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NOTIZIE 2006
IN MORTE DI SADDAM HUSSEIN
Al volgere della fine di questo anno 2006 é accaduto che il legittimo Presidente del Popolo dell'Irak, il socialista nazionale Saddam Hussein, é stato assassinato dai sicari prezzolati (e incappucciati) degli aggressori atlanto-sionisti mediante impiccagione all'alba in una oscura stanza anonima di una anonima prigione. Quanta ipocrisia nelle parole di molti esponenti politici europei - tra cui gli italioti sinistri - che tanto si dolgono di siffatta violenza dimenticandosi di quanto già avvenuto in passato con la barbara uccisione delle gerarchie fasciste a Dongo e della ludibrica esposizione a piazzale Loreto del Duce del Fascismo Cav. Benito Mussolini, della sua innocente compagna Claretta Petacci e di altri eroici socialisti nazionali, così come dimentichi dell'assurdità di un processo farsa come quello svoltosi a Norimberga con altrettanto tragico epilogo di un corollario di impiccagioni per i soldati politici del socialismo nazionale germanico. Se non altro gli esponenti politici italioti destri hanno mantenuto la loro coerenza di "servi sciocchi" della cupola plutocratica inneggiando sciacallescamente al ristabilimento della "libertà" e della "giustizia" in terra mesopotamica con la morte "dovuta" al "tiranno", colpevole antagonista all'espansione del sionismo internazionale promosso sulle "baionette" a stelle e strisce.
Ebbene di fronte a cotanta meschinità rivendichiamo il dovere di salutare il soldato politico del socialismo nazionale pan-arabo, il Raìs Saddam Hussein, che fieramente durante la farsa processuale ha rivendicato il suo legittimo ruolo istituzionale non riconoscendo pertanto il valore del tribunale "collaborazionista", e che con fierezza ha saputo cogliere il significato trascendente del suo sacrificio quale martirio di testimonianza per un futuro di riscatto di ogni Popolo e Nazione contro la protervia e l'aggressività dell'usura apolide nascosta tra le pieghe del falso mito della "democrazia da esportazione" basata sul materialismo economicista egocentrico ed oligarca in contrasto con l'umanesimo del lavoro che configura l'etica e la morale di una comunità di popolo.
Saddam Hussein, laicamente, senza cedere al ricatto dell'integralismo confessionale religioso, aveva prodotto in Irak un modello di sviluppo socialista capace di ridistruibire le enormi ricchezze petrolifere in misura tale da non cedere più ai ricatti del profitto imposto dalle compagnie petrolifere multinazionali; un modello di sviluppo nazionale che ha consentito per molti anni una convivenza pacifica tra i diversi gruppi etnici e religiosi che componevano la comunità di popolo della Mesopotamia. E' stato addirittura baluardo (e per questo pure foraggiato dai nemici di oggi - gli americani ! N.d.A.) contro l'espansionismo integralista proveniente dall'Iran, ma nel momento in cui ha deciso di rivendicare per sé e per il suo Popolo la piena assunzione di una sovranità non più sottoposta a mandati ispettivi e fieramente capace di muoversi in totale dignitosa indipendenza sullo scenario internazionale ecco arrivare l'aggressione, la condanna, l'assassinio; né più, né meno come sessanta anni fa quando le Nazioni rigenerate d'Europa cercarono di rompere i legacci della piovra usuraia. E come non paragonare oggi il diverso modo con cui si é appresa della morte (naturale) del generale cileno Pinochet - ossequioso esecutore dei piani economicisti della finanza internazionale - a cui si é riusciti di evitare ogni procedimento e che ha ricevuto le condoglianze postume dei "difensori della libertà" a stelle e strisce, rispetto al trattamento ben differente ricevuto dal "ribelle" Raìs !?!
Tutto ciò ha un significato preciso; la guerra di liberazione nazionale deve proseguire senza tentennamenti perché se qualcuno ha voluto lanciare un monito a tutti gli Uomini Liberi esso deve essere respinto al mittente. E' ovvio che le condizioni di lotta mutano secondo modi e tempi propri di ogni singola realtà. E' auspicabile evitare in Europa scenari come quelli medio orientali fino a che ciò sarà possibile, e il continente sud americano ha dimostrato che ciò é possibile secondo una prassi di tipo dialettico e pacifico, ma la determinazione a rifiutare l'omologazione apolide ed usurocratica é imperativo categorico per ogni soldato politico socialista nazionale.
Una volta di più occorre rimarcare pertanto l'assoluta distanza che si interpone tra la nostra alternativa al sistema ed i suoi "paletti geografici" di destra e di sinistra e porre all'attenzione popolare il concetto di "terza via" al turbocapitalismo, sia esso di ispirazione liberale, sia esso di ispirazione marxista. Questo é e deve essere il sunto di una costituente per un movimento di Liberazione Nazionale.
Maurizio Canosci
30/12/2006