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Mc mondializzatiMcAmazon": l'Amazzonia mangiata a pezzetti!-Ma una sentenza potrebbe far vacillare il sistema della multinazionale
di Marco Cottignoli
Un nuovo rapporto di Greenpeace denuncia il ruolo di McDonald's nella distruzione delle forestepluviali in Amazzonia. Attraverso immagini satellitari, ricognizioni aeree, documenti governativi inediti e monitoraggio sul campo, l'organizzazione ambientalista ha pubblicato un nuovo documento che svela il percorso della soia dalle foreste pluviali alla famosa catena degli hamburger. Le tre grandi multinazionali della soia, Archer Daniels Midland, Bunge e Cargill - che gestiscono gran parte del mercato europeo - sostengono la distruzione della foresta pluviale amazzonica per produrre mangimi animali destinati all'Europa. Bunge ha anche costruito, illegalmente, un intero porto in Amazzonia per l'esportazione della soia e si è accordata con latifondisti senza scrupoli per impossessarsi, in alcuni casi illegalmente, di aree di foresta pubblica e perfino di terre indigene. Un recente articolo della rivista "Nature" avverte che il 40 per cento dell'Amazzonia sarà distrutto entro il 2050 se l'espansione dell'agricoltura continuerà agli attuali ritmi, con conseguenze catastrofiche per la biodiversità e per il clima dell'intero pianeta. "McDonald's sta distruggendo l'Amazzonia per vendere carne a basso prezzo", dichiara Gavin Edwards di Greenpeace, responsabile Campagna Foreste: "Ogni volta che qualcuno mangia un Chicken McNugget potrebbe mordere un pezzetto di Amazzonia. Supermercati e giganti della ristorazione, come Mc Donald's, devono assicurarsi che i rispettivi prodotti non siano coinvolti nella distruzione della foresta amazzonica e nelle violazioni dei diritti umani”. Ma queste vicende non sembrano interessare più di tanto i suoi abituali clienti, anzi secondo una recente inchiesta, sembra che una certa percentuale di persone frequenti i suddetti locali della catena alimentare statunitense perché si sente maggiormente "cittadina del mondo"; oppure perché si mangia tanto e si spende poco, perché è veloce, perché regalano qualche gadget…( poco importa se questi vengono fabbricati- come denunciato dal South China Morning Post nello scorso agosto- da lavoratori bambini cinesi e vietnamiti che vengono sottoposti a turni di 16 ore al giorno, con due sole giornate di riposo al mese ). Che tristezza rendersi conto di quante persone si affidino alla pubblicità ed alla inconsistenza dell’estetica pubblicitaria, fatta di colori brillanti ed allegri, di ritornelli orecchiabili, di cibi attraenti per la loro confezione e per l’apparente convenienza delle offerte del listino dei cibi offerti. Un mondo di gioia e di convenienza che attrae molto i bambini per i quali McDonald’s organizza anche compleanni. Il volantino informativo rivolto ai genitori dice: «Organizzare una festa da McDonald’s è semplice e conveniente. Voi prenotate la sala e i tavoli, al resto pensa McDonald’s. Bisogna allestire la sala? Ma no. McDonald’s pensa agli addobbi della festa, rendendo la sala ancor più accogliente e colorata. Bisogna portare la merenda? Macché. Tra Happy Meal, torte e sorprese, McDonald’s sa come stuzzicare (e soddisfare)l’appetito di tanti piccoli golosoni. Bisogna preparare i giochi? Non scherziamo. Hostess preparate (e pazienti) faranno giocare e divertire i bambini. Incredibile, vero?». La macchina da guerra mediatica della multinazionale è talmente efficace che già una indagine condotta venti anni rivelava che fa il 96% degli scolari USA riconosceva il pagliaccio Ronald McDonald, secondo, in popolarità, soltanto a Babbo Natale! Cosa si nasconde dietro questo teatro della contentezza senza confini? Innanzitutto una omologazione ed una cancellazione dei gusti e delle differenti culture culinarie, un mondialismo annichilente, fatto di ambienti e di cibi uguali, in tutto il mondo. Esso si presenta in maniera uniforme in tutti i suoi fast food disseminati nei cinque continenti: arredamenti, articolazione dei locali, divise dei dipendenti, rituale di approccio. I prodotti sono sempre gli stessi, in ogni stagione ed in ogni città del mondo; dappertutto le misure, le quantità, la preparazione sono le medesime: per esempio, il medaglione di carne (1,6 once di peso, 3,875 pollici di diametro), il panino (3,5 pollici di diametro), le patatine (che devono avere uno spessore di 9/32 di pollice), la quantità di ghiaccio nelle bevande ecc…Eppure una recente sentenza della Corte d'appello di Catanzaro fa tremare il colosso che in Italia vanta 340 ristoranti, 12mila dipendenti e un fatturato 2005 pari a 561 milioni di
euro senza contare i 30mila Mc Donald's sparsi nel mondo. Il giudice d'appello, infatti, ha ribadito la condanna inflitta in primo grado, sottolineando la violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. La vicenda giudiziaria nasce da un incidente: una giovane impiegata stava trasportando un blocco metallico che conteneva olio dove erano state fritte le patatine. Peso del blocco, circa 25 chili; temperatura dell'olio, 160 gradi. A un certo punto il contenitore sta per scivolare dalle mani dell'impiegata che, per evitare il disastro, stringe a sé il blocco metallico. Risultato: trauma al seno con rischio di danni permanenti per la capacità di allattamento. Per tale sentenza il responsabile del Mc Donald's dovrà pagare 2.400 euro, tra multe e ammende, 5mila euro di provvisionale all'impiegata, oltre a un risarcimento che dovrà essere stabilito separatamente in sede civile. Tuttavia il punto fondamentale è che l’azienda mondiale ha perso; si è dimostrato, in sede legale, che non solo il suo schema consolidato del «tutti fanno tutto» è rischioso ma anche che è possibile far valere i propri diritti lavorativi anche in un meccanismo aziendale alienante dove l’impegno è quello di mantenere alti i profitti e basse le buste paghe, con turn over elevatissimi, le condizioni di lavoro e di salario durissime, flessibilità degli orari, repressione anti sindacale e il ricorso sistematico al licenziamento in caso di conflitto. Potrebbe essere il primo mattoncino per contrastare una realtà costituita da cicli produttivi alienanti, da una evidente non tutela lavorativa, dalla distruzione delle risorse naturali, dallo sradicamento di ogni concetto di tradizione, sia negli aspetti tipicamente locali che negli aspetti legati ad uno stile di vita in armonia con il tempo e la natura.
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Ultimo aggiornamento: domenica 25 giugno 2006