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NOTIZIE 2006
La conferenza di Teheran
Maurizio Blondet
Effedieffe
Alcuni rabbini del Neturei Karta che hanno preso parte alla conferenza di Teheran mentre abbracciano (!!) Ahmadinejad
Vari lettori vogliono un mio
commento sulla conferenza revisionista
indetta da Ahmadinejad.
Perché non lo faccio?
Perchè
da una parte è impossibile.
Come scrive l'impareggiabile Israel Shamir, "benchè i media mondiali
abbiano macinato migliaia di articoli sulla conferenza, […] praticamente
nessuno dei discorsi e degli studi esibiti a Teheran ha avuto spazio nei
mass media. I partecipanti sono stati bollati come "razzisti antisemiti",
anche se vi partecipavano non pochi ebrei,
venerabili rabbini in giacca lunga e cappello nero, sdegnati dalla
privatizzazione sionista della tragedia della guerra mondiale". (1)
Insomma, non sappiamo quello che si è detto là.
"I revisionisti speravano che i loro argomenti fossero finalmente
ascoltati", dice Shamir, "gli organizzatori credevano di poter
rompere il tabù e raggiungere milioni di persone. In questo, hanno fallito".
Era un fallimento fin troppo prevedibile.
E il motivo del fallimento è quello che ho già detto in passato, e che
compendia la mia posizione sulla Shoah: è che questa è il centro della
religione civile dell'Occidente. (2)
La sola religione rimasta.
La sola che pretenda ed ottenga un culto pubblico e obbligatorio.
La sola che ottenga la punizione dei suoi eretici e dei suoi increduli.
Israel Shamir dice la stessa cosa, appaiando la "versione ufficiale
dell'Olocausto" alle tavole della Legge date da Dio a Mosè.
Anzi, di più: "avete il permesso di negare l'Immacolata Concezione e la
Resurrezione di Cristo, potete prendervi gioco di Maometto, ma se avete un
dubbio che sei milioni di ebrei siano stati liquidati in camere a gas nel
quadro di un programma di annichilimento totale, finite in prigione in
Germania, Austria, Francia, Svizzera ed in altri paesi cosiddetti liberi".
Non si potrebbe dir meglio.
Lui può dirlo perché è ebreo di nascita, ancorchè oggi cristiano.
Se a dirlo fosse un altro, verrebbe esposto all'accusa di insensibilità
verso i sofferenti e le vittime di allora. Un altro grande ebreo,
Israel Shahak, mi raccontò un episodio terribile, di quando era bambino,
tredicenne, affamato, nel ghetto di Varsavia occupata dai tedeschi.
"La nostra resistenza uccise un giorno a colpi di
mitra un nemico. Noi bambini uscimmo sulla strada e ballammo attorno al
cadavere".
Poi aggiunse: "Quel criminale era un ebreo. Nel ghetto,
non abbiamo mai visto una sola SS: erano i capi ebrei che selezionavano per
le SS chi tra noi doveva essere deportato".
Per il bambino che fu Shahak,
il "nemico" era ebreo.
Sono cose ben note fra gli ebrei; anche
Eichmann parlò a lungo della collaborazione che aveva ottenuto da capi
sionisti, che furono premiati alla fine spedendoli verso le linee alleate in
treno, loro e le loro famiglie. Questi collaborazionisti divennero poi
ministri e funzionari in Israele; secondo Shahak, era questo il motivo per
cui della Shoah non si parlò nel 1945, bensì dal 1967.
Le vittime sopravvissute, in Israele, tacevano il
fatto moralmente indicibile, che erano state consegnate ai carnefici da
altri ebrei, e precisamente da ebrei che comandavano in Israele.
Occorse che questi kapò morissero (nel loro letto), per emergesse "la
memoria".
Ciò che raccontava Sahak era in fondo questo: che la Shoah "della storia"
era diversa dalla "Shoah della fede".
Uso deliberatamente questi termini del gergo teologico
cattolico-protestante, perché si tratta dello stesso fenomeno.
I teologi (o sedicenti tali) cattolici e protestanti tendono a distinguere
un "Gesù della fede" dal "Gesù della storia".
Il primo è l'essere fantastico dipinto da quella che chiamano "la
comunità primitiva", il figlio di Dio, il Risorto da morte; ma loro, che
non sono "primitivi" ma armati di tutti gli strumenti della scienza,
si ingegnano a dimostrare che il "Gesù della storia" era un
poveraccio qualunque, e che non risorse per nulla, perché non è mai risorto
nessuno.
Ma ecco il punto: questa distinzione è possibile solo in una religione
abbandonata, devastata dall'incredulità generale (anzitutto dei suoi propri
teologi) e non più difesa dall'autorità dogmatica e civile, come fu per
secoli la Chiesa.
La Shoah invece è la religione vigente.
La sola religione pubblica rimasta, e la sola armata dei mezzi temporali e
penali per stroncare l'eresia.
Perché appunto ogni "revisione" che indaghi la storia e come andò
realmente è l'eresia.
Le posizioni revisioniste sono molte e diverse e diversamente modulate: ma
tutte vengono comprese nella categoria del "negazionismo", che è
definito come un reato.
Viene ignorato che si può essere "revisionisti" senza essere "negazionisti".
