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NOTIZIE 2007
I PAESI DEL GOLFO
CONTRARI A QUALSIASI ESCALATION DELLA CRISI REGIONALE TRA STATI
UNITI E IRAN
di Dagoberto Husayn Bellucci - dir. resp. agenzia stampa "Islam
Italia" da Musharrafiyeh, Beirut sud 9 marzo 2007
I paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, che rappresenta gli
interessi dell'Arabia Saudita, del Kuwait, dell'Oman, del Bahrein ,
del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti; si sono detti assolutamente
contrari a qualsiasi opzione militare statunitense contro l'Iran.
Nel corso di una riunione svoltasi a Abu Dabhi il segretario
generale del Consiglio , dr. Attiya, ha dichiarato che "rifiutiamo
una escalation della crisi in merito al dossier nucleare dell'Iran.
Una escalation della tensione tra Usa e Iran sarebbe suscettibile di
un confronto militare che avrebbe conseguenze negative e anche
catastrofiche per tutta la regione" aggiungendo che "una soluzione
politica della crisi e' ancora possibile".
I paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo si sono detti
turbati dalle recenti dichiarazioni provenienti dalla Casa Bianca
specialmente dal recente discorso pronunciato dal vice-presidente
americano Dick Cheney per il quale "tutte le opzioni" rispetto al
dossier nucleare iraniano restavano "valide".
Cheney aveva giudicato "intollerabile" e "grave" l'errore , secondo
la sua visione catastrofica del mondo, di lasciare che l'Iran
riuscisse a dotarsi di armi atomiche.
Malgrado le successive smentite di altri dirigenti
dell'amministrazione Bush che avevano prontamente smentito qualsiasi
iniziativa bellica di Washington nei confronti dei siti nucleari
iraniani la situazione da braccio di ferro tra la superpotenza a
stelle e strisce e la Repubblica Islamica iraniana rimaneva critica.
I paesi del Golfo confinanti hanno dunque preso l'iniziativa
diplomatica perche' , secondo la loro analisi, "non ci sono altre
alternative per la sicurezza regionale che la cooperazione con gli
Stati Uniti in assenza di un equilibrio delle forze in campo" ma
sottolineando che "la politica americana dei due pesi due misure"
era sostanzialmente fallimentare.
"Dove sarebbero finite le promesse degli Stati Uniti di creare un
paradiso di democrazia in Medio Oriente" si e' chiesto il segretario
generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo rivolto ai suoi
interlocutori americani.
"Le politiche dell'America per la regione hanno portato solo a un
escalation dei conflitti confessionali e settari" ha indicato Attiya.
Anche il capo della diplomazia di Riadh, Saoud Al-Faysal, ha
ribadito che l'Arabia Saudita si sta sforzando di arginare tutti i
focolai di tensione e di crisi regionali.
All'apertura di un vertice dei Ministri degli Affari Esteri dei
paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo a Riadh , al Faysal ha
voluto ribadire che "le crisi che conosciamo recentemente hanno
generato nuovi problemi per le nazioni arabe e islamiche tra i quali
il piu' pericoloso risiede nella sedizione confessionale e nello
scontro che potrebbe esplodere ovunque tra sciiti e sunniti"
sottolineando come il suo Governo stia lavorando al fianco di tutte
le nazioni della regione, Iran compreso, per abbassare le tensioni e
giungere ad una soluzione globale dei diversi problemi causati dalle
disastrose politiche egemoniche americane.
Una volta di piu' gli effetti positivi del vertice di Riadh tra il
presidente iraniano Ahmadinejad e il re Abdallah sembrano farsi
sentire. Vedremo quali saranno i risultati di queste dichiarazioni
d'"entente" piu' o meno cortese che hanno lanciato i paesi del Golfo
in direzione di Teheran e rispetto invece agli interessi
contrapposti dell'amministrazione americana.
16/03/2007