Trappola per Clinton
Effedieffe
Maurizio Blondet
WASHINGTON
- Jerry Falwell è il più influente dei telepredicatori
americani, uno degli strateghi nella ormai lunga storia
d'amore fra i protestanti apocalittici USA («cristiani
rinati»), la lobby ebraica e l'estremismo sionista del Likud.
E' quello a cui Menachem Begin regalò un aereo privato
Learjet per i suoi meriti nello spingere la Casa Bianca (70
milioni di americani seguono i tele-evangelisti) ad
accettare l'estremismo israeliano.
Adesso Jerry Falwell ha raccontato a Vanity Fair,
vantandosene, come lui e Bibi Netanyahu, allora premier
israeliano, usarono la relazione tra Clinton e Monica
Lewinsky per forzare il presidente americano a non fare più
pressioni per il ritiro di Israele dai territori occupati.
Falwell racconta come nel '98 a Washington lui accolse
Netanyahu, appena arrivato perché la sera seguente doveva
parlare con Bill Clinton.
Falwell organizzò un bagno di folla per «Bibi», radunando un
migliaio di protestanti super-sionisti osannanti.
«Netanyahu ci parlò quella sera. Fu lui a organizzare la
cosa [la trappola Lewinsky], perché ce l'aveva a
morte con Clinton».
Nell'incontro la sera seguente, la pressione di
Clinton su Netanyahu infatti mancò.
«Era scoppiato lo scandalo Lewinsky…Clinton doveva
salvare se stesso, sicchè pose termine alle richieste
[di abbandonare i territori occupati], che sarebbe stata
una cosa pessima per Israele» (1).
Falwell non spiega di più.
Ma l'incontro fra Clinton e l'israeliano ebbe luogo il 20
gennaio 1998, la un giorno prima che lo «scandalo sessuale»
scoppiasse su tutti i media.
Di
fatto però, ricostruisce Michael Piper Collins (un
coraggioso giornalista di American Free Press) (2)
già qualche giorno prima che lo scandalo scoppiasse un
giornalista famoso aveva alluso a imminenti rivelazioni su
un salace fatto sessuale alla Casa Bianca.
Questo giornalista ben informato era William Kristol, uno
dei più influenti neoconservatori allievi di Leo Strauss e
amico di Wolfowitz, Perle e Leeden, nonché direttore del
Weekly Standard.
Ma non basta.
Sei giorni prima - ossia il 15 gennaio - un altro influente
periodico, il Washington Jewish Week, aveva pubblicato un
articolo in cui accusava Clinton di «aver voltato le
spalle ad Israele».
Articolo e titolo erano solo il pretesto per pubblicare una
foto che mostrava Clinton di schiena: un fotogramma del
video che sarebbe diventato famoso, dove si vedeva Clinton
abbracciare la grassoccia Monica confusa in una fila di
altre «intern».
Il video risaliva al 1996, e nulla di esso era stato
mai pubblicato prima.
La Lewinsky aveva mostrato quel video a varie sue amiche
vantandosi della relazione con il presidente.
La pubblicazione della foto era evidentemente un «messaggio»
minaccioso a Clinton.
Falwell racconta che Netanyahu gli riferì, a proposito del
suo colloquio col presidente, che Clinton l'aveva
scherzosamente minacciato: «so dove sei stato ieri sera»,
alludendo alla sua serata coi fondamentalisti protestanti
(ostili a Clinton).
Ingenuo: il Mossad sapeva da anni «dove era stato ieri
sera» Bill Clinton, e gli aveva teso la nota trappola al
miele.
Maurizio Blondet
Note
1) Craig
Unger, «American Rapture», Vanity Fair, dicembre
2005.
Jerry Falwell è uno dei «teologi»
dispensazionalisti che dicono di credere imminente la «rapture»,
il rapimento in cielo dei buoni cristiani, mentre i cattivi
resteranno a soffrire sulla terra nella «grande
tribolazione» che precederà il secondo avvento di Cristo e
la fine del mondo. In questo interregno di tribolazione («dispensazione»)
il cristianesimo scomparirà, e a dominare sarà il popolo
d'Israele. Su questa fanta-teologia tali fanatici messianici
basano il loro appoggio ad Israele: conquistando la «terra
santa», essa «accelera» il secondo avvento. Quanto a Vanity
Fair, vale la pena di ricordare che la rivista appartiene ai
fratelli Newhouse, la 25ma famiglia più ricca in America. I
Newhouse contribuiscono con milioni di dollari alla
Anti-Defamation League.
2) Michael Collins Piper, che collabora con il
periodico Spotlight, è autore di «The New Jerusalem»
(una mappa informatissima sulle ramificazioni del potere
ebraico in USA) e di «The high priests of war», il
primo libro sull'ascesa politica dei neocon.