In ipotesi, si può pensare a un revisionista che provi a sostenere che gli
ebrei internati nei lager non furono 6 milioni, bensì di più, addirittura 24
milioni.
Ciò spiegherebbe, poniamo, le decine di migliaia di neonati e lattanti che
furono internati e che oggi, ancor giovani, raccontano con lucidità
infallibile quel che vissero 63 anni fa.
Ma anche questo sarebbe bollato come "negazionismo".
Perché i sei milioni è il numero "che la fede ci propone di credere",
per mutuare un'espressione della Chiesa ormai abbandonata.
Non c'è difesa,
nessun altro argomento viene accettato.
Per questo mi rattristo per la conferenza di Teheran: i venerabili rabbini
sono quelli del Neturei Karta, e so cosa sono andati a dire: che la
persecuzione è conseguenza dell'infedeltà di Israele, e lo Stato sionista è
l'incarnazione stessa di questa infedeltà a Dio, la contraffazione del Regno
fondata sul sangue e sull'inganno, e preluderà ad altre persecuzioni.
Ma tutto ciò che hanno ottenuto, i cari rabbini, è che in Israele stanno
prendendo provvedimenti contro di loro. C'è chi vuole espellerli;
certamente, saranno perseguitati.
E mi rattristo per Faurisson: in Francia stanno preparandogli l'ennesimo
processo penale, per quel che ha detto a Teheran - e che non sappiamo.
Ed è ovvio perché non sappiamo cosa hanno detto i revisionisti a Teheran.
I media non hanno riportato una sola loro parola perché anche solo una frase
avrebbe infettato i giornali di sacrilegio.
Allo stesso modo, degli eretici del passato non sappiamo veramente nulla.
Ciò che dissero Pelagio o Ario, lo sappiamo solo per via indiretta,
dalle opere dei teologi che li combatterono. Le loro opere sono state
cancellate, perdute.
Sappiamo solo quel che i loro avversari pensavano di loro e delle
loro dottrine.
Così, fa parte della dogmatica l'imposizione di credere nella "unicità"
dell'olocausto.
Non basta che crediate che l'olocausto ci fu.
Dovete anche vietarvi di proiettarlo sullo sfondo della immensa tragedia del
secolo ventesimo; non potete metterlo nel novero dei sei milioni di polacchi
morti, dei 22 milioni di sovietici fra cui 7 milioni di civili uccisi nella
guerra, degli 800 mila tedeschi lasciati morire di fame da Eisenhower nei
suoi campi di concentramento "dopo" la guerra, dei 300 mila cosacchi
che si arresero agli inglesi e che furono da loro consegnati a Stalin,
uomini, donne e bambini, massacrati fino all'ultimo.
No.
Perché questi sono "fatti" profani.
I sei milioni di ebrei (non uno di più, non uno di meno) non sono un fatto
indagabile: sono storia sacra.
E la storia sacra è "unica" per definizione, il mito fondatore.
Si potrebbero indicare altri
particolari "teologici" della
cosiddetta memoria.
Così, male fanno i revisionisti a sottilizzare sulle camere a gas, se
esistettero o no.
Qui, entra in gioco il simbolo, così potente nella Scrittura mosaica, della
"vittima soffocata", quella le cui carni è vietato mangiare.
La vittima-tabù, sacrificata nel modo più illecito.
Cosa volete discutere, qui?
Come osate, se il Papa stesso non mette in dubbio la sola religione rimasta,
e compie gli atti cultuali da essa prescritti?
La mette in questione in quanto religione Gabriel Ash citato da
Shamir: "La 'lezione' dell'olocausto serve a giustificare
... l'occupazione genocida dell'Iraq, il bombardamento a tappeto israeliano
su Beirut, la futura guerra nucleare contro l'Iran... l'olocausto è una
divinità partigiana, che una volta per sempre benedice 'noi' e maledice
'loro', mentre allo stesso tempo esige di essere adorata da tutta l'umanità
in nome dell'umanità tutta".
Già: la vittima collettiva, purificata una volta per tutte dal
sacrificio assoluto, è una volta per tutte divenuta impeccabile.
E può compiere impunemente gli atti di cui ha accusato il Reich, i
genocidi, le guerre, l'espansione crudele, la spietatezza disumana, la
disumanizzazione dell'avversario, l'odio per tutti i goym, la sete di
dominio sulle razze inferiori, e l'esercizio di questo dominio senza alcun
limite, nemmeno di vergogna.
Per questo bisogna dire che il fascismo o il nazismo fu "il male
assoluto": sicchè ogni malvagità ebraica diventa ora relativa.
(3)
Ma Ash può dirlo perchè, suppongo, è ebreo.
Noi goym, no.
E il perché lo dice chiaro Shamir: "I governanti britannici, francesi,
americani, tedeschi e russi se ne infischiano delle vittime di una guerra da
tempo passata, ebrei o no; essi pagano il tributo all'olocausto, come le
nazioni vinte pagano il tributo al loro conquistatore".
Come conquistato ma persona privata, mi limito a non fare gli atti del culto
cui sono tenuti i governanti che hanno scelto i conquistatori, non noi.
E attendo la liberazione da questa schiavitù.
Attendo con speranza infallibile,
perché ciò a cui credo è Colui che disse: "Io sono la Via, la Verità e
la vita".
