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NOTIZIE 2007
GEOSTRATEGIE SIONISTE: NESSUN
CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE NEL 2007 SECONDO IL CAPO DEL MOSSAD....
MA NESSUNO CI CREDE!
di Dagoberto Husayn Bellucci - dir. resp. agenzia di stampa "Islam
Italia" da Musharrafiyeh, Beirut sud
"Non esiste alcun rischio bellico per l'anno 2007 nel Medio Oriente"
e' quanto ha dichiarato il capo del Mossad israeliano, Gen. Meir
Dagan , durante il suo intervento dinanzi al Consiglio dei Ministri
del Governo d'Occupazione Sionista riunitosi ieri per esaminare ed
analisi le valutazioni fornite dai diversi servizi di sicurezza
nazionali.
Malgrado tutte le valutazioni dei diversi uffici d'intelligence
israeliani siano concordanti nell'affermare che il riarmo di Hizb'Allah
in Libano e quello della Siria sono due "dati fattuali" e che il
partito sciita libanese di Sayyed Hassan Nasrallah e' pronto a
confrontarsi nuovamente come e piu' di prima dell'aggressione
israeliana dello scorso luglio; i massimi vertici dello spionaggio
israeliano sembrano buttare acqua sul fuoco.
Vere o meno le dichiarazioni rilasciate alla stampa dall'esecutivo
sionista certamente e' credibile che "Israele" difficilmente vorra'
scatenare un nuovo conflitto regionale soprattutto perche'
attualmente non ha le capacita' belliche per confrontarsi con la
Resistenza Islamica libanese che ha sostanzialmente vinto la guerra
dei "34 giorni" rendendo critica la posizione dei massimi dirigenti
politici e militari in seno all'entita' criminale sionista.
Il Gen. Yadlin capo dei servizi d'Intelligence militari ha affermato
che "Israele e' meno stabile del passato e piu' vulnerabile alle
minacce esterne" affermando che l'instabilita' in Irak e il
programma nucleare iraniano pongono "serissimi problemi e
costituiscono un pericolo reale piu' importanti di quanto passato
negli ultimi due anni" riferendosi ovviamente alla resistenza
interna palestinese e a quella di Hizb'Allah in Libano.
"Il rischio di un conflitto generalizzato in Medio Oriente e' molto
elevato - ha continuato il Gen. Yadlin - ma non prevediamo che possa
verificarsi entro l'annata 2007" malgrado abbia sottolineato che "la
Siria continua a rinforzare mensilmente il suo esercito e si prepara
a un conflitto".
Il ministro della Guerra sionista, Amir Peretz, ha da parte sua
avvertito che "Israele dovra' tenere in considerazione tutti i
pericoli che minacciano la sua stabilita' e le sue frontiere e non
sottovalutare nessun nemico. Non ci possiamo permettere di
sottovalutare niente. Dovremo esaminare attentamente tutti gli
sviluppi della tecnologia militare dei nostri nemici e siamo pronti
a qualsiasi evenienza sia ad una nuova guerra che a lasciare aperte
le porte per nuovi negoziati".
I negoziati a cui si riferisce il criminale di guerra israeliano
Amir Peretz sono quelli relativi all'annosa questione del Golan
occupato dalle truppe sioniste oramai quanrant'anni or sono e che la
Siria rivendica legittimamente come territorio nazionale sottratto
alla sua amministrazione e integrato dall'entita' criminale
israeliana.
Divergenti le opinioni tra politici e militari sulla forza militare
di Damasco: il premier Ehud Olmert ha sempre rifiutato di riaprire
qualsiasi negoziato diretto con Bashar el Assad e il suo Governo
mentre alcune voci interne soprattutto ai servizi di Informazione
militari avrebbero dichiarato necessaria la ripresa di negoziati con
i siriani.
Contrario a questa ipotesi il rapporto del Mossad per il quale
Damasco rimane un incognita che minaccia la sicurezza nazionale
israeliana, sostiene il riarmo di Hizb'Allah in Libano e viola
qualsiasi risoluzione Onu relativa al traffico di armi lungo le sue
frontiere meridionali con l'Iraq.
Accuse non nuove che fanno oramai parte di una orchestrata strategia
di destabilizzazione massmediatica che finora i centri del
terrorismo atlantico-sionista non sono riusciti a concretizzare
operativamente malgrado i ripetuti allarmi lanciati contro Assad e
il suo Governo.
La Siria non ha neanche risposto alle ennesime minacce sioniste ne'
alcun commento sulle dichiarazioni dei servizi di sicurezza
israeliani e' pervenuta dall'Ufficio politico di Hizb'Allah a Beirut
per il quale , evidentemente, "Israele" rappresenta una minaccia
costante alla sovranita' e all'indipendenza nazionale del Libano.
06/03/2007