-Disobbedienti liberi, Fiamma indagata…
Dopo la manifestazione dell'11 marzo a Milano I pm aprono
un'inchiesta sul «corteo fascista». Intanto, però,
liberano alcuni no global
«Manifestazione fascista». La procura di Milano ha aperto un
inchiesta sul
corteo, autorizzato dalla Questura, della Fiamma Tricolore
che sabato
scorso, l'11 marzo, ha sfilato per le vie della città, da
piazza
Oberdan a
piazza San Babila suscitando l'ira dei centri sociali e
dell'estrema
sinistra che avevano mostrato il loro disappunto mettendo a
ferro e
fuoco
corso Buenos Aires. Nove furono le macchine date alle
fiamme, decine
le
vetrine distrutte, una la sede di Alleanza Nazionale
incendiata e
quarantacinque i giovani fermati dalla polizia. Molti dei
quali, però
già
rilasciati, perchè non avrebbero partecipato attivamente
alle
devastazioni.
Gli ultimi a tornare in libertà, due giorni fa, sono stati
Davide
Pizzolato,
18 anni Michele De Luca, 19 anni, Letizia Masetti, quasi
diciannovenne, e
Michele Moresco, 20 anni. La scarcerazione è stata disposta
dal gip
Mariolina Penasti, lo stesso giudice che aveva convalidato
gli
arresti,
stabilendo la custodia in carcere e che potrebbe ridare la
libertà ad
altri
manifestanti. Anche se pare che almeno trenta dei
maggiorenni oggi a
San
Vittore siano ritenuti pericolosi. «È evidente - ha scritto
il gip
Enrico
Manzi - la loro accettazione di un metodo di lotta politico
violento
e la
conseguente partecipazione a futuri possibili gravi episodi
di
attentati all'ordine
pubblico e alla incolumità dei cittadini».
Detto questo l'estrema destra no poteva pensarla di farla
franca. O
almeno
non in campagna elettorale. Nonostante il corteo della
Fiamma
Tricolore sia
stato assolutamente pacifico è stato ritenuto dalla Procura
di Milano
una
«manifestazione fascista», reato previsto dalla legge Scelba
del
1952. Sotto
accusa, in modo particolare, il comportamento di Maurizio
Boccacci,
responsabile dell'organizzazione nazionale della Fiamma
Tricolore che
salito
sul palco aveva alzato il braccio destro urlando: «Eccolo il
saluto!
Ora mi
denuncino pure per apologia del fascismo - aveva aggiunto
provocatoriamente -. Ne sono fiero». E così qualche giorno
dopo è
stato.
I pm, coordinati dal procuratore aggiunto Armando Spataro,
stanno
visionando
tutti i filmati del corteo durante il quale «le
manifestazioni usuali
del
disciolto partito fascista» non mancano: dalle bandiere con
le croci
celtiche e il fascio che la questura aveva fatto ammainare
ai cori
"Duce,
duce, fino al saluto romano.
«Ha ragione Berlusconi: è sempre la solita solerte
magistratura - ha
detto
Romagnoli - , che preferisce prendersela con qualche
ragazzino che
goliardicamente ha fatto il saluto romano piuttosto che con
chi ha
incendiato e seminato il panico in corso Buenos Aires».
Intanto però
chi ha
organizzato e partecipato alla manifestazione rischia fino a
tre anni
di
reclusione.
Francesca Cassani-La Padania