Ingerenze Usa
Paolo Emiliani
Gli americani,
si sa, hanno uno stravagante concetto della democrazia. Le
elezioni sono valide e regolari soltanto quando vincono i
loro amici.
Già, ma in Italia chi sono gli amici di Washington? E chi,
soprattutto, Bush percepisce come nemici?
Succede così che una “raccomandazione agli americani
residenti in Italia o che volessero
viaggiare
nel nostro Paese in questi giorni” del Dipartimento di Stato
Usa è diventata un caso politico italiano.
Prodi, investendosi già di un ruolo istituzionale che
certamente ancora non ha, ha chiesto chiarimenti
all’ambasciata americana e questo è stato molto criticato da
Berlusconi, che ha denunciato l’ingerenza dell’avversario...
nelle questioni Usa.
Cos’è, però, che veramente preoccupava Prodi? Voleva sapere
se gli americani fossero a conoscenza di fatti che
indurrebbero a credere prossimi eventi terroristici in
Italia? Oppure si è indignato ritenendo che le istituzioni
italiane sono in grado di garantire la sicurezza agli
italiani ed agli ospiti stranieri sul nostro territorio?
Nulla di tutto questo.
Prodi ha certamente lamentato alcuni passaggi di quella
raccomandazione, soprattutto quando non faceva riferimento a
pericoli immediatmente derivanti dal terrorismo, quanto
piuttosto a possibili manifestazioni violente che potrebbero
generarsi in occasione di appuntamenti elettorali e che
potrebbero scadere, come è già successo a Milano e Genova,
in tafferugli di piazza e che potrebbero avere come
obiettivi della violenza target direttamente o
indirettamente riconducibili agli Usa.
Ecco di che cosa si è preoccupato Prodi. Del fatto che suoi
alleati possano essere percepiti come nemici degli Usa dal
grande padrone di Washington e che questi possa essere
tentato di appoggiare i suoi avversari.
Non sapremo mai cosa ha detto il Professore all’ambasciatore
yankee, ma crediamo di non sbagliare troppo pensando che si
sia prodigato in rassicurazioni tipo “i no-global sono bravi
ragazzi, il loro pacifismo è sotto il nostro controllo, non
ci chiederanno mai leggi che mettono in pericolo i profitti
delle multinazionali in Italia” e roba di questo genere.
Avrà poi magari aggiunto: “Gli incidenti? Colpa dei fascisti
che vogliono parlare per forza e di Berlusconi, ma la nostra
fedeltà atlantica è fuori discussione”.
Cosa questa della quale non abbiamo il minimo dubbio, come
del resto è stato già dimostrato.
Berlusconi, però, dal suo punto di vista non può tollerare
che altri pensino soltanto di essere amici di George W. come
è amico lui, che addirittura frequenta la casa e fa i
barbecue con il presidente americano.
Insomma questa è solo una storia di piccole invidie e
gelosie.
Nessuno che si sia preoccupato della nostra sovranità
nazionale, che abbia criticato quella che comunque
rappresenta un’ingerenza americana nella nostra campagna
elettorale.
E mentre Berlusconi e Prodi si litigano il ruolo di favorito
dell’Imperatore Planetario la campagna elettorale va avanti
tra le polemiche sul futile e sull’inutile, senza toccare
gli argomenti che veramente interessano i cittadini per
poter esercitare una scelta consapevole, l’unica che
veramente rende legittimo e democratico un appuntamento
elettorale.
Ma le patenti di demcrazia si ricevono ora da Washington,
tutto il resto non conta.