NOTIZIE 2007

 

Belgrado sanguina ancora

Ugo Gaudenzi

Otto anni fa, nella feroce primavera del 1999, il 23 marzo, gli atlantici, gli anglo-americani e i loro caudatari, governo italiano del “pacifista” D’Alema compreso, portarono la guerra nel cuore della nostra Europa, bombardando Belgrado e la Serbia storica del Kosovo-Metohja.
I media dell’Occidente, imboniti dai loro fornitori di veline d’oltreoceano, giustificarono l’intervento - che rendeva carta straccia tutte le solenni dichiarazioni costituzionali di “ripudio della guerra”, come quella italiana o dell’Onu - in “difesa dei diritti umani” della comunità etnica albanese kosovara della quale i serbi -dichiaravano gli atlantici- stavano facendo strage.
In realtà autori delle fosse comuni, delle stragi, della distruzione delle radici culturali (serbe e greco-ortodosse) di quella provincia, erano i terroristi albanesi dell'UÇK (Ushtria Çlirimtare e Kosovës, il cosiddetto "Esercito di liberazione del Kosovo"), finanziati dagli Usa e dai traffici di schiave del sesso, di armi e di stupefacenti.
Come cercherà di non prendere atto questo lunedì 5 marzo il Tribunale fantoccio dell’Aja davanti al quale è imputato di crimini di guerra Ramush Haradinaj, già comandante dell’Uck appoggiato dalla Nato e dall’Onu durante l’aggressione alla Serbia e poi fatto diventare, dagli occupanti atlantici, il “premier” del “Kossovo albanese”.
Una entità statale inesistente (il Kosovo Metohja è ancora una provincia serba), creata attorno ad una falsa capitale, Pristina, dagli aggressori occidentali e dal loro braccio diplomatico onusiano, il finlandese Martti Ahtisaari.


06/03/2007


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