NOTIZIE 2007

 

LIBANO: ANCHE L’ITALIA CHIAMATA AL CAPEZZALE DELLA POLITICA LIBANESE

 

Visita di D’Alema a Beirut per cercare un salvagente “last minute” alla crisi politica derl paese dei cedri. Tra Italia e Libano intanto crescono gli affari malgrado le difficolta’ economiche libanesi.

 

di Dagoberto Husayn Bellucci, Dir. Resp. Agenzia Stampa “Islam Italia” da Musharrafiyeh, Beirut sud-15-11-2007

 

Arriva D’Alema a Beirut per una visita che segue quella del suo omologo francese Kouchner e dalla quale ci si attende interessanti spunti per nuove iniziative che diano una scossa alla politica libanese in vista del voto presidenziale del prossimo 21 novembre.

A meno di una settimana dalla riunione parlamentare, finora rinviata tre volte dal presidente dell’Assemblea Nazionale Nabih Berry, anche la diplomazia italiana cerca di dare un contributo sulla strada della riconciliazione nazionale. Massimo D’Alema arriva a Beirut preceduto dal capo della diplomazia francese per “comprendere, sostenere e aiutare tutte le iniziative volte a una soluzione della crisi” e – come ha ribadito una settimana fa l’inviato speciale della Farnesina, Cesare Ragaglini, perche’ “oggi come mai le forze politiche libanesi sono coscienti della gravita’ del momento e della necessita’ di trovare un’intesa”.

Intesa difficilissima su un nome , quello del prossimo Presidente della Repubblica, che ancora manca e sul quale non e’ possibile fare alcuna previsione. L’Italia cerca di fare la sua parte in un paese dove conta oltre duemila militari dislocati nel sud ai confine meridionali all’interno della missione Unifil 2. Commentando le recenti manovre militari condotte due settimane fa da Hizb’Allah l’inviato della Farnesina aveva ribadito sostanzialmente che “non esisteva alcun problema” con nessuna delle “fazioni libanesi”.

Il capo della missione italiana dei caschi blu, Gen. Graziano, aveva confermato che queste manovre non avevano procurator alcun problema ai caschi blu ai quali non e’ consentito di interferire all’interno delle attivita’ della Resistenza.

La risoluzione 1701 che decise l’invio di una missione di caschi blu nel Libano meridionale parla al riguardo molto chiaramente: come gli altri anche gli italiani sanno perfettamente che qualsiasi questione relativa alla Resistenza e’ un affare interno libanese e non oserebbero mai mