|
|
NOTIZIE 2007
Mercato immobiliare, è boom di immigrati
Negli ultimi tre anni la crescita del fatturato è stata superiore al
50%
tratto da La Padania online
filippo poletti
Negli ultimi tre anni le compravendite - che nel nostro Paese hanno
avuto come acquirente un immigrato - sono aumentate del 19 per cento
raggiungendo, nel 2006, la cifra record di 131 mila unità. Boom
anche di fatturato (e cioè del valore delle case acquistate) che,
dal 2004 al 2006, è aumentato del 50 per cento, passando da 10.200
milioni a 15.300 milioni di euro. Ecco, poi, la previsione: nel 2008
un quinto del mercato della casa sarà in mano agli immigrati.
Sono queste le cifre contenute nel rapporto 2007 su immigrati e casa
curato da Scenari Immobiliari, l’istituto indipendente di studi e
ricerche. Complice il progressivo rallentamento del mercato
immobiliare italiano, la domanda abitativa degli immigrati - spiega
Pierluigi Bellardo di Scenari Immobiliari - «ha accresciuto
notevolmente il peso percentuale sul volume complessivo di immobili
scambiati. Lo scorso anno le compravendite di abitazioni, che hanno
avuto come acquirente un lavoratore immigrato, hanno rappresentato
il 16,3 per cento delle transazioni complessivamente concluse sul
mercato residenziale italiano».
La nascita e lo sviluppo di molte aziende create da immigrati ha
fatto emergere una classe piccolo e medio-borghese: è proprio questa
ad avere una maggiore disponibilità economica, manifestando gusti e
preferenze che coincidono con quelli delle famiglie italiane. «Entro
il 2008 - dichiara Bellardo - un immigrato acquirente su cinque sarà
proprietario di una villetta fuori città oppure di un bilocale in un
quartiere cittadino di media qualità, realizzando, di fatto, un
acquisto di livello medio-alto».
L’indagine condotta da Scenari Immobiliari nelle diverse province
italiane ha evidenziato un progressivo spostamento degli acquisti
degli immigrati dalle province più ricche verso altre che, pur
essendo più lontane, offrono soluzioni abitative a costi mediamente
più contenuti. Di questa fuga dalle grandi città hanno beneficiato
alcuni centri intermedi quali Alessandria, Bergamo, Varese, Cremona
e Treviso al Nord, e Prato, Pistoia, Perugia, Modena, Terni e
Viterbo al Centro. Le uniche eccezioni, in questo quadro, sono
rappresentate da Genova, Torino e Roma, tutte in forte crescita sul
2005, e dai principali centri urbani del Meridione, ancora
interessati da forti acquisti in città.
Analizzando la ripartizione territoriale degli acquisti per
macro-aree, si nota che questi non sono in linea con la
distribuzione della popolazione immigrata sul territorio nazionale.
Nelle regioni del Nord Italia, dove si concentra il 64 per cento
circa degli stranieri residenti (in base ai dati Istat al 31
dicembre 2005), le transazioni complessivamente concluse da
lavoratori extracomunitari, nel 2006, rappresentano il 73,2 per
cento delle compravendite totali. Questo dato evidenzia,
chiaramente, la maggiore propensione all’acquisto degli immigrati
che abitano in queste regioni, rispetto a quelli residenti nel
centro e nel Meridione. Il dato relativo alle regioni del Sud,
infatti, raggiunge solamente il 5,3 del totale (sempre nel 2006),
mentre quello relativo al Centro, è pari al 21,5 per cento.
Relativamente alla distribuzione regionale degli acquisti (quota
regionale di compravendite concluse da immigrati sul totale
nazionale), è sempre la Lombardia ad avere la più alta
concentrazione, con il 17,9 per cento (il dato è in lieve calo
rispetto al 2004, quando era del 19,4 per cento). Seguono il Veneto,
con il 16,7 per cento (in aumento dal 15,6 per cento dello scorso
anno), il Piemonte, che con il 14,5 per cento supera l’Emilia
Romagna, ferma al 13,9 per cento e il Lazio che, con il 13,4 per
cento, sale dal 12,9 per cento del 2005.
