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NOTIZIE 2007
Servilismo italico: Prodi
deriso in Israele
Venerdi 13 Luglio 2007 - Enea Baldi
/ Rinascita
La visita di Romano Prodi in Israele è stata preceduta da una
lunga intervista che il presidente del consiglio italiano ha
concesso a Menachen Gantz, giornalista di "Ma' ariv". I
giornalisti israeliani che, come gran parte della popolazione
nutrono una forte nostalgia per il governo precedente guidato da
Silvio Berlusconi, hanno manifestato un certo disappunto nei
confronti delle posizioni del primo ministro italiano, il quale
oltre ad essersi espresso in maniera critica nei confronti
dell'entità sionista circa la guerra in Libano, durante i
colloqui è apparso invaso da una funesta ambiguità.
"Gli israeliani devono capire che Prodi ha un atteggiamento
tipico del cattolico italiano. Vuole mantenere il dialogo con
tutti. Ovunque e in qualsiasi momento si presenti un problema,
vuole essere in grado di alzare il telefono e parlare. Anche se
non ha preso posizione riguardo Hamas e Fatah durante
l'intervista (quella di Gantz n.d.r.), credo che capisca che
Hamas rappresenti un fattore importante. Detto questo, il suo
mancato antagonismo nei confronti di Hamas, in compagnia della
comunità internazionale e di Abu Mazen, forse dipende dal fatto
che egli non vuole pregiudicare il dialogo, o eventuali futuri
negoziati. Dato il suo atteggiamento, tutto ciò non dovrebbe
sorprenderci. È questo il modo in cui lavora: gli Stati Uniti ed
Israele dovrebbero sapere su che tipo di fondamenta è basata la
loro collaborazione con il suo governo di centro-sinistra”.
Queste sono state le parole di Ruthie Blum, una relatrice del
Jerusalem Post che nel commentare l'intervista concessa da Prodi
a Ganz ha aggiunto: "è così ambiguo e sembra non voler prendere
posizione su niente” prima di chiarire, “ma aspetta, forse è una
cosa buona visto che se lo facesse probabilmente sbaglierebbe”.
Immaginiamo per un momento quali ripercussioni avrebbe avuto
questa vicenda, se tali espressioni fossero state rivolte da un
giornalista italiano al primo ministro israeliano, definendo
magari il comportamento di Ehud Olmert come “un atteggiamento
tipico dell’ebreo israeliano”. Sicuramente tale affermazione,
non sarebbe passata né inosservata né impunita. Il nostro
presidente del Consiglio invece non ha battuto ciglio e conclusi
i colloqui con il presidente palestinese Abu Mazen, ha ribadito
che i tempi per un intervento dell'Onu nella Striscia di Gaza e
in Cisgiordania, non sono ancora maturi. Romano Prodi non ha
battuto ciglio nemmeno quando il presidente Abbas, ha definito i
noti episodi d'insurrezione popolare dei seguaci di Hamas, come
un "sanguinoso golpe", e pur non ignorando Prodi, il fatto che
nel gennaio del 2005 Hamas vinse le elezioni, affermandosi come
primo partito, egli, con il solito sorriso che ormai è sempre
più somigliante ad una paresi, ha rassicurato il presidente
palestinese sul "ruolo fondamentale dell'Italia per riportare
Israele al tavolo delle trattative per il rilancio di un vero
processo di pace.
Il nostro primo ministro e l'Italia tutta quindi, appoggiando
Abu Mazen, con il solito avallo di Onu, Israele, Usa e Ue,
esclude a priori e isola quindi, la già isolata Hamas.
Un'iniziativa, quella di Prodi, che non allude a nessuno
"strappo" del governo italiano nei confronti dei palestinesi e
soprattutto del governo d'Israele; i motivi del suo dissenso ad
una politica interventista delle "forze multinazionali di pace"
nei territori occupati della Palestina, rispecchiano più gli
interessi politici interni, economici e d'immagine,
particolarmente influenti sulla marea degli scandali e della
sfiducia, in cui il suo governo ormai da tempo annaspa. Una
nuova "guerra democratica", un ulteriore impegno politico,
militare e finanziario in un conflitto irrisolto quale è quello
che si sta combattendo, da quando l'entità sionista occupò le
terre palestinesi nel lontano 1948, Prodi, ora come ora, non può
permetterselo: la fase embrionale del Partito Democratico,
nemmeno fosse una crisalide, non va disturbata. La scelta di
Prodi, per ben altri motivi s'intende, è stata condivisa dal
premier destituito di Hamas, Ismail Haniyeh, il quale ha
dichiarato: "Non accettiamo nessuna forza internazionale sulla
terra di Gaza. Sarebbe considerata un'interferenza". A riprova
della scarsa considerazione diplomatica dimostrata dal governo
di Olmert nei confronti del Professore, è la notizia diffusa
dalla televisione israeliana, la quale ha riferito che i regali
offerti dai palestinesi a Prodi martedì scorso, sono stati
sequestrati all’aeroporto Ben Gurion, a Tel Aviv, poco prima che
il suo aereo decollasse per Roma.
Durante la visita in Cisgiordania, in particolare al campo
profughi ad-Dahisha, vicino a Betlemme, Prodi aveva ricevuto
alcuni doni che, secondo la polizia aeroportuale, non erano
stati sottoposti al controllo della sicurezza.
Un responsabile israeliano è salito a bordo dell’aereo del
ministro italiano, che stava per decollare e ha sequestrato i
regali. La tv israeliana ha fatto sapere che verranno restituiti
al consolato italiano a Tel Aviv dopo i controlli.
16/07/2007