E che disse: "La Verità vi farà liberi".
So che il padre della menzogna ha un tempo contato, e per questo infuria nel
mondo come il leone sulla gazzella straziata: perché "sa di avere poco
tempo".
La liberazione libererà anche gli ebrei: l'elevazione della shoah a
religione pubblica e obbligatoria - che non implica né richiede la fede
interiore, ma solo atti esterni di soggezione - li ha privati del loro
legittimo dolore; impedisce loro di esaminare la terribile ambiguità della "shoah
della storia"; anche loro devono far finta di credere alla "shoah
della fede", e rimandare la condanna dei kapò ebraici che li
selezionarono e mandarono al macello.
Anche loro sono schiavi della falsa religione anticristica.
Ma "la Verità vi farà liberi".
Maurizio Blondet
Note
1) Israel Shamir, "They met
in Teheran",
http://www.israelshamir.net/English/Eng6.htm
2) Su questo sito, si veda il mio "la
sola religione rimasta".
3) Ad alcuni emissari che erano venuti ad intervistarmi (o
meglio a interrogarmi) per strapparmi qualche opinione "negazionista",
io ho risposto: non solo credo all'olocausto, ma ne ho tratto la lezione che
voi ci avete continuamente ripetuto. Voi ci dite: dove eravate, mentre il
Male Assoluto ci macellava? Perché non avete denunciato? Ebbene, a quei
tempi io non ero nato. Men che meno ero giornalista, e non potevo né
denunciare né sapere. Sono giornalista "oggi", e denuncio come posso
i crimini che ho visto accadere sotto i miei occhi, e della mia generazione.
I delitti immani del comunismo sovietico, ieri; la persecuzione genocida dei
palestinesi, attualmente. Ci sono olocausti anche oggi, e li commettete voi.
Ed io, come mi avete sfidato a fare, lo dico. Ogni generazione ha il suo
Reich. ma quello di Hitler non aveva la tv, si poteva non sapere. Oggi, chi
non sa non ha giustificazioni. E' il volonteroso complice dell'Hitler della
nostra generazione. Mi chiamate "antisemita"? Ma questo è previsto e
scontato. Chi esercita il potere con la violenza e la menzogna, ha sempre il
dominio sulle parole che usa per screditare e condannare chi dice la verità.
Anche i nazisti chiamavano chi li denunciava con nomi insultanti, e chi li
combatteva, "terroristi". Come fate voi, oggi, con i palestinesi che
opprimete.
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Sul numero degli
ebrei uccisi nella seconda guerra mondiale
http://www.vho.org/aaargh/ital/ital.html
Quando noi sentiamo i giornali e le televisioni parlare di 6.000.000 di
Ebrei uccisi nei campi di sterminio non ci viene mai indicata la fonte di
questa cifra. Ebbene la fonte é solo una ed é l'Enciclopedia Ebraica dove il
totale e di 5.820.960. Adesso, io sicuramente non sono uno storico, ma mi
hanno sempre insegnato che bisogna diffidare delle cifre che vengono fornite
da una delle due parti coinvolte, e che per lo meno più di una fonte deve
essere citata. La cifra di 6 000 000 dopo essere stata ripetuta per milioni
di volte nei giornali, televisioni e film di Hollywood é diventata
ufficiale. Questo nonostante, gia alla fine della guerra, si fosse in
possesso di statistiche accurate sul numero degli Ebrei prima e dopo la
guerra, e dei loro movimenti migratori fuori dall'Europa, verso l'America la
Palestina e la Russia.
Secondo l'Appendice N°VII, "Statistiche sull'Affiliazione Religiosa", del
libro del Senato Americano "A Report of the Committee on the Judiciary of
the United States Senate" del 1950, il numero di Ebrei nel mondo in quell'anno
era di 15,713,638 (vedi foto a lato). La stessa fonte nel 1940 riporta il
numero di Ebrei nel mondo a 15,319,359. Se lo studio statistico del governo
Americano é corretto la popolazione Ebraica non diminuì durante la guerra,
ma subì un piccolo incremento.
Se in 3/4 anni i tedeschi avessero fatto sparire 6 milioni di ebrei, si
potrebbe concludere che c'è stato un olocausto. Ma da dove proviene la cifra
di 6 milioni? Questa cifra ci viene presentata come derivante da studi
scientifici. In realtà è stata introdotta per la prima volta al Tribunale di
Norimberga, da Höttl, che non aveva veste di testimone, presentata in una
sua deposizione scritta, ma non davanti ai giudici. Höttl racconta che
Eichmann avrebbe detto d'essere saltato di gioia apprendendo che 6 milioni
di ebrei erano stati liquidati.
La testimonianza di Höttl fu accettata dalla corte senza che la difesa
potesse esaminare il teste. Höttl nonstante fosse stato un membro delle SS
che si macchiò di crimini dopo la sua confessione fu rilasciato e comincio a
lavorare come agente per la CIA. Nel 2001 la CIA rese pubblica la cartella
su Höttl (scritto anche Hoettl) intitolata, "Analysis of the Name File of
Wilhelm Hoettl" di circa 600 pagine. Nel documento Höttl viene descritto
come una fonte poco attendibile che regolarmente fabbricava informazioni per
chiunque lo avrebbero pagato.