Per quanto riguarda le caratteristiche dell’abitazione acquistata
dagli immigrati, tra il 2004 e il 2006 la maggior parte degli
acquisti conclusi da lavoratori stranieri extracomunitari ha
riguardato la tipologia dell’appartamento in condominio. In quasi
due casi su tre (64,6 per cento), l’abitazione acquistata da
immigrati presenta uno stato di conservazione tale da richiedere
interventi di ristrutturazione, più o meno consistenti. Quello che
assume importanza, però, è il trend che si è venuto a determinare in
questi ultimi tre anni, visto che la percentuale di extracomunitari
che hanno acquistato abitazioni nuove o di recente ristrutturazione
è aumentata, tra il 2004 ed il 2006, dal 27,4 per cento al 35,4 per
cento, con la tendenza a un ulteriore aumento nel 2007.
Dati interessanti sono quelli sui Paesi di provenienza degli
acquirenti immigrati: in cima alla lista troviamo albanesi e rumeni,
che rappresentano più del 50 per cento della domanda proveniente dai
Paesi dell’est Europa. A seguire i moldavi (9 per cento), i croati
(8,5 per cento) e i polacchi (8 per cento). Tra il 2004 ed il 2006,
la presenza di indiani, pakistani, cingalesi e bengalesi, tra gli
acquirenti extracomunitari, è aumentata di quasi il venti per cento,
passando dal 16 al 19,1 per cento. Per il 2007 si prevede un
ulteriore aumento del 5 per cento, arrivando così al 20 per cento.
In calo, nel corso degli ultimi tre anni, gli acquisti conclusi da
immigrati di origine nordafricana che, tra il 2004 ed il 2006, sono
diminuiti del 25 per cento circa, portandosi dal 18,8 per cento al
14,0 per cento. Per quanto riguarda la ripartizione per nazionalità,
invece, oltre il 50 per cento di essi è stato concluso, nel 2006, da
immigrati marocchini, e il dato è previsto in ulteriore aumento
anche nel 2007.
Nelle regioni del Nord, dove si concentra il 64% degli stranieri, le
transazioni concluse nel 2006 hanno rappresentato il 73,2% del
totale
Venerdì 19 Dicembre 2003
Il Consiglio di amministrazione ha ridotto il vincolo voluto dalla
Lega Nord per l’accesso alle graduatorie E il limite per gli
immigrati scende da 8 a 2 anni
Un nuovo vento di apertura nell’accesso degli immigrati in regola
alle case popolari. La presidentessa Patrizia Bravo, ha annunciato
ieri, nel corso dell’incontro di fine anno, di aver rimosso il
limite che vietava l’accesso alle graduatoria degli extracomunitari
residenti a Verona da meno di otto anni. «Per quanto riguarda gli
alloggi del bando regionale, il limite è sceso addirittura a zero
anni», spiega la dottoressa Bravo. Questo in quanto la legge
Bossi-Fini vieta discriminazioni nei confronti degli immigrati in
regola.
«In merito alle case che fanno riferimento al bando generalizzato,
ovvero le case Agec di proprietà comunale, il precedente limite di 8
anni per l’accesso degli immigrati, è stato diminuito a 2 anni, con
una recente decisione del consiglio di amministrazione», prosegue la
presidentessa.
La quale spiega che, comunque, i timori di un «assalto» degli
immigrati alle case popolari sono ampiamente ingiustificati. E le
cifre lo dimostrano.
«Su circa 5.000 appartamenti Agec, solo 203 sono affittati a
famiglie di immigrati. Ma su questi 203, ben 36 locatari sono di
origine europea e altrettanti sono immigrati di ritorno. Gli
extracomunitari veri e propri sono solo 120».
Come mai così pochi?
«La ragione è semplice. Il percorso di accesso alle case di edilizia
pubblica è un itinerario lungo. Un immigrato deve prima integrarsi
nel territorio, conoscerne le regole, apprendere i suoi diritti ed
imparare ad esercitarli. Molti, per anni, non sanno nemmeno che
l’Agec esiste...».
Un altra buona ragione della pressione relativamente bassa da parte
degli immigrati sull’Agec sta nel fatto che «quando le famiglie
straniere sono in regola, spesso producono redditi superiori a
quelli utili a rientrare nelle graduatorie dell’Agec», aggiunge
Patrizia Bravo.
Detto questo, gli immigrati in regola devono poter avere accesso
alle case pubbliche: «Abbiamo attivato lo Sportello Casa e creato
dei mediatori culturali per facilitare la comprensione di
opportunità e regole. Non possiamo escludere queste persone dal
diritto alla casa». (f. pin.)
© Copyright 2003, Athesis Editrice S.p.A. - Tutti i diritti
riservati -
[Credits]
04/05/2007