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NOTIZIE 2007
LIBANO ANCORA AD ALTA TENSIONE: ATTACCHI CONTRO L’UNIFIL AL SUD, SCONTRI AL NORD- 16-07-2007
Il Libano rimane in allerta: ieri mattina un’esplosione ha investito una pattuglia di caschi blu del contingente della Tanzania senza provocare vittime ma solo danni materiali. E’ il secondo attacco diretto contro i caschi blu della missione Unifil dopo quello che un mese or sono costò la vita a 8 militari spagnoli. L’esplosione è avvenuta mentre una pattuglia Onu stava transitando su un ponte sospeso sul Litani , nel sud del paese, nella regione di Qasimiya a metà strada tra Tiro e Sidone.
La zona è sotto responsabilità italiana. Il Mag. Diego Fulvo, portavoce del Gen. Claudio Graziano comandante Unifil, ha riferito all’Ansa che sul posto “è stato immediatamente costituito un team investigativo”.
Il secondo attacco contro l’Unifil ripropone inquietanti interrogativi sul futuro del paese dei cedri.
Dopo il primo attacco di un mese or sono gli inquirenti si trovano a fare oggi i conti con una nuova escalation di violenza che ha preso di mira le forze multinazionali presenti alla frontiera con la Palestina occupata. Secondo le prime ricostruzioni potrebbe esservi qualche esponente di Fatah al Islam dietro i due attacchi contro i caschi blu. Interessata ad alzare il livello di scontro in tutto il Libano la formazione integralista legata ad al Qaeda e finanziata dalla famiglia Hariri (secondo quanto riferì all’inizio di febbraio il giornalista Seymour Hersh puntando l’indice contro l’Arabia Saudita e l’amministrazione Bush interessate a far precipitare la situazione politico-militare nel paese dei cedri) , Fatah al Islam aveva più volte minacciato azioni terroristiche contro le truppe Unifil.
Mentre si cercano i responsabili di quest’ennesimo attentato rimane alta la tensione attorno al campo profughi di Nahr el Bared , a nord di Tripoli, dove anche ieri si sono registrati nuovi scontri tra esercito libanese e miliziani islamici.
Due le vittime tra le forze armate nazionali impegnate dal 20 maggio scorso a sedare la ribellione del gruppo integralista che mantiene una sessantina di effettivi in armi nascosti a ridosso di una collina adiacente alle rovine del campo palestinese.
La situazione interna libanese , con l’escalation terroristica rivolta contro l’Unifil, preoccupa i palazzi della politica internazionale: chi vuole la destabilizzazione del Libano? Una domanda pertinente che deve tener conto anche delle ripetute minacce sioniste e della nuova situazione creatasi nella striscia di Gaza dove il governo d’occupazione di Olmert vorrebbe insediare una sorta di Unifil 3 per bloccare Hamas. “Israele” ha già identificato nelle due formazioni della Resistenza (Hamas e Hizbollah) i suoi principali nemici contro i quali non mancherà di lanciare nuove offensive militari.
In questa situazione anche le recenti dichiarazioni del premier italiano, Romano Prodi, che ha garantito il suo omologo Olmert che l’U.E. si sarebbe impegnata per modificare la risoluzione 1701 e la missione dei caschi blu in Libano non lasciano dubbi: ci sono settori della politica mondiale interessati ad un’estensione del conflitto in tutto il Vicino Oriente e il Libano rimane la chiave di volta del contenzioso che oppone i centri atlantici a Siria e Iran.
Washington e Tel Aviv blaterano di pace ma preparano una nuova guerra.
Dagoberto Bellucci
16/07/2007