NOTIZIE 2007

 

Colombia: accordo umanitario, Chavez resta indispensabile

L’Unione europea “segue con interesse” l’impegno assunto in prima persona dal presidente venezuelano Hugo Chávez nella mediazione tra Stato colombiano e Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia per il raggiungimento di un accordo umanitario che possa permettere la liberazione degli ostaggi in mano alle FARC in cambio della liberazione di alcune centinaia di guerriglieri incarcerati.
È stata la presidenza di turno portoghese a rilasciare una nota ufficiale in cui si dichiara inoltre che i 27 “appoggiano il lavoro di tutti coloro che sono impegnati nell’applicazione del diritto umanitario internazionale in Colombia” e danno “il benvenuto a tute le recenti iniziative effettuate col sostegno del governo colombiano per garantire la liberazione di tutti gli ostaggi, porre fine al conflitto armato e portare la pace in Colombia”.
Il pronunciamento europeo è giunto alla vigilia di un vertice ritenuto dai più fondamentale per sbloccare la situazione di impasse venutasi a creare la scorsa settimana in seguito all’ostracismo dimostrato da Bogotá. Oggi Chávez si incontrerà infatti con il presidente colombiano Álvaro Uribe nella zona di confine di La Guajira, in Colombia, per inaugurare un gasdotto. Ma sarà soprattutto l’occasione per riprendere il filo interrotto venerdì scorso, quando Uribe – seguito da alcuni suoi ministri – aveva dichiarato che il governo colombiano non avrebbe concesso alcun salvacondotto ai dirigenti della guerriglia che il lunedì successivo sarebbero dovuti arrivare a Caracas per incontrare Chávez nella sua veste di mediatore.
Garantire sicurezza ed immunità alla delegazione FARC rappresenta per Palacio Miraflores – sede della presidenza bolivariana - il presupposto fondamentale per dare inizio ai negoziati per l’accordo umanitario. Reduce da un incontro con il ministro degli Esteri venezuelano Nicolás Maduro, l’incaricato speciale per la Pace colombiano, Carlos Rastrepo, ha negato ogni responsabilità della Casa del Nariño (sede della presidenza) nel mancato vertice tra Chávez e la delegazione FARC.
Rastrepo ha inoltre criticato l’attuale gestione dei negoziati sia da parte di Palacio Miraflores che da parte della senatrice dell’opposizione colombiana Piedad Córdoba, incaricata da Bogotá di negoziare un accordo con le FARC. “Operativamente non è stato fatto alcun passo in avanti concreto”, ha dichiarato il commissario per la Pace.
Illazioni su cui, oltre all’Unione europea, non è d’accordo neanche il comitato francese che appoggia la liberazione della ex candidata presidenziale colombiana Ingrid Betancourt, che ha anche la cittadinanza transalpina. In un comunicato riportato dalla gran parte della stampa latinoamericana, il Comitato ha criticato l’atteggiamento “contrario al dialogo” dimostrato da Uribe. Insistendo sulla necessità di raggiungere un accordo che permetta di scambiare una lista di 45 sequestrati – tra cui appunto la Betancourt – con 500 guerriglieri prigionieri, il Comitato ha lodato gli sforzi di mediazione del presidente Chávez la cui “vicinanza ideologica con le FARC” è vista come un fattore positivo per il buon esito della mediazione; al contrario, i francesi attribuiscono al primo mandatario colombiano le responsabilità per il mancato incontro di lunedì scorso: “Uribe trova sempre il modo di scatenare frizioni ogni volta che i negoziati stanno per iniziare”.

Siro Asinelli

 

15/10/2007


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