Nelle parole di uno dei
ricercatore della CIA: «Hoettl's name file is approximately 600 pages, one
of the largest of those released to the public so far. The size of the file
owes to Hoettl's postwar career as a peddler of intelligence, good and bad,
to anyone who would pay him. Reports link Hoettl to twelve different
intelligence services, including the U.S., Yugoslav, Austrian, Israeli,
Romanian, Vatican, Swiss, French, West German, Russian, Hungarian and
British.»
Dalla cartella della CIA emerge anche
l`interessante fatto che Höttl poco dopo il suo arresto nel maggio 1945
cominciò subito a lavorare per il U.S. Office of Strategic Services (OSS)
predecessore della CIA e che fu allora, quando lavorava per l`OSS, che
"confessò" la cifra di sei milioni. Nel profilo della CIA su Höttl dopo il
suo arresto egli viene descritto:
«Upon his arrest, Hoettl played to the interests of his captors ...»
La prima apparizione della cifra di "sei milioni di morti" avviene
nel`Ottobre del 1919 sulla rivista Ebraica di New York, The American Hebrew.
(clicca sull`immagine per leggere l`articolo)
Come se non bastasse la cifra dei Sei Milioni appare incredibilmente gia 25
anni prima! Nel 1919 un ex governatore dello stato di New York, Martin Glynn,
pubblico un`articolo intitolato, "The Crucifixion of Jews Must Stop!," sul
quotidiano ebraico americano, American Hebrew di New York, dove egli
ripetutamente parla "dell`imminete morte di sei milioni di ebrei in europa"
in quello che egli chiama un`"olocausto".
Nel 1983 un ricercatore, che si firma Walter Sanning, ha prodotto uno studio
statistico - "The dissolution of Eastern European Jewry" (La dissoluzione
dell'ebraismo est europeo) - sui trasferimenti delle popolazioni ebraiche
dell'Europa Orientale, ove precisa che una parte cospicua è emigrata,
durante la guerra e dopo, in Palestina, altri negli USA, in Cina, in Sud
America. Ad altri ebrei, fra quelli trasferiti all'est dai tedeschi, i
sovietici non consentirono di ritornare all'ovest. In conclusione, afferma
Sanning, gli ebrei che avrebbero potuto essere sterminati dai
nazionalsocialisti erano 3/400.000. Tutti gli altri ebrei si sa che non sono
morti, ma sopravvissuti alla guerra.
Di fronte alla serietà dello studio di Sanning, gli storici ebrei sono
costretti ad ammettere che non c'è stato sterminio, ma che vi sono comunque
stati massacri qua e là. Gli storici ebrei sanno che 6 milioni di morti è
una cifra, in quel contesto, impossibile (ciò è quanto sono costretti ad
ammettere nelle loro pubblicazioni che hanno diffusione ristretta, mentre al
grande pubblico le lobbies giornalistiche e televisive seguitano a propinare
la leggenda dei 6 milioni).
D'altronde in Das jüdische Paradox (Europaische Verlagsantstalt, 1976, p.
263), Nahum Goldmann, che fu per parecchi anni presidente del Congresso
mondiale ebraico, scrive questo:
«Ma nel 1945 c'erano circa 600.000 ebrei sopravvissuti nei campi di
concentramento che nessun paese voleva accogliere».
Se i nazisti avessero voluto sterminare gli ebrei, come mai 600.000 di essi
hanno potuto sopravvivere ai campi tedeschi? Fra la conferenza di Wannsee,
nella quale si dice sia stato deciso lo sterminio, e la fine della guerra,
itedeschi avevano avuto tre anni e tre mesi per compiere la loro opera.
tratto del libro STUDI REVISIONISTICI di Franco Deana. Edizioni GRAPHOS.
reperibile a http://www.libreriaar.it
Le statistiche ufficiali delle popolazioni possono risultare suscettibili di discussione quando si verificano spostamenti in massa, perché molti trasferimenti sfuggono alle autorità di partenza e di destinazione. Quando poi i trasferimenti sono provocati da eventi bellici o da disastri ambientali, carestie e stragi in massa delle popolazioni nemiche, ogni rilevarnento statistico diventa quasi impossibile.
Si consideri anche che, dopo la seconda guerra mondiale, le statistiche europee avrebbero dovuto valutare i trasferimenti, le stragi in massa, in presenza dei contrapposti interessi al gonfiamento delle stragi subite e all'occultamento di quelle effettuate.
Le difficoltà aumentano nelle statistiche postbelliche delle popolazioni ebraiche, per essere queste ultime soggette a frequenti spostamenti volontari o forzati, e per essere inoltre interessate a non figurare nei censimenti onde evitare di allarmare i paesi ospitanti.
Si ritengono più attendibili di quelle postbelliche le statistiche precedenti la seconda guerra mondiale, e particolarmente quelle relative all'effettiva consistenza di una determinata etnia o di una determinata confessione religiosa. Comunque, è necessario interpretare razionalmente e confrontare le statistiche esistenti.
Secondo il Calendario Atlante De Agostini, nel 1940, su una popolazione mondiale di 2,155 miliardi, 2,045 miliardi di uomini aderivano a una delle più importanti religioni, e solo 110 milioni, il 5%, erano "pagani o senza religione".
Nel 1991 su una popolazione mondiale di 5,094 miliardi, sono stati censiti come aderenti a una delle grandi religioni 3,582 miliardi di uomini, fra i quali 18 milioni di ebrei, e il resto, cioè 1,512 miliardi, il 30%, come confessanti altre religioni o atei.
Dunque, gli aderenti ad altre religioni e agnostici o atei, censiti dal 1940 al 1991, sono aumentati dal 5 al 30%; anche se si è verificato un aumento dei membri di nuove sette cristiane, ecc., è evidente che è molto aumentata la massa degli agnostici o degli atei.
Popolazione ebraica
Sempre secondo il Calendario Atlante De Agostini (edd. degli anni citati), gli israeliti (ebrei) nel mondo erano:
1904 9.000.000
1914 12.000.000
1920 13.000.000
1940 16.600.000
Essi erano aumentati quindi dell'84,4% in 36 anni. Queste statistiche si devono ritenere attendibili in quanto non influenzate dalle ricadute politiche e sociali delle perdite avvenute durante la seconda guerra mondiale.
1) Popolazione ebraica negli Stati Uniti
Esaminiamo ora le statistiche degli ebrei presenti negli USA, loro paese di elezione, giacché vi si è trasferita la maggior parte delle loro popolazioni. Non per niente New York era ed è la più grande città ebraica del mondo (nel 1940, su una popolazione di 7 milioni di abitanti, vi erano 2,5 milioni di ebrei).
L'edizione del 1991 del Calendario chiarisce che in America esistono "statistiche tenute dalle varie Chiese, nelle quali però sono compresi [solo] gli ufficialmente iscritti e praticanti" (p. 586).
Gli ebrei "ufficialmente iscritti" nei registri sinagogali e in documenti del genere negli USA erano:
ANNO milioni
1940 4,65 (p. 40)
1948 4+5 (p. 395)
1952 5
1955 5,5
1964 5,6
1969 5,87
1975 6,115
1980 5,92
1983 5,728
1986 5,814
1987 5,944
1988 5,935
1991 5,981
Quindi dal 1940 al 1991, in 51 anni, gli ebrei sarebbero aumentati solo da 4,65 a 5,981 milioni e sarebbero addirittura diminuiti rispetto al 1975, malgrado l'aumento naturale della popolazione e i milioni di ebrei immigrati dall'ex Unione Sovietica e dall'Europa.
Anche se New York era il comune porto di sbarco degli immigrati europei e se gli ebrei preferivano stabilirsi nelle grandi città, la sproporzione fra i 2,5 milioni di residenti ebrei a New York nel 1938-40 e i 2,15 milioni di residenti ebrei nel resto del paese è troppo elevata e fa pensare a una sottostima, anche perché era più facile censire gli immigrati a New York, dato che altrove spesso essi erano in transito.
Evidentemente l'effettiva popolazione ebraica è molto maggiore (è ciò che pensava Arthur Koestler e ciò che pensa oggi Norman Finkelstein). Per valutarla calcoliamo un aumento naturale dal 1940 al 1991 proporzionale a quello verificatosi dal 1904 al 1940, e cioè 4,65 x 1,844 x 51 / 36 = 12,15 milioni circa. Anche se dopo il 1940 si fosse verificato un calo nella natalità, esso doveva venir compensato dalla diminuita mortalità per malattie.
Per un riscontro ci riferiamo all'accrescimento annuo della popolazione in Israele, accrescimento che nel 1987 è stato del 2,27 - 0,67 = 1,60% annuo (p. 357). Calcolando lo stesso aumento per la popolazione ebraica negli USA, risulterebbe una popolazione attuale di circa 10,45 milioni.
Tuttavia si osserva che il coefficiente di aumento della popolazione ebraica negli USA potrebbe essere maggiore se rispondesse al vero quanto dichiarato il 16 agosto 1963 dal presidente israeliano David Ben Gurion: la popolazione ebraica negli USA, ufficialmente di 5,6 milioni, non era inferiore ai 9 milioni (in R. Harwood, Ne sono davvero morti sei milioni?, Genova,2000, p. 33). I 9 milioni del 1963, con l'incremento naturale dell'1,6% annuo, sarebbero diventati 14 milioni nel 1991.
2) Emigrazione dall'URSS
Secondo il "Jerusalem Report" del maggio 1995 la popolazione ebraica nell'Unione Sovietica, dal 1946 al 1995, si era ridotta da 4,6 a 1,24 milioni. Tenendo conto dell'aumento naturale della popolazione, si può stimare che 5 milioni di ebrei siano emigrati negli USA o in Israele, la cui popolazione ebraica nello stesso periodo è globalmente aumentata di circa 3 milioni.
Si può quindi stimare che 2 milioni di ebrei sovietici siano emigrati in America, direttamente o transitando per Israele. Si tenga anche presente che, fino al 1978, su 35.000 nordamericani o canadesi emigrati in Israele, solo 5.400 vi si stabilirono, ritenendo gli altri più utile per Israele la loro attività negli USA. Evidentemente l'emigrazione dal Nord America verso Israele è trascurabile (si veda Roger Garaudy, I miti fondatori della politica israeliana, Genova, 1996, p. 133).
3) Emigrazione dall'Europa e altri paesi fra il 1974 e il 1991
Nel 1974 (anno preso a caso) e nel 1991 le popolazioni ebraiche nei vari Stati (esclusi Israele, Stati Uniti e Unione Sovietica) risultavano 2.744.682 e 2.876.872 unità, con un aumento di 132.190. Applicando alle relative popolazioni l'aumento dell'1,6% registrato in Israele, i 2.744.682 del 1971 sarebbero diventati nel 1991 circa 3.595.000, cioè sarebbero aumentati di 0,85 milioni, di cui oltre 0,72 milioni evidentemente enúgrati negli USA (si veda, più avanti, la tabella delle popolazioni ebraiche).
4) Emigrazione dall'Europa dal 1946 al 1973
Il confronto con le popolazioni registrate nel 1991 è stato limitato al 1974 e non è stato esteso agli anni dei dopoguerra perché le statistiche diventavano sempre più incomplete e con variazioni di non lieve entità nel giro di pochi anni. Per esempio, dal 1956 al 1974 le popolazioni ebraiche risultavano aumentate in Francia da 150.000 a 520.000 (per l'afflusso di ebrei dall'Algeria), in Gran Bretagna da 300.000 a 450.000, mentre in Romania c'era stato un calo da 700.000 a 120.000, in Ungheria da 400.000 a 43.000, in Polonia da 80.000 a 12.000, in Olanda da 44.000 a 23.000.
Come si spiegano queste riduzioni? E la Romania, l'Ungheria e la Polonia non erano separate dal resto dell'Europa dalla cortina di ferro? Eppure è noto che soprattutto nei 27 anni che corrono dal 1946 al 1973 l'immigrazione ebraica negli USA è stata notevole e potrebbe spiegare qualche variazione statistica. Anche se fosse stata percentualmente della stessa entità di quella calcolata fra il 1974 e il 1991, risulterebbe di 0,72 x 27 / 17 = 1,14 milioni.
Stima della polazione ebraica mondiale
In totale, la popolazione ebraica negli USA calcolata ai par. 1 , 2 , 3 e 4 risulta di 12,15 + 2 + 0,72 + 1,14 = 16,01 milioni, con uno scarto fra quella censita e quella stirnata di 2,67 milioni.
Se la popolazione ebraica del resto del mondo fosse stata sottostimata nella stessa proporzione, nel 1991 risulterebbe una maggiore popolazione mondiale di 2.876.872 x 1,67 = 4,8 milioni; ma questa è un'ipotesi priva di riscontri.
Arbitrariamente valuteremo in altri 2 milioni la popolazione ebraica non censita.
In conclusione la popolazione ebraica mondiale nel 1991 risultava la seguente (in milioni):
Stima popolazione ebraica negli USA 16,01
Popolazione nell'ex URSS 1,2
Popolazione negli altri paesi al 1991 2,9
Popolazione ebraica in Israele 3,6
Sottostima negli altri Paesi 2
Possibile emigrazione negli USAfra il 1946 e il 1973 1,14
Totale 25,71
(Cfr. Eugenio Saraceni, Breve storia degli ebrei, 1979, il quale scrive che gli ebrei rappresentano solo "il 5 per mille della popolazione mondiale", dato corrispondente a una popolazione ebraica di 21,74 milioni nel 1979 e 25 milioni nel 1991. )
L'aumento risulta incompatibile con la morte di 6 milioni di ebrei, in quanto questa avrebbe ridotto il loro numero sul piano mondiale nel 1945 a 10,6 milioni. Wiesenthal ha dichiarato il 2 maggio 1982 al "Post" che nei lager nazisti sarebbero morti 11 milioni di ebrei. A prendere per buona questa cifra, gli ebrei sopravvissuti sarebbero stati poco più di 5 milioni! (nota: Si noti che il "New York Times" del 15 febbraio 1948 valutava gli ebrei nel mondo tra 15.600.000 e 18.700.000 come cit. in R. Harwood, Auschwitz o della soluzione finale, Milano, 1978, p. 9).
Le statistiche si arrestano al 1991 perché proprio in quell'anno un periodico aveva pubblicato un testo in cui il qui scrivente sosteneva che, se gli ebrei considerati tali per confessione religiosa erano 18 milioni (Calendario Atlante, p. 26), quelli considerati (o da considerare) tali per appartenenza etnica, cioè per appartenenza a un gruppo definito dal possesso di certi tratti culturali, dovevano essere più numerosi.
Dal 1992 al 1999 la tabella degli aderenti alle grandi religioni è stata omessa nelle edizioni del Calendario Atlante ed è stata reinserita in quella del 2000. Mettiamo a confronto le cifre (rispettivamente pp. 26 e 38):
1991 2000
Cattolici 952.000.000 1.047.000.000
Protestanti 556.000.000 360.000.000
Ortodossi 162.000.000 226.000.000
altri (anglicani) 341.000.000
Musulmani 881.000.000 1.142.000.000
Ebrei 18.000.000 15.300.000
Buddisti 312.000.000 354.500.000
Induisti 663.000.000 746.000.000
Altri 38.000.000 22.000.000
totale 3.582.000.000 4.253.800.000
Come si vede, dal 1991 al 2000, il numero degli aderenti alle grandi religioni è aumentato, eccezion fatta per gli ebrei, che sono (sarebbero) diminuiti.
In questi anni non ci sono state conversioni in massa o stermini di ebrei; evidentemente sono state eseguite rielaborazioni statistiche.
La riduzione da 18 a 15,3 milioni del numero degli ebrei si può giustificare col fatto che la prima cifra si riferiva a tutti gli ebrei e la seconda solo a quelli praticanti, e a conferma si nota che lo stesso Calendario Atlante riporta la cifra di 17.981.460 ebrei in tutto il mondo (p. 357). Tuttavia ricordiamo che dai calcoli prima svolti la popolazione ebraica negli USA risultava di 16,01 milioni; e questi 16,01 milioni, sommati ai 3.481.400 di abitanti ebrei di Israele, davano già un totale superiore ai 18.000.000, e ciò, dunque, senza tener conto del resto del mondo.
Si noti che il "Daily Express" del 1 maggio 1945 in un articolo di un corrispondente aveva riferito che nel campo di Dachau negli ultimi mesi erano morti di fame e malattie 13.000 prigionieri e ne erano stati liberati 32.000, affamati. E il "Daily Mail" del 2 maggio dello stesso anno aveva scritto:
Da quando gli Alleati hanno invaso la Germania sono stati liberati più di 2,5 milioni di esuli, profughi e prigionieri di guerra che risultavano nelle liste SHAEF, settore profughi (displaced persons). Si ritiene che sotto controllo tedesco ci siano ancora da 3 a 6 milioni di profughi.
Quindi la maggior parte degli internati era viva e fu liberata; e ciò vale anche per gli internati ebrei.
(Nella pagina che segue il lettore trova la tabella delle popolazioni ebraiche 1974-1991 con esclusione di Stati Uniti, Israele e Unione Sovietica.
Popolazioni ebraiche (1974-1991) con esclusione di Stati Uniti, Israele e Unione Sovietica
Nazione 1974 1991 + -
Austria 12.000 12.000
Belgio 41.000 35.000 - 6.000
Cecoslovacchia 15.000 6.000 - 9.000
Danimarca 6.000 3.617 - 2.383
Finlandia 1.280 971 - 309
Francia 520.000 650.000 + 130.000
Germania 31.700 27.552 - 4.148
Gran Bretagna 450.000 450.000
Grecia 6.500 5.000 - 1.500
Irlanda 3.255 2.127 -1.128
Italia 35.000 35.000
Iugoslavia 7.000 7.000
Liechtenstein 25 22 - 3
Lussemburgo 643 699 + 56
Norvegia 855 1.044 + 189
Olanda 23.000
Polonia 12.000 12.000
Romania 120.000 120.000
Spagna 7.000 7.000
Svezia 13.000 16.000 + 3.000
Svizzera 20.744 19.860 - 884
Ungheria 43.000 43.000
Afghanistan 800 800
India 16.000 16.000
Iran 68.000 80.000 + 12.000
Iraq 2.500 2.500
Libano 6.000 6.000
Siria 4.000
Turchia 38.000 38.000
Algeria 1.000
Tunisia 23.000 23.000
Marocco 70.000 40.000 - 30.000
Sudafrica 114.762 125.000 + 10.238
Zaire 1.500 1.500
Zimbabwe 6.000
Canada 254.368 296.425 + 42.057
Costarica 1.500 1.500
Giamaica 600
Messico 100.750 82.734 - 19.016
Argentina 450.000 500.000 + 50.000
Brasile 140.000 119.000 - 21.000
Cile 30.000 30.000
Uruguay 50.000 50.000
Nuova Zelanda 5.000 3.921 - 1.079
Totale 2.744.682 2.876.872 + 132.190
Altre notizie statistiche
Il mito dello sterminio ebraico non solo è incompatibile con le precedenti valutazioni statistiche, ma è contraddetto anche da dati fomiti subito dopo la seconda guerra mondiale.
1)
Popolazioni ebraiche secondo Léon Poliakov e Josef Wulf (Das Dritte Reich und die Juden, Berlin, 1955, p. 229)
1939 1945
URSS(zone occupate) 2.100.000 1.500.000
Germania 210.000 170.000
Austria 60.000 40.000
Ungheria 404.000 200.000
2)
Ebrei in Europa nel 1947 - Congresso Ebraico Mondiale (Calendario Atlante De Agostini, 1952, p. 46)
URSS 2.000.000
Romania 410.000
Gran Bretagna 390.000
Francia 180.000
Germania 198.000
Ungheria 190.000
Polonia 90.000
Italia 55.000
Bulgaria 49.000
Cecoslovacchia 48.000
Austria 45.500
Belgio 40.000
Altri 137.500
Totale 3.833.000
3)
Popolazione ebraica in Europa secondo la Commissione Anglo-Americana sull'ebraismo mondiale e la Palestina, Losanna 20 aprile 1946 (Enciclopedia Treccani,Aggiornamento 1938-48 ,I, 1948, p. 813)
1939 1946
Albania 200 300
Austria 60.000 15.000
Belgio 90.000 33.000
Bulgaria 50.000 45.000
Cecoslovacchia 315.000 65.000
Danimarca 7.000 5.500
Finlandia 2.000 1.800
Francia 320.000 180.000
Germania 215.000 94.000
Grecia 75.000 10.000
Italia 50.000 46.000
Jugoslavia 75.000 11.000
Lussemburgo 3.500 500
Norvegia 2.000 1.000
Olanda 150.000 30.000
Polonia 3.351.000 80.000
Romania 850.000 336.000
Ungheria 400.000 200.000
totale 6.015.700 1.153.000
4)
Il 30 giugno 1965 il giornale ebraico di New York "Der Aufbau" ha riferito che 3.375.000 persone avevano presentato domanda di riparazioni per i danni subiti durante il nazismo (in R. Garaudy, op. cit., p. 68).
Il giomalista americano A. Doksen Marcus, in una corrispondenza da Gerusalemme del marzo 1993, aveva calcolato che gli ebrei cittadini di Israele reduci dell' olocausto erano 300.000 (si veda "Il Borghese", 18 luglio 1993). Questo, 48 anni dopo la fine della guerra. Considerando la mortalità, i profughi dalla Germania stati almeno il doppio. A questi si devono aggiungere gli ancor più numerosi ebrei emigrati negli USA attraverso Israele.
L'espulsione degli ebrei dalla Germania era iniziata subito dopo il 1933, e "nel luglio 1939, su 560.000 ebrei non ne restavano vivi in Germania che 215.000" (Emil Ludwig, La conquista morale della Germania, Milano, 1948, p. 123). L'espulsione era proseguita dopo lo scoppio della guerra, attraverso i paesi neutrali, anche se con crescenti difficoltà perché nessuno li voleva, come documenta il libro "Ebrei in vendita? " di Yehuda Bauer (Milano, 1998).
Secondo l'indagine del Congresso Ebraico Mondiale, nel 1947 in Germania gli ebrei erano ancora 198.000, cioè poco meno che nel 1939, ma va tenuto presente il fatto che ne erano affluiti moltissimi dall'Europa orientale a partire dal 1945.
Se ci fosse stato un piano di sterminio in massa, logicamente le prime vittime sarebbero stati gli ebrei tedeschi in quanto erano i primi a disposizione e i più detestati, come sostiene Goldhagen. Si può ipotizzare che gli ebrei emigrati negli Stati Uniti o in Palestina prima della guerra siano rientrati nella Germania distrutta, immiserita, sotto la protezione dell'esercito alleato, nel 1946?
Al massimo poteva rientrare qualche capofarniglia per tentare di far valere le proprie ragioni e compiere le proprie vendette, ma non è credibile il rientro, di intere famiglie emigrate da 5 -10 anni. Quanto al ritomo degli ebrei che si erano rifugiati in Unione Sovietica, come risulta dalle testimonianze citate più avanti, si è verificato parecchio tempo dopo.
Invece gli ebrei in Polonia erano 3.315.000 nel 1939 e 90.000 nel 1947. Non è credibile che i tedeschi abbiano voluto sterminare solo gli ebrei polacchi. Non sarebbe stato necessario, del resto, che agissero direttamente. Vi avrebbero provveduto gli stessi polacchi. Sarebbe bastato lasciarli liberi di agire.
Come è stato documentato anche da Rudi Assuntino e Wlodek Goldkorn nel libro " Il guardiano. Marek Edelmann racconta "(Palermo, 1998), il 4 luglio 1946 a Kielce, in Polonia, si verificò un pogrom che provocò la fuga in Germania di 150.000 ebrei (quelli che sarebbero stati inviati già precedentemente nelle camere a gas), creando imbarazzo alle autorità alleate. Furono fatti emigrare a tempo di primato negli USA o in Palestina. Evidentemente il numero degli ebrei sopravvissuti era molto superiore a quello ufficiale. E' logico pensare, inoltre, che gli ebrei non fossero fuggiti solo nella Germania occidentale e che complessivamente fossero di più.
Si ritiene che questi ebrei in transito non siano da includere nel numero di quelli sopravvissuti in Germania, in quanto la loro stima era datata 2 aprile 1946, cioè precedentemente al pogrom.
Si nota anche che gli ebrei ungheresi erano 450.000 nel 1938 e 190.000 nel 1947, anche se la storia ufficiale e tante testimonianze affermano che gli ebrei ungheresi nel maggio-giugno 1944 erano stati tutti deportati ad Auschwitz e inviati subito nelle camere a gas.
L'inattendibilità delle statistiche correnti è stata confermata da Shalom Baron (insegnante di storia ebraica all'Università di Colombia), il quale, in data 24 aprile 1964, di fronte al tribunale di Gerusalemme, ha sostenuto che nel 1945, quando la Polonia era stata liberata dai russi, 700.000 ebrei polacchi erano ancora vivi. Anche il n. 143 del 1961 di "Jedioth Hazem" (Tel Aviv) ha scritto che "il numero degli ebrei polacchi attualmente viventi fuori dalla Polonia si approssima ai due milioni" (in Paul Rassinier, Il dramma degli ebrei europei, Roma, 1967, p. 20).
World
Almanac, 1940, pg. 129: World Jewish Population- 15,319,359
World Almanac, 1949, pg. 289: World Jewish Population- 15,713,638
World Almanac, 1996, pg. 646: World Jewish Population- 14,117,000
24/12/2006