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Il Bilderberg si spacca
sull’Iran
di Maurizio Blondet
effedieffe
La prima pagina del
quotidiano «Ottawa citizen» che da notizia del meeting segreto tenutosi
dall'8 all'11 di giugno nella capitale canadese
OTTAWA
- Al gruppo Bilderberg, l’assemblea dei miliardari in corso presso
Ottawa, sembra si sia prodotta una frattura tra i membri americani e
quelli europei su un possibile attacco alle installazioni nucleari
dell’Iran.
Così almeno sostiene James Tucker, l’unico giornalista al mondo che - da
fuori - riesca a sapere qualcosa su quel che si dice nelle riunioni
annuali del Bilderberg, che si svolgono a porte chiuse.
Secondo Tucker, la delegazione americana, folta di politici e di
lobbysti, ha fatto di tutto per convincere gli europei a non escludere
l’opzione militare contro l’Iran, anzi nel caso a parteciparvi. Robert
Zoellick, vice-segretario di Stato, ha sostenuto che mantenere viva la
minaccia di un attacco è necessario per indurre gli ayatollah ad
abbandonare il loro programma nucleare.
«Sbagliato», gli ha risposto un europeo che Tucker (o i suoi
informatori interni) non è stato in grado di identificare: «l’Iran,
sempl icemente, rifiuta di piegarsi alle vostre minacce. Lasciate
perdere l’invasione, risparmiateci un sacco di guai».
William Luti, assistente speciale di Bush per la Difesa, e Richard Perle
(l’ex consigliere del Pentagono che progettò l’invasione dell’Iraq)
hanno insistito: con le maniere forti, gli Stati Uniti cercano soltanto
di impedire la proliferazione delle armi atomiche e di rendere il mondo
«più sicuro».
Lo stesso europeo ha replicato: «Come sarà sicuro il mondo se voi
attaccate l’Iran, e se l’Iran risponde tirando missili sul vostro
alleato Israele? Israele ritorcerà lanciando sull’Iran la bomba atomica,
ed ecco la ‘proliferazione’».
Molti hanno ricordato infatti che Israele non ha firmato il trattato di
non-proliferazione, e che ha la bomba atomica dal ‘63.
«Non
è ragionevole che l’Iran senta il bisogno di una deterrenza verso
Israele?»,
ha chiesto uno ad Eival Gildy, l’israeliano invitato al Bilderberg in
quanto capo della coordinazione e strategia del primo ministro
d’Israele.
«Se invadete l’Iran, Israele sarà il vostro solo alleato; buona
fortuna», ha detto agli americani un altro membro europeo.
Gli europei hanno detto che avrebbero tollerato al più dei
«bombardamenti chirurgici» sulle installazioni atomiche, non
un’invasione terrestre.
Ma il consenso comune è che i bombardamenti non sarebbero efficaci a
bloccare il programma iraniano.
Alla fine, un accordo è stato raggiunto in questi termini: gli europei
accettano di mandare 9 o 10 mila uomini sotto l’egida NATO in
Afghanistan, ma nessun aiuto per una guerra all’Iran.
Sul petrolio, l’accordo è stato più facile.
Lorsignori pare si siano accordati a mantenerlo agli attuali livelli,
sui 70 dollari al barile.
La discussione in proposito è stata molto più concentrata - dato
l’interesse di tre potenti personalità petrolifere presenti - David
Rockefeller (Exxon), la regina Beatrice d’Olanda (Royal Dutch Shell Oil
Company) e Franco Bernabè, capo della Rotschild Europe.
Si è parlato molto e con allarme delle politiche del presidente del
Venezuela, Hugo Chavez.
Non solo ha
aumentato i prelievi fiscali sull’estrazione del greggio nazionale
da parte della compagnie estere, ma sta cercando di costituire un blocco
economico-commerciale con i Paesi vicini, il che diverrà un ostacolo
all’espansione, progettata ai più alti livelli della finanza, del Nafta
(North America Free Trade Agreement), ossia al mercato comune
USA-Messico-Canada, che dovrebbe crescere fino a diventare una «Unione
Americana» sul modello dell’Unione Europea .
Questo progetto sta procedendo a tappe forzate, e come l’UE, senza
controllo dell’opinione pubblica né dei parlamenti.
Nel marzo 2005 Bush, il primo ministro canadese Paul Martin e il
presidente messicano Vicente Fox hanno firmato un trattato inteso a
rendere totale l’integrazione fra i tre Paesi del Nafta.
Questo trattato - non sottoposto al Congresso USA per la ratifica - ha
il nome orwelliano di «Partnership per la pace e la sicurezza» (SPP), e
già ci sono almeno una ve ntina di gruppi di lavoro che hanno prodotto
dichiarazioni di intenti fra i tre Paesi su una quantità di temi,
dall’immigrazione alle dogane, dall’e-commerce alla politica
dell’aviazione.
Non solo nessuno di questi accordi già raggiunti è stato sottoposto al
Congresso USA per l’approvazione, ma l’ufficio SPP che opera all’interno
del Nafta non ha pubblicato nulla, nemmeno sul sito internet.
Un vero e proprio segreto.
Giustificato, secondo la direttrice del SPP Geri Word, dalla necessità
«che i gruppi di lavoro non vengano distratti dal contatto con il
pubblico».
Il segreto
non ha nulla di strano, sapendo che
questa nascente Unione Americana (che col tempo dovrebbe inglobare altri
stati dell’America Latina) è un progetto elaborato dal Council on
Foreign Relations: ossia il capostipite delle lobby degli affari, quello
da cui è emanato lo stesso Bilderberg e la Commissione Trilaterale (un
Bilderberg che comprende anche i miliardari del Giappone).
Il Council on Foreign Relations detta le grandi politiche dei governi
USA dal 1918, quando fu fondato dai Rockefeller.
Dal Council on Foreign Relations sono usciti personaggi come Henry
Kissinger, Zbigniew Brzezinsky e Samuel Huntington, il teorico dello
«scontro di civiltà».
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