle imprese metalmeccaniche esposte alla competitività internazionale in un momento economicamente difficile. Federmeccanica esce da questa vertenza contrattuale fortemente ricompattata nonostante le voci contrarie di questi ultimi giorni. L’intesa è compatibile con i conti. Abbiamo cioè guardato alla complessività dell’accordo visto che, in questo rinnovo, c’è un primo segnale di flessibilità, ormai per noi sempre più urgente. Chiusa questa partita, però, gli industriali guardano adesso a quel tavolo sulla riforma del sistema contrattuale che dovrà rivedere gli accordi del ‘93, mai effettivamente decollato”.
Il presidente ha anche mandato una steccata ai confederati: “Questo contratto toglie ormai ogni alibi a Cgil, Cisl e Uil nel negare un dialogo con Confindustria. E’ indispensabile, infatti, aprire immediatamente un tavolo operativo interconfederale, perché la situazione del paese è sempre più difficile, come dimostrano i dati più recenti”.
Gli industriali, sempre per voce di Calearo, però hanno chiamano alla responsabilità anche il governo: “Dopo questo passo importante da parte nostra, spero ci sia anche dal governo una visione più attenta al futuro dell’impresa manifatturiera”.
Anche Andrea Peressutti, Presidente della Sezione Industrie Metalmeccaniche di Assindustria Belluno, ha commentato l’accordo: “Un buon contratto, ma sofferto. Un’intesa rilevante sotto il profilo economico e per gli elementi innovativi che contiene, da sempre caratteristiche principali del contratto dei metalmeccanici. Se fosse stato possibile incidere sul cuneo fiscale, sarebbe stato più facile chiudere nei tempi adeguati”.
Soddisfatti anche gli esponenti della maggioranza.
Queste le dichiarazioni del titolare del Welfare: “Esprimo la soddisfazione mia e del governo per la chiusura della difficile vertenza dei metalmeccanici con la firma di tutti i sindacati, a differenza delle precedenti esperienze. Questo evento ha facilita anche la definizione della questione degli esuberi Fiat”.
Maroni ha anche evidenziato che la vertenza delle tute blu deve sollecitare una riflessione sulla riforma del modello contrattuale: “Noi, però, più che chiedere ai sindacati e alle parti sociali di lavorarci non possiamo fare, perché non è tema di competenza del governo. Noto con soddisfazione, comunque, che nell’accordo dei metalmeccanici viene riconosciuta e introdotta l’applicazione del contratto di apprendistato professionalizzante che è una nuova figura della legge Biagi, che aumenta il livello di flessibilità regolata. La chiusura del contratto è stata facilitata anche dalla norma che abbiamo inserito nella Finanziaria 2006, che riduce di un punto percentuale il costo del lavoro dal primo gennaio di quest’anno. In qualche modo, quindi, anche se indirettamente ci sentiamo partecipi della chiusura positiva di questa vertenza e, quindi, esprimo soddisfazione a nome del governo”.
Ancora una volta i poteri forti hanno calato la maschera: infatti al governo, alle associazioni degli industriali e soprattutto a chi detta le leggi economiche, non interessava tanto la questione dei 100 euro, ma l’introduzione di alcune forme di flessibilità e la futura ricomposizione della ridiscussione dei contratti lavorativi.
Il lavoro, quello stabile, sicuro, a contratto indeterminato è finito sotto la minaccia delle oligarchie e deve sparire.
L’unico accettabile sarà quello precario, flessibile e mobile.
E questo contratto è solo il primo passo verso questo nuovo sistema di lavoro, già presente e maggioritario in moltissime aziende italiane.
Ancora una volta i poteri forti hanno preso per la gola i lavoratori, bisognosi dell’aumento, (altro che quarta settimana, qui non si arriva neanche alla terza!) ma allo stesso tempo gli hanno fatto ingogliare una nuova pillola avvelenata.

Ultimo aggiornamento: domenica 22 gennaio 2006