Morales azzera i vertici militari
Cristiano Tinazzi
E’ un
attivista per i diritti umani il nuovo ambasciatore della
Bolivia presso gli Stati Uniti, nonché il primo diplomatico
ad essere nominato dal nuovo capo di stato Evo Morales
(nella foto). Il portavoce del governo boliviano, Alex
Contreras, ha annunciato che la scelta è ricaduta
sull’avvocato 33enne Sacha Llorenti, ex presidente
dell’Assemblea permanente dei diritti umani e promotore del
processo a carico dell’ex presidente Gonzalo Sanchez de
Lozada. Il presidente Evo Morales ha chiesto a Llorenti,
come prima missione diplomatica da portare a termine a
Washington, di trovare i “meccanismi legali” per giungere
“al più presto” all’estradizione di Sanchez de Lozada che
nell’ottobre 2003 rinunciò all’incarico in seguito a una
rivolta popolare a La Paz e a El Alto. Lozada è accusato di
genocidio. Nella cosiddetta ‘guerra del gas’ morirono 60
persone a seguito della sanguinosa repressione armata
operata dal governo. Nell’ottobre 2004 il Congresso
boliviano ha autorizzato l’apertura di un procedimento
giudiziario a carico dell’ex capo di stato e di 15 ex
ministri del governo. Contreras ha fatto sapere che Llorenti,
oltre all’estradizione di Lozada, dovrà adoprarsi anche sul
fronte delle relazioni commerciali con gli Usa.
Sul fronte interno, invece, ci sono alcuni problemi con le
forze armate. Un giorno dopo aver preso il potere Morales
aveva destituito alcuni alti vertici militari che erano
stati implicati alcuni mesi fa nella strana sparizione di
una trentina di missili terra aria. In quel frangente i
militari minimizzarono l’accaduto, riferendo tramite il
comandante dell’esercito, il generale Marcelo Antezana, che
i missili erano stati sottoposti a dismissione e quindi
smantellati, poiché in disuso e obsoleti, riferendo che era
stata solamente rispettata la risoluzione No.2145 del 7
giugno 2005 della Organizzazione degli Stati Americani. Ora
i militari coinvolti in quella che a tutti gli effetti è
stata una sottrazione ingiustificata di armamenti destinati
alla difesa del Paese e consegnati ad una potenza straniera,
sono stati sospesi in attesa di accertamento dei fatti, e
sostituiti. “Mi dispiace molto dover dire che abbiamo
ricevuto alcune segnalazioni sul disarmo delle forze armate,
che sarebbe avvenuto senza rispettare i procedimenti
militari stabiliti. Adesso abbiamo la possibilità di fare
delle indagini e lo faremo”, ha detto Morales. “E nessuno si
deve sentire disturbato da queste ricerche. Se un militare
non ha nulla da nascondere, non deve temere nulla”, ha
aggiunto. Il generale Antezana, sostituito da Wilfredo
Vargas, non se l’è presa particolarmente (quasi
un’ammissione di colpa, si direbbe) affermando che è nella
natura degli stati democratici che le forze militari siano
soggette alle decisioni politiche. “Per vivere bene in
democrazia - dice - si deve arrivare a subordinare il potere
militare al potere politico. E’ la classe politica che ha il
compito di governare”.
Il vicepresidente boliviano, Álvaro García Linera, ha fatto
sapere che il tutto “rientra nel normale avvicendamento
delle alte cariche militari insieme però alle indagini in
atto relative alla sparizioni dei missili”. Secondo alcune
dichiarazioni dell’ex presidente Rodriguez, i razzi
sarebbero stati disattivati, nel mese di ottobre scorso, con
l’aiuto delle forze Usa, ma lui non avrebbe mai e poi mai
acconsentito ad un loro viaggio verso Washington.
Di diverso avviso le dichiarazioni del generale Antezana,
che ha tenuto a precisare che sarebbe stata l’ambasciata
degli Stati Uniti ad imporre la distruzione degli NH5
(missili terra-aria), preoccupata dalle elezioni e dalla
possibile vittoria di Evo Morales. Il militare ha anche
sottolineato che l’ambasciata Usa sosteneva vi fosse un
imminente pericolo per la sicurezza mondiale e per la lotta
al terrorismo, considerando la Bolivia una nazione di
sinistra.