NOTIZIE

FILIPPO PEDERZINI-Gazzetta di Modena

INTERVISTA BELLUCCI

L’escalation militare nel Vicino oriente, pare aggravarsi ogni giorno di più. Lo stato libanese è tornato a rivivere di colpo gli anni cupi della guerra civile e come si assiste da diversi giorni, oltre la popolazione locale, in fuga dalle zone di guerra verso nord, anche tutti i cittadini stranieri si stanno ammassando verso la frontiera siriana per lasciare il paese. Mentre un primo contingente di italiani è già giunto a Roma, Dagoberto Bellucci, livornese di origini, ma residente a Modena è in partenza per raggiungere il Libano, dove vive e lavora da oltre due anni. L’abbiamo incontrato poche ore prima della partenza per conoscere le ragioni del suo ritorno a Beirut in questo particolare momento.

Bellucci, cosa la riporta in Libano proprio adesso?

Direi tutto. A Beirut mi sono ricostruito una nuova vita. Ho una famiglia, una ragazza che mi aspetta, tanti amici e fratelli, che attualmente si trovano sotto i bombardamenti.

Lei conosce bene il Libano. In quale occasione ha visitato per la prima volta il paese dei cedri e che cosa l’ha spinta a trasferirsi definitivamente laggiù?

Il primo viaggio risale a dieci anni fa, nel 1996. In quel periodo la zona meridionale era ancora occupata e ho assistito all’aggressione dell’aprile di quell’anno; una delle molte. Sono ritornato in Libano diverse volte, fino a quando non ho deciso di trasferirmi stabilmente a Beirut nell’estate 2004, facendo occasionalmente qualche puntata in Italia. Là ho trovato gente meravigliosa che, dopo gli anni dell’occupazione stava cercando di tornare ai fasti degli anni’70, quando il paese dei cedri era considerato come la Svizzera del Vicino Oriente. Mi occupavo di corrispondenze estere per alcuni quotidiani e siti internet, seguendo l’evoluzione della politica internazionale dell’intera area.

Esattamente con quali media collabora?

Collaboro con i siti di Aljiazira, Italia Sociale, Il Dialogo; con il quotidiano “Rinascita” e con il trimestrale di geopolitica “Eurasia”. Sono direttore di un’agenzia di stampa denominata “Islam-Italia”, che collabora attivamente con il mensile del centro Italo-arabo e del Mediterraneo “Assadakah”, di Roma. Questa organizzazione si occupa di tessere i rapporti culturali, commerciali ed economici tra l’Italia e il Mondo Arabo, promuovendo progetti come quelli che hanno interessato la ricostruzione del sud del Libano in collaborazione con le principali istituzioni italiane. Nel 2002 ricevemmo una delegazione parlamentare libanese a Roma e a Milano. Tutti questi progetti oggi sono andati in fumo, come dimostra inequivocabilmente la distruzione di una serie di ponti tra cui quello che collegava Beirut a Damasco, nella valle della Bekaa, realizzato con il contributo delle maestranze italiane.

Cosa conta di trovare una volta rientrato a Beirut?

Ammesso che ci arrivi, avevo fino a una settimana fa una casa ad Haret Hreik, alla periferia meridionale della capitale nella zona dell’aeroporto. Oggi non ho idea di quello che troverò. I bombardamenti di questi giorni sono stati pesanti ed hanno proprio interessato quell’area a maggioranza sciita. Sono stato infatti privo di contatti diretti nei primi tre giorni di ostilità. Solo sabato mattina sono riuscito ad avere un contatto telefonico di pochissimi minuti con la mia donna, la sua famiglia ed alcuni amici. Stanno bene, ma anche loro sono stati costretti alla fuga e di conseguenza hanno perso tutto.

Quale effetto le hanno fatto le immagini di questi giorni?

Posso solo dire che vedere in tv strade, negozi, abitazioni e zone dove quotidianamente passavo sconquassati in quel modo è davvero una gran pena. Penso sia inutile descrivere lo stato emotivo in cui mi trovo da mercoledì scorso. Molti libanesi residenti in Italia coi quali mi sento, provano lo stesso dolore, rabbia e indignazione per quel che sta accadendo.

Come pensa di raggiungere la capitale, vista l’impraticabilità dell’aeroporto?

L’unico passaggio è rimasto quello della frontiera settentrionale, lungo la costa. Ho un volo per Damasco e da lì raggiungerò Latakia, sulla costa siriana, quindi con un automezzo si farà il possibile per attraversare la frontiera. Una volta in territorio libanese sarà una vera e propria avventura viste le condizioni delle strade

Come si adopererà una volta giunto in Libano?

Innanzitutto cercherò di vedere la mia donna e le persone a me care. Ma soprattutto mai come in questo momento quella popolazione ha bisogno di aiuti. Le immagini parlano chiaro. Andrò a nome del centro Italo-arabo “Assadakah”, con medicinali e altri generi di prima necessità. È un’iniziativa presa sul momento dal direttivo di Roma per dimostrare la sua solidarietà con dei gesti concreti: serve di tutto e tutto in questo momento è indispensabile.

Non resta che augurarle buona fortuna.

Ne avrò sicuramente bisogno.

Filippo Pederzini.


23/07/2006


pagina delle notizie

home page

archivio 2006

archivio 2005

archivio 2004

archivio 2003