HAMAS: CHI SIAMO E PER
COSA COMBATTIAMO
intervista a Moshir Al Masri,
portavoce di Hamas a Gaza.
Di
Silvia Cattori,
20 gennaio 2006. Fonte : *voltairenet
Tradotto dall'arabo in francese da Marcel Charbonnier e
Ahmed Manai, e dal francese da Miguel Martinez, tutti membri
di Tlaxcala, la rete dei traduttori per la diversità
linguistica (transtlaxcala@yahoo.com). Traduzione in
Copyleft.
Moshir Al Masri risponde in maniera quanto
mai limpida ad una serie di domande che oltre a mettere in
luce la drammatica situazione del popolo palestinese, le
malefatte e le angherie dell’ANP e dell’Autorità
palestinese, espone la linea politica e la strategica di
Hamas. Indispensabile dunque per capire il vero significato
delle decisive elezioni svoltesi il 25 gennaio. Ci pare
particolarmente importante diffonderlo, anche in previsione
dell’intensificazione della campagna di satanizzazione di
questo movimento e di un intero popolo. Ci auguriamo che
tutti quanti hanno a cuore la causa palestinese lo facciano
circolare nella rete.
Silvia Cattori : Dopo l'assassinio di Sheikh Yassin, il
leader spirituale di Hamas,nel 2004, le autorità israeliane
hanno giustificato la sua liquidazione sostenendo che si
trattava del Bin Laden palestinese. Hanno diffuso l'idea che
il movimento islamico Hamas fosse collegato ad Al Qaida.
All'estero, quando i giornalisti parlano di Hamas, è in
genere per presentare i suoi membri come « terroristi », e
non come resistenti. Vi si rimprovera di aver rifiutato il
processo di Oslo, e qui i fatti vi hanno dato ragione. E'
largamente diffusa l'idea che « Hamas non accetta
l'esistenza d'Israele, che nessun ebreo potrà restare in
Palestina e che ogni ebreo è un bersaglio che deve essere
eliminato ». Cosa rispondete a chi vi accusa di voler «
gettare gli ebrei al mare » e di rifiutare « il diritto di
esistere di Israele »? Potete precisare la vostra posizione
politica su questi punti?
Moshir Al Masri : Innanzitutto, permettetemi di
ringraziare tutti i giornalisti stranieri che condividono le
sofferenze e la tristezza del popolo palestinese, che hanno
una coscienza umana, che comprendono l'ingiustizia che pesa
sul nostro popolo e lo difendono. Grazie a tutti i
giornalisti, uomini e donne, che compiono la loro missione
professionale in maniera obiettiva e fedele, senza
pregiudizi filo-israeliani.
Per quanto riguarda il rifiuto dell'esistenza d'Israele e il
rifiuto della permanenza degli ebrei in Palestina,
permetteteci di distinguere tra gli ebrei in quanto tali,
cioè in quanto seguaci di una religione, che noi rispettiamo
e con cui abbiamo condiviso una storia onorevole attraverso
la storia islamica, e l'attuale occupazione sul nostro
territorio. Il problema infatti non è un problema con gli
ebrei. Noi porgiamo il benvenuto agli ebrei che vogliono
vivere con noi; questo è un atteggiamento permanente che
constatiamo lungo tutta la storia dell'Islam, già compresa
l'epoca del nostro Profeta, Muhammad. No, il problema è che
c'è un'occupazione che grava sul nostro territorio. Di
conseguenza, la nostra resistenza è legale, in virtù di
tutte le leggi e i regolamenti internazionali. D'altronde,
la quasi totalità delle rivoluzioni nel mondo hanno avuto il
fine di cacciare un occupante dal loro territorio. Questo fu
il caso nel cuore dell'Europa e in America e di conseguenza,
noi abbiamo il diritto di difenderci e di cacciare
l'occupante dal nostro suolo. Ci sono accuse contro il
movimento di Hamas, secondo cui questo movimento cercherebbe
di « gettare gli ebrei al mare ». Queste sono affermazioni
false e infondate. Noi rispettiamo il giudaismo come
religione e gli ebrei come esseri umani. Invece, noi non
rispettiamo un'occupazione che ci caccia dalle nostre terre
e che pratica contro di noi ogni forma di aggressione,
adoperando le armi più atroci, utilizzate contro il nostro
popolo palestinese. Ne deriva che non si può accettare la
presenza di questa occupazione. Permettetemi di darvene un
esempio: se un uomo possiede una casa e qualcuno viene a
occupare quella casa, e se poi il ladro accetta di al
massimo di concedere una piccola parte di quella casa al suo
legittimo proprietario, nel corso di quelli che lui stesso
chiama « negoziati », dicendogli : « tutto il resto mi
appartiene », qualcuno potrebbe accettare una simile
situazione? E' accettabile essere cacciati dalla propria
casa e poi riconoscere che la casa appartiene a colui che
gliel'ha rubata? E poi andare sul mercato e negoziare con il
ladro per tentare di recuperare una piccola stanza e
sopportare i suoi tentennamenti? E quanto più, se il ladro
uccide i vostri figli, spezza le vostre culture e distrugge
le basi stesse con cui ti guadagni da vivere? No. Nessuna
religione accetta questo. Nessuna persona dotata di ragione.
S.C. - Alla fine del 2002, quando ho incontrato il dott.
al-Rantisi voi non eravate ancora costretti a vivere
nascosti. Dopo il 2003, le cose si sono fatte molto più
dure: Hamas è stato messo sulla lista nera delle
organizzazioni
«terroristiche»
; c'è stato l'assassinio del dott. al-Rantisi e di centinaia
di altri quadri importanti. Come prendete il fatto che
nessuna istanza, nessuno stato occidentale, prenda in
considerazione la gravità delle violazioni di legalità
compiute da Israele, e vi tratti come un nemico? Che nel
caso d'Israele, che si fa beffe dei principi della giustizia
e della vita umana, che ha violato oltre 65 risoluzioni del
Consiglio di Sicurezza, il diritto internazionale non viene
applicato?
Moshir Al Masri : Per quanto riguarda la
classificazione di Hamas tra i movimenti «terroristi»,
risponderò che certamente tale qualifica non è né fondata né
ammissibile: Hamas pratica una resistenza onorevole ed
equilibrata. Dire di Hamas che si tratterebbe di un
movimento «terrorista» è inaccettabile. Noi non siamo
«terroristi», noi non predichiamo l’omicidio, non rubiamo la
roba d'altri e noi non siamo gli occupanti, che io sappia,
per venire qualificati così?!? Noi ci difendiamo contro le
incursioni, contro gli arresti, contro gli omicidi mirati,
contro l'utilizzo da parte di Israele delle armi più crudeli
per colpire senza pietà e arbitrariamente i civili. Noi
abbiamo il diritto di difenderci. Ma è evidente che gli
Stati Uniti prendono apertamente la parte d'Israele. E poi
c'è anche questa debolezza dell'Europa rispetto alla
posizione americana. Noi non possiamo fare a meno di
constatare che ne deriva una connivenza europea con Israele,
fondata sull'allineamento filo-israeliano
dell'amministrazione americana. Noi facciamo appello ai
cittadini di tutto il mondo affinché riesaminino la natura
del conflitto palestino-sionista e a comprendere, davanti
alla tregua che noi abbiamo osservato e che gli israeliani
hanno violato, che il problema non è dalla parte del popolo
palestinese, non è dalla parte della sua legittima
Resistenza, ma piuttosto dalla parte dell'aggressione di cui
il nostro popolo è vittima.
S.C. - Al minimo atto di resistenza non violenta o
violenta, Israele vi manda i suoi bombardieri. Voi non
potete ignorare che vi provocano per farvi passare dalla
parte del torto e quindi giustificare l'uso della forza agli
occhi del mondo. Contro il dominio d'Israele, cui gli stati
internazionali danno carta bianca per massacrarvi, non è un
suicidio voler rispondere con le armi?
Moshir Al Masri: Per quanto riguarda ciò che è costume
chiamare «l’equilibrio delle forze», permettetemi di
insistere sul fatto che ogni paese occupato, da quando lotta
contro un'occupazione militare, non gode certamente di un
rapporto di forze favorevole. Altrimenti, se le forze
fossero equilibrate, l'esercito occupante non potrebbe
mantenere la propria occupazione del paese in questione e
del suo popolo per un minuto in più. Chiaramente, le forze
sono totalmente squilibrate, e noi siamo deboli. Ma siamo
deboli nella misura in cui ci mancano le armi, e non
certamente nella nostra determinazione e volontà di tenere
testa alle armi ultramoderne e sofisticate israeliane. Noi
abbiamo la volontà delle montagne. Abbiamo il diritto dalla
parte nostra, e noi siamo pronti a sacrificare tutto, dico
tutto, per recuperare il nostro diritto usurpato e violato.
Di conseguenza, è verosimile che riusciremo a creare questo
equilibrio di forze a poco a poco. Tra l'inizio e la fine,
l'Intifada ha cambiato tattica militare, passando da un tipo
di azione a un altro, per essere in grado di portare colpi
al nemico e di fermare la sua permanente aggressione contro
il nostro popolo.
S.C. - Quale è stata la politica di Yaser Arafat verso
Hamas? E qual è oggi quella di Abu Mazen?
Moshir Al Masri: La politica verso il movimento Hamas
dello scomparso presidente Abu Ammar [Yaser Arafat] — che
Dio lo accolga nella Sua misericordia ! — è stata una
politica fluttuante, che cambiava da un momento all'altro.
Una cosa è certa: nel 1996, l'Autorità palestinese ha
condotto una politica di arroganza e arbitrarietà verso
Hamas ; ha gettato in carcere i suoi militanti e dirigenti,
fino a imporre gli arresti domiciliari a Shaykh Ahmad Yasin.
Siamo stati pazienti, abbiamo superato le nostre ferite. Non
per debolezza, ma per rispetto per il sangue palestinese e
per conservare l'unità nazionale. Al contrario, ci sono
stati periodi in cui il rapporto tra Hamas e il presidente
Abu Ammar era un rapporto solido: c'è stata un'interazione.
Questo rapporto, si vede, non era monocolore: al contrario,
ha assunto numerosi colori diversi, dei più vari. Per quanto
riguarda, stavolta, i nostri rapporti con il presidente Abu
Mazen [Mahmud Abbas]: fino a oggi, il presidente Abu Mazen
si è dimostrato un uomo debole. Noi ci siamo trovati
d'accordo con lui su molti punti, ma le decisioni prese non
sono state tradotte concretamente sul campo, e fino ad ora,
è impossibile fare una vera valutazione della sua politica.
Da una parte perché l'esperienza non è abbastanza lunga da
permettere tale valutazione, ma soprattutto, d'altra parte,
perché Abu Mazen non ha mai realmente applicato alcun
progetto sull'arena politica palestinese, per quanto
possiamo giudicare.
S.C. - Oltre 650.000 palestinesi sono passati per le
carceri israeliane, e molti di loro hanno subito torture
traumatizzanti. In Israele, ci sono al momento 9.200
prigionieri palestinesi. Come sapete, gli agenti dello
Shabak adoperano tecniche sofisticate per degradarli,
umiliarli, trasformarli in collaborazionisti. Ci si può
meravigliare del fatto che l'Autorità palestinese non ha
chiesto con maggiore insistenza la liberazione dei
prigionieri, come premessa a ogni negoziato! Centinaia di
militanti di Hamas e del Jihad sono stati arrestati nel
corso degli ultimi mesi in Cisgiordania. Questi arresti e
questi assassini avrebbero potuto avere un successo così
massiccio, senza la collaborazione dei servizi di sicurezza
palestinesi con lo Shin Beth?
Moshir Al Masri: Per quanto riguarda gli arresti e
gli omicidi «mirati», bisogna sapere che non avrebbero mai
potuto aver luogo senza la collaborazione dei servizi di
sicurezza palestinesi con lo Shin Bet. Noi affermiamo che vi
è stato un patto, per cui l'Autorità palestinese si è legata
le mani davanti al nemico palestinese e che secondo i
termini di questo patto, vi è stato un coordinamento nel
campo della sicurezza che ha posto il campo palestinese in
un impasse terribile e con dissensi interni. Gli assassinii,
la caccia all'uomo, gli arresti domiciliari ai militanti ai
danni dei dirigenti di Hamas sono stati possibili solo in
virtù di questa collaborazione tra i responsabili della
sicurezza israeliani e quelli palestinesi. Per quanto
riguarda gli omicidi mirati e gli arresti, è evidente che
esiste tutta una rete di traditori, che vanno e vengono
liberamente in Palestina. Sono loro che giocano un ruolo
essenziale e diretto nelle operazioni israeliane di
eliminazione. Lo stesso vale per le incursioni e le
perquisizioni. Purtroppo, l'Autorità palestinese non è stata
all'altezza delle sue responsabilità, in questo campo, e noi
non abbiamo voluto assumerci i compiti di ordine pubblico,
per non creare dissensi nel campo palestinese, e anche
perché non si potesse dire che noi avremmo uno stato nello
stato. Noi non dirigiamo le nostre armi che contro quelli
che ci aggrediscono, e spetta alla giustizia palestinese
prendere le proprie responsabilità e risolvere ogni problema
interno. E' evidente che l'Autorità palestinese si è legata
le mani da sola firmando accordi che ci proibiscono di
perseguire i traditori che praticano l'omicidio dei nostri
concittadini e indicando alle forze di occupazione i luoghi
in cui si nascondono i [resistenti] palestinesi ricercati,
che essi cercano per arrestare o ancora più spesso, per
assassinarli.
S.C. - Sembra che l'Autorità palestinese, dopo aver messo
il proprio popolo in una situazione impossibile —invitandolo
a cessare la lotta armata prima ancora della liberazione
nazionale— e dopo aver firmato con Israele dei trattati
«tra due parti», abbia fatto sparire il termine «nemico
israeliano» dal proprio vocabolario. Recentemente, anche il
«Diritto di ritorno» è stato rimosso dal vocabolario dei
dirigenti palestinesi, che adesso parlano di una «soluzione
al problemi dei profughi» ma non di un diritto. Durante
questo periodo, il denaro si è riversato a fiumi nelle casse
di Abu Mazen. E' un caso? Questo denaro non è forse
destinato a comprare tutta una élite politica e una classe
media suscettibile di rinunciare alla lotta nazionale di
liberazione? Qual è oggi la posizione di Hamas nei confronti
dell'Autorità palestinese?
Moshir Al Masri: Per quanto riguarda la modifica
della terminologia e dell'uso, o del divieto,
dell'espressione «nemico israeliano», l'Autorità palestinese
ha operato di concerto con il nemico israeliano, in virtù di
un accordo di sicurezza concluso tra di loro, per fare
sparire molti concetti e cercare di cancellarli dallo
spirito di diverse generazioni di palestinesi. Ma la
benedetta Intifada di al-Aqsà ha riportato queste
definizioni e questi concetti all'ordine del giorno, in una
maniera ancora più forte di prima, e questo grazie
soprattutto alle azioni dell'occupante, fatte dei più
orribili crimini e massacri perpetrati contro i figli del
nostro popolo. Sì, esiste una notevole debolezza nell'azione
dell'Autorità palestinese, e sotto molti punti di vista. E
come se fosse per caso, sono questi responsabili che
vogliono cambiare il vocabolario. Ma le definizioni del
popolo non sono quelle dei rappresentanti dell'autorità. Lo
stesso vale per il Diritto al ritorno dei profughi
palestinesi. Quando un responsabile palestinese parla di
«risolvere il problema dei profughi», ci si può vedere una
concessione esorbitante, proveniente da quella parte. Noi
parliamo qui dei milioni dei figli del nostro popolo che
sono esiliati, scacciati, sparpagliati nella quasi totalità
dei paesi del mondo e che hanno il diritto di ritornare a
casa loro, alle loro terre, alla loro patria da cui sono
stati cacciati con la forza. Questi sono i termini che usano
il popolo e i combattenti. Quello che dicono certi
rappresentanti palestinesi non è rappresentativo
dell'insieme dei palestinesi.
S.C. - La Conferenza per il «Diritto al ritorno» che si è
riunita a Nazareth nel dicembre del 2005, ha messo in
guardia coloro che vogliono imporre il riconoscimento dello
Stato d'Israele in quanto stato ebraico e rimuovere il
Diritto al ritorno. Questo diritto resta per voi «un diritto
inalienabile» che niente potrà rimettere in discussione?
Moshir Al Masri: Per quanto riguarda l'imposizione di
un riconoscimento arabo e palestinese dello stato d'Israele
in quanto stato ebraico e il riconoscimento del fatto
compiuto, io penso che tale riconoscimento dello stato
d'Israele sia estremamente pericoloso, perché significa
l'abbandono del diritto palestinese, e questo significa che
la politica del fatto compiuto si è imposta definitivamente
al mondo arabo-musulmano. Noi accogliamo a braccia aperte
gli ebrei in quanto tali, ma non accogliamo a braccia aperte
un'occupazione che schiaccia la nostra terra e il nostro
popolo. Come ho già detto, noi non possiamo accettare di
essere cacciati da casa nostra, dalle nostre case, dalle
nostre terre, dopo di che torniamo a prendere possesso di
una parte di quelle terre e riconosciamo al ladro la
proprietà di tutto il resto, dicendo che questo gli spetta
di diritto e consacrando questo diritto davanti al mondo
intero. Ecco perché noi, di Hamas, mettiamo in guardia tutte
le parti contro le conseguenze terribili che avrebbe il
fatto di cadere nella trappola israeliana che consiste nel
consacrare la politica israeliana dei fatti compiuti.
S.C. - L'Autorità palestinese ha puntato tutto sulla
creazione di uno Stato palestinese indipendente. Ma i
palestinesi sono pronti ad accettare uno stato sull'8 % dei
territori storici per regolare così tutti i torti causati da
Israele dopo il 1948? Uno stato unico in cui gli ebrei e i
non ebrei vivano con diritti uguali non sarebbe una
soluzione più equa?
Moshir Al Masri: Ci tengo a dire che il movimento
Hamas crede alle soluzioni per tappe, ma non alle soluzioni
basate sulle concessioni. E' questo che aveva affermato lo
Shaykh Yasin, fondatore e dirigente di Hamas, più di
quindici anni fa. Egli aveva detto: «Noi possiamo accettare
la creazione di uno stato in Cisgiordania, nella striscia di
Gaza e a Gerusalemme Est, con il ritorno dei profughi e la
liberazione di tutti i prigionieri. Allora potremo firmare
una tregua di lunga durata, per dieci anni se occorre, o
anche di più». Ma è chiaro che il nemico sionista vuole
perpetuare la sua occupazione. Prova ne è che Sharon, dopo
aver venduto il ritiro da Gaza come una «dolorosa
concessione», ritorna a Gaza uccidendo e bombardando, e
ritorna al nord della striscia di Gaza per crearvi una terra
di nessuno. E’ chiaro: non conosce altra lingua che quella
dell'occupazione. Non sa cosa voglia dire una tregua, come
mostra la sua violazione della tregua attuale, e non conosce
la lingua della pace. Non conosce altro che la lingua del
crimine e del terrore contro il nostro popolo. Di
conseguenza, confermiamo la nostra adesione a soluzioni per
tappe, ma in cambio, non riconosceremo l'occupazione del
nostro territorio. Ecco perché il resto del mondo dovrà
riunirsi per mettersi al fianco del nostro popolo dolente e
martoriato, il cui territorio è occupato, i cui luoghi sacri
sono violati e i cui figli sono le vittime della peggiore
aggressione. Quanto alla creazione di uno stato che riunisca
ebrei e palestinesi, noi abbiamo sempre affermato —ma io lo
voglio riaffermare ancora una volta— che noi abbiamo
convissuto durante tutta la storia islamica con gli ebrei
che in quanto dhimmi, nello stato musulmano, godevano
degli stessi vantaggi ed erano soggetti agli stessi obblighi
nostri; facevano parte della nostra patria. Di nuovo: il
problema non è con gli ebrei. L'unico problema che noi
abbiamo è con l'occupazione israeliana.
S.C. - Dopo il ritiro dei coloni da Gaza, la comunità
internazionale ha considerato questo ritiro come un passo
verso la pace. Ora, dove è la pace? Il vostro movimento
afferma che Gaza è stata liberata. Ora, quelli che l'hanno
visitata recentemente hanno riferito che il milione e mezzo
di palestinesi che vi abitano si trovano sotto il controllo
assoluto d’Israele; una sorveglianza e una coercizione che
cresceranno ancora a causa della costruzione da parte di
Israele della triplice barriera munita di mitragliatrici
telecomandate, di monitor elettronici ed ottici. Piuttosto
che parlare di liberazione, perché non denunciare il fatto
che gli abitanti di Gaza sono murati dietro barriere, in un
campo di concentramento?
Moshir Al Masri: Sì. È chiaro che ciò che Sharon ha
voluto vendere è una menzogna. In effetti, il ritiro da Gaza
non è un vero ritiro, né un ritiro totale. Israele continua
ad occupare lo spazio aereo di Gaza: i suoi aerei non
smettono di sorvolare Gaza, i bombardamenti continuano e gli
attacchi simulati, così come gli omicidi mirati dall’aria,
per mezzo di velivoli senza pilota e di missili. Lo stesso
vale per l’accerchiamento terrestre e marittimo, compreso il
punto di passaggio di Rafah, che è l’unica uscita rimasta al
popolo palestinese che vive nella striscia di Gaza: è piena
di telecamere, ci sono commissioni di sicurezza miste che
interrogano tutti coloro che entrano dentro la striscia di
Gaza o ne escono, anche se non c’è più una presenza militare
israeliana effettiva. Ne consegue che viviamo in un’immensa
prigione, e che il nemico israeliano non ha fatto alcuna
concessione. Si è ritirato da Gaza solo sotto i colpi della
Resistenza: lui stesso ha riconosciuto che non si può più
sopportare il peso in termini di sicurezza che ricadeva
sulle sue spalle a causa dell’occupazione della striscia di
Gaza, in particolare nelle colonie, grazie ai colpi della
Resistenza palestinese, nonostante i mezzi rudimentali di
cui disponeva quest’ultima, che pure è riuscita a colpire il
nemico israeliano infliggendogli una dura lezione e
insegnandogli che la terra palestinese non sopporta più di
essere occupata da Israele.
S.C. – Al contrario dell’ANC in Sudafrica, né Arafat né
Abu Mazen hanno mai fatto appello al boicottaggio
internazionale, o alla lotta civile, o a sanzioni punitive
contro Israele. Lo stesso presidente dell’università
palestinese Al Quds ha protestato contro il boicottaggio
delle università israeliana lanciato da alcuni inglesi. Come
spiegate una tale sottomissione a Israele, quando i
palestinesi si aspettano che le proprie autorità difendano
la loro causa?
Moshir Al Masri: E’ chiaro che l'Autorità palestinese
imbocca una deriva pericolosa e che certi suoi dirigenti si
accasciano nelle proprie poltrone. Sono pronti a far ogni
concessione possibile e immaginabile. E’ di questo che ci
siamo resi conto, con il genere di accordo che hanno
firmato: non c’era una posizione solida dell'Autorità
palestinese che fosse in grado di mettere fine
all’aggressione sionista contro il popolo palestinese. Il
discorso dominante era quello delle concessioni: è questo
linguaggio delle concessioni che si è imposto per la maggior
parte del tempo, a un punto tale che il presidente di
un’università palestinese ha osato protestare, e in questo
avete pienamente ragione, contro il boicottaggio delle
università israeliane, come se vivessimo alla pari Israele,
dimenticando totalmente il nostro sangue versato, la
confisca delle nostre terre e la messa sotto occupazione di
tutte le possibilità popolo palestinese! Sì, purtroppo,
esiste la sottomissione dell’Autorità all’amministrazione
israeliana, in cambio di non-concessioni israeliane verso
l’Autorità. E questo, perché l’Autorità si è lasciata legare
mani e piedi da accordi da cui non può uscire, nel momento
stesso in cui Sharon e i suoi compari negano gli stessi
accordi, dichiarando che gli accordi di Oslo non hanno più
esistenza pratica, sul terreno.
S.C. - I parlamentari europei —di sinistra e di destra—
hanno votato nel 2004, a grande maggioranza, una risoluzione
chiamata "Pace e Dignità in Medio Oriente” che esige che
l'Autorità palestinese conduca una lotta contro gli atti di
terrorismo. Questa risoluzione: «…ribadisce la sua ferma
condanna così come il rifiuto di ogni atto di terrorismo
commesso da organizzazioni terroristiche palestinesi contro
il popolo israeliano ed esige che l’Autorità nazionale
palestinese conduca una lotta senza quartiere contro tali
atti di terrorismo fino allo smantellamento totale di tali
organizzazioni»; «…dichiara espressamente che il terrorismo
palestinese, siano le sue vittime civili o militari, non
solo è responsabile di numerose vittime innocenti, cosa che
lo rende ancora più condannabile, ma in più nuoce gravemente
al processo di pace che si cerca di riprendere ». Cosa dite
all’Europa?
Moshir Al Masri: Per quanto riguarda i «terroristi»,
e l’affermazione secondo cui la Resistenza non solo
ucciderebbe degli innocenti, ma sarebbe un ostacolo al
processo di pace, noi diciamo: «osserviamo in maniera
attenta e precisa lo scenario palestinese e gli avvenimenti
che vi hanno avuto luogo dopo la firma dell’accordo di pace
tra palestinesi e israeliani. Chi ha cominciato a uccidere?
Chi è stato il primo a perpetrare dei massacri? Come è
cominciata l’Intifada di Al-Aqsâ, che noi continuiamo
a vivere ancora oggi? Non fu per caso con la visita
provocatoria di Sharon alla Moschea di Al-Aqsâ, benedetta e
santa per i musulmani e per il popolo palestinese? I fedeli
[musulmani] avevano protestato e le forze di occupazione
hanno ucciso decine di loro, in pochi istanti. Fu allora che
insorsero le folle, ovunque, per difendere i propri luoghi
santi, come era loro diritto e loro dovere. E la prima
Intifada non è scoppiata forse dopo che un colono aveva
deliberatamente ucciso sette operai palestinesi a Jabalya?
Di conseguenza, noi difendiamo il nostro popolo, e quelli
che ci qualificano come «terroristi» si ingannano; devono
rivedere il loro apprezzamento. Noi non siamo «terroristi».
Noi promuoviamo la vita, promuoviamo un progetto di
liberazione, difendiamo la dignità e la legittima fierezza.
Il mondo europeo deve cessare di essere complice
dell’America, col suo allineamento evidente con il nemico
israeliano. Se studiate e investigate in maniera meticolosa
i problemi in gioco nell’arena palestinese, capirete che in
quasi tutti i casi, è l’occupazione che provoca i problemi.
S.C. – Il recente successo elettorale (alle elezioni
amministrative) di Hamas ha gettato nel panico l'Autorità
palestinese. Pensate che dopo aver regnato per dodici anni
come padrone assoluto, dopo essersi lasciata impantanare nei
negoziati «di pace» che hanno solo portato ulteriori
sofferenze ai palestinesi, sarà capace di rinunciare ai
privilegi acquisiti a spese del proprio popolo e di
accettare il messaggio che il popolo le manda?
Moshir Al Masri: Noi pensiamo che uno dei principi
della democrazia consiste nell’accettazione dei risultati
delle elezioni. La nazione non è il monopolio di nessuno,
essa appartiene a tutti. Il movimento Hamas ci tiene a
rassicurare tutto il mondo, l’Europa, l’America e il mondo
intero, così come l'Autorità palestinese: noi non abbiamo
alcuna intenzione di prendere il posto di nessuno in queste
elezioni, né di contestare nessuno. Noi vogliamo consacrare
una nuova tappa, quella della partecipazione politica, per
farla finita con l’esclusiva riguardo alla presa delle
decisioni in Palestina. Questa tappa sarà anche quella
dell’unione nazionale di fronte alle sfide proprie di questa
tappa: questo popolo che ha fatto i più grandi sacrifici per
costringere l’occupante a ritirarsi da una parte del suo
territorio oggi deve poter vivere una vita tranquilla e
decente, lontana dalle manifestazioni di anarchia e di
insicurezza provocate nella maggior parte dei casi dai
servizi detti «di sicurezza», ponendo fine al sistema delle
raccomandazioni e delle tangenti, lontani dalla perdite di
risorse, dal vuoto davanti all’ignoto, che attualmente
domina la scena palestinese. Ecco perché Hamas ha voluto
partecipare senza aspettare oltre alle elezioni legislative,
nel tentativo di salvare la scena palestinese da questa
situazione deleteria.
S.C. – Per il popolo palestinese è una situazione che non
potrebbe essere più deprimente. Nulla di ciò che l’Autorità
palestinese aveva promesso è stato realizzato. Ma se i
palestinesi le hanno girato le spalle, questo non vuol dire
che essi aderiscono al vostro programma?
Moshir Al Masri: E’ chiaro che a causa della
monopolizzazione del potere da parte dell'Autorità
palestinese, che da dieci anni prende da sola tutte le
decisioni che riguardano l’avvenire del popolo palestinese,
e d’altra parte a causa del successo del movimento Hamas e
del suo programma in materia di Resistenza legittimante
riconosciuta da parte del diritto internazionale, e del
fatto che questo movimento si è reso portatore delle
preoccupazioni del popolo palestinese e della bandiera del
cambiamento e della riforma, si è assistito a un
raggruppamento popolare attorno a Hamas. Inoltre, il popolo
palestinese è a maggioranza un popolo musulmano. Ora, Hamas
è un movimento musulmano, che vuole che il nostro popolo
viva l’Islam come una realtà concreta per quanto ci è
possibile. E’ chiaro che l'Autorità palestinese non ha
tratto la lezione dai suoi errori, e la sua situazione è
deplorevole. E’ addirittura incapace di tenere testa ai
propri membri che praticano il sequestro degli stranieri,
che nuocciono all’immagine onorevole del nostro popolo, o
che praticano l’occupazione di diverse istituzioni, il
racket e l’intimidazione. Tutto ciò fa sì che l'Autorità
palestinese attraversi un periodo di grande debolezza e di
decomposizione. Ecco perché noi ci tenevamo a partecipare
alle elezioni, affinché l’Autorità recuperasse il proprio
prestigio e il diritto ritrovasse il proprio primato. Noi
vogliamo creare un’Autorità palestinese rispettabile,
affinché il popolo palestinese la possa rispettare.
S.C. – Salvo che Ramallah, durante l’anno passato, in
occasione delle elezioni locali, Hamas ha raccolto più del
50 % dei voti. Il FPLP, partito di sinistra, si è alleato a
voi in certi comuni. Questo tende a dimostrare che non si
tratta di votare per una religione, ma per uomini e donne
integri che, al contrario dei quadri di Fatah, non hanno mai
abbandonato la lotta di liberazione?
Moshir Al Masri: Il fatto che Hamas abbia concluso
alleanze con il Fronte Popolare per la Liberazione della
Palestina o con altre organizzazioni conferma che non si
tratta di un movimento settario, né sclerotico, né ripiegato
su se stesso. Hamas è un movimento che si afferma come un
pagina aperta a tutti, come un movimento pronto ad allearsi
con tutti i figli del nostro popolo palestinese, per
difendere gli interessi superiori del nostro popolo, nel
quadro di un cambiamento e di una riforma reali nell’arena
palestinese. Da qui deriva il sostegno dato da Hamas a un
candidato di sinistra [e cristiano; ndc] per il posto di
sindaco di Ramallah, un sostegno che non costituisce affatto
un caso isolato [anche a Betlemme; ndc], tutt’altro. Noi
diciamo a tutti che non vogliamo prendere il posto di
nessuno, non vogliamo cacciare nessuno. Vogliamo vivere
un’esistenza degna e tranquilla, al riparo da tutti fenomeni
che la scena palestinese conosce da dieci anni. Noi vogliamo
accordarci su una strategia ben definita che protegga i
diritti del popolo palestinese e conservi le sue conquiste,
senza fare considerazioni sulle appartenenze di questi
alleati: è sufficiente che siano palestinesi e che vogliano
servire la causa del popolo palestinese.
S.C. – Perché avete deciso di partecipare a queste elezioni
quando invece la Jihad islamica si è astenuta? Le
elezioni sotto occupazione non distraggono i palestinesi
dall’essenziale? La priorità non è quella di non nuocere al
dialogo inter-palestinese per rilanciare la lotta nazionale?
Moshir Al Masri: Quali sono le priorità di Hamas, al
momento attuale? Mettiamo i puntini sulle « i » : Hamas ha
tre priorità, nessuna delle quali è caduca o meno importante
delle altre. La prima priorità è il rafforzamento dell’unità
interna perché è chiaro che è questa unità che protegge il
campo palestinese da ogni sviluppo pericoloso. La seconda è
il rafforzamento della partecipazione politica, che
rappresenta un’opzione in grado di salvare la scena
palestinese dall’attuale marasma. Il terzo punto è il
rafforzamento del programma della Resistenza come scelta
strategica del nostro popolo, finché un’occupazione
continuerà a pesare sulla nostra terra e finché dura
l’aggressione continua contro il nostro popolo. Questa è
stata la scelta di tutte le rivoluzioni del mondo, compreso
in Europa e in America. Si tratta di una scelta riconosciuta
dal diritto internazionale.
S.C. - La partecipazione di Hamas alle elezioni
legislative palestinesi nei territori sotto il controllo
dell'Autorità palestinese, è stata messa in discussione da
Javier Solana. Costui, riprendendo le minacce degli Stati
Uniti, ha fatto pressione sui palestinesi affermando che se
Hamas avesse vinto le elezioni, gli aiuti finanziari europei
sarebbero stati sospesi. Ciò indica che l’Europa non
riconosce ai palestinesi il diritto di scegliere i propri
rappresentanti né quello di resistere. Questo ricatto, che
minaccia i palestinesi con uno strangolamento finanziario, e
quindi di renderli ancora più deboli di fronte
all’occupante, impedirà ai palestinesi di votare per i
candidati di Hamas o del FPLP?
Moshir Al Masri: Per quanto riguarda la questione di
sapere se le minacce europee e quelle americane di tagliare
gli aiuti sono in grado di dissuadere il nostro popolo dal
sostenere Hamas, risponderò che penso che le dichiarazioni
tanto europee quanto americane a tale effetto hanno coinciso
con la quarta tappa delle elezioni comunali palestinesi, in
particolare nelle città più grandi. Ora, che effetto hanno
avuto? Hamas ha vinto le elezioni nelle più grandi città
palestinesi, come Nablus, El-Bireh, Ramallah o Jenin. Di
conseguenza, il nostro popolo palestinese è un popolo che
confida essenzialmente in Dio – che sia esaltato! – e che
conosce il versetto coranico « E’ nel cielo che si trova la
vera vita che vi è stata promessa ». Il popolo sa benissimo
che esiste un complotto internazionale ordito contro di lui.
Di conseguenza, vuole scegliere coloro che saranno in grado
di rappresentare la sua preoccupazione e coloro di cui sa,
con fiducia, che saranno degni della missione che egli
conferirà loro, per la grazia di Dio! Noi, Hamas, ci siamo
messi alla prova, nel corso degli anni, in numerose
istituzioni, sindacati, cooperative o altro, e abbiamo dato
un esempio da seguire. E’ con conoscenza di causa che il
popolo palestinese ci ha eletti, è a causa della sua
fiducia. Ecco la spiegazione della provocazione
dell’amministrazione americana di non concedere al popolo
palestinese che le briciole (che non rappresentano
praticamente nulla nel bilancio palestinese), e la posizione
europea —vedete le dichiarazioni di Javier Solana che non
penso tuttavia riflettano tutti gli stati membri dell’Unione
Europea. Diciamo che io non considero che l’ultima posizione
assunta dal Quartetto sia una posizione di grande
fermezza. Si tratta piuttosto dell’espressione di una
ritirata: dopo aver rifiutato la partecipazione di Hamas
alle elezioni, certi partner internazionali hanno superato
questo blocco, dopo aver constatato la determinazione e la
volontà dei palestinesi, come anche l’unanimità sulla
necessità della partecipazione di tutti a queste elezioni.
Le potenze straniere che si oppongono alla nostra
partecipazione hanno cominciato a brandire la minaccia di
sospendere gli aiuti economici, poi hanno smesso di farlo
dopo aver constatato che ciò non avrebbe dissuaso per nulla
i palestinesi dal votare per Hamas. Allora si sono
accontentati di formulare delle messe in guardia contro la
partecipazione di Hamas a qualunque futuro governo
palestinese. Io sono convinto che i partner internazionali
si vedranno costretti a scendere a compromessi con una
realtà nuova per loro: il movimento Hamas è una componente
autentica del popolo palestinese, fa parte di coloro che
determinano la decisione politica palestinese.
S.C. - La posizione del Quai d’Orsay [Ministero degli
Esteri della Francia, ndc] è stata più sfumata di quella di
Solana : «Noi pensiamo che sia importante che il processo
elettorale che sta avendo luogo nei territori palestinesi si
possa svolgere normalmente. Hamas resta iscritta alla lista
«delle organizzazioni terroriste dell’Unione Europea, finché
non avrà rinunciato alla violenza e riconosciuto lo stato
d'Israele. Da parte nostra, seguiamo con interesse lo
sviluppo di Hamas sul piano politico». Vi sembra possibile
rinunciare alla lotta armata e riconoscere lo stato
ebraico d’Israele ?
Moshir Al Masri : Per quanto riguarda il
riconoscimento dello stato d'Israele e la rinuncia alla
lotta armata, io rispondo: come si è liberato il Libano;
come si sono liberati molti paesi europei, e come si è
liberata l’America del Nord? Non è stato con la cacciata
delle potenze che li occupavano? Sono dieci anni che
cerchiamo di negoziare, con quale risultato? Il risultato,
non è forse l’ignoto? Il risultato non è forse il vuoto?
Cos’ha raccolto l'Autorità palestinese? Cos’ha raccolto il
popolo palestinese? Nulla, se non sofferenza, distruzione,
la sconfitta della causa palestinese per dei lustri. Non si
può continuare a fare questo genere di esperienza, votato
alla sconfitta, né accettare un’occupazione che si incrosta,
che continua a uccidere, a massacrare, a perpetrare il
terrore contro il popolo palestinese. Noi diciamo che Hamas
è un movimento aperto, pronto al dialogo con chi lo cerca
alla luce degli interessi superiori del popolo palestinese.
Ma un dialogo con l’occupazione sionista, questo è un
dialogo che è già fallito, anche se è stato tentato sulla
base delle più grandi concessioni da parte nostra, in cambio
di assolutamente nulla da parte israeliana.
S.C. – Vi sconvolge sapere che i dirigenti dei paesi
democratici si sono sistematicamente rifiutati di sanzionare
Israele che viola le Convenzioni di Ginevra —demolizioni di
case, esecuzioni sommarie, arresti arbitrari, omicidi di
bambini— e anche sapere che le associazioni a favore della
Palestina hanno collaborato con l'Autorità palestinese che è
stato un sistema corrotto e repressivo? Non pensate che la
vostra arma migliore consista nello spiegare meglio
all’opinione internazionale che tipo di sostegno i
palestinesi sotto occupazione militare si aspettano?
Moshir Al Masri: Sì, mi sconvolge. In effetti, noi
abbiamo bisogno di una vasta campagna mediatica. Ma è chiaro
che i sionisti e i loro amici possiedono mezzi di
informazione estremamente potenti che schiacciano i
nostri. Israele ha violato la quasi totalità delle
risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, come tutte
le Convenzioni di Ginevra, commettendo i peggiori crimini
terroristici contro il nostro popolo: distruzione di case,
di terre agricole, omicidio deliberato di bambini innocenti
e tutto ciò senza giudicare il più piccolo soldato
responsabile di questi omicidi, in particolare di bambini
come quello del giovane Muhammad Al-Durra, a cui tutto il
mondo ha assistito: l’hanno visto gridare, supplicare.
Invano. Il risultato? Il soldato responsabile di aver ucciso
deliberatamente è stato in carcere per appena un mese.
Questo equivaleva puramente e semplicemente a farsi beffe
del sangue palestinese versato. Sì, dobbiamo denunciare
tutte le violazioni israeliane delle risoluzioni del
Consiglio di Sicurezza e anche di quelle delle Convenzioni
di Ginevra. Noi abbiamo bisogno degli sforzi delle
giornaliste e dei giornalisti europei, dei giuristi, di
tutte le persone e istanze portatrici del senso della parola
«umanità», che capiscono cosa significhi l’occupazione e che
conoscono l’orrore del crimine e del terrorismo sionisti
contro il nostro popolo, affinché facciano capire al mondo,
finché è loro possibile, qual è la vera situazione. Noi
sappiamo che esiste una connivenza tra i regimi politici
europei e il nemico israeliano, ma sappiamo anche che esiste
presso di voi, in Europa, gente che difende i valori umani,
e noi stringiamo loro fraternamente la mano, mentre li
preghiamo di moltiplicare i contatti con noi.
S.C. – Detto altrimenti, Israele avrà il ruolo del buono
finché l’opinione pubblica non capirà che la radice di
questo conflitto non è la religione, ma la lotta di un
popolo per difendere la propria terra, e anche l’espulsione
di tre quarti dei palestinesi nel 1948 per installare al
loro posto della gente di confessione ebraica proveniente da
ogni parte del mondo. Finché durerà tale negazione della
storia, sarà facile per Israele ribaltare le responsabilità
e accusare di terrorismo coloro che alzano la testa. Se voi
otterrete la maggioranza alle elezioni legislative, sarete
pronti a incontrare i responsabili politici europei per
ricordare loro che il punto centrale del conflitto è
l’esproprio e la pulizia etnica dei palestinesi da parte di
Israele? E più in generale, cosa pensate di fare?
Moshir Al Masri: Se otterremo la maggioranza nelle
elezioni legislative, ci penseremo. Ma, sul piano del
dialogo con l’Europa e gli Stati Uniti, Hamas non è ostile
verso nessuno, e noi siamo pronti a dialogare con chi vorrà
dialogare con noi. Noi abbiamo dialogato con l’Europa, in
particolare con dei parlamentari europei, e abbiamo
instaurato un dialogo con degli universitari americani a
Beirut (ma si tratta di persone che non sono in possesso di
un qualunque potere esecutivo negli Stati Uniti). Hamas è un
movimento aperto a tutto, e certamente non un movimento
rigorista né un movimento complessato. E’ chiaro, Hamas è un
movimento portatore di un progetto islamico, che vuole che
tutti vivano nella libertà e nella dignità, e quindi che il
nostro popolo viva nella libertà e nella dignità. Quello che
chiediamo al mondo è di non allinearsi, di non continuare
con questo allineamento palese, omicida e provocatore con il
nemico sionista, al prezzo degli interessi nazionali del
popolo palestinese. Noi siamo pronti a dialogare con
qualunque partner, con l’eccezione di Israele che perpetua
l’occupazione e l’aggressione contro il nostro popolo
palestinese, al fine di rendere esplicito ciò che deve e può
essere, e di mettere tutti al corrente di ciò che succede
sulla scena palestinese, e anche al fine di ricordare ai
nostri partner che il problema è l’occupazione e
l’aggressione, e niente affatto il nostro popolo e la sua
legittima resistenza. Il problema è da parte di coloro che
sono venuti per cacciare il nostro popolo da casa sua e
occuparne le terre. Di conseguenza, siamo convinti che il
mondo libero deve fare uno sforzo perché il popolo
palestinese possa vivere libero e con dignità, come vive lo
stesso mondo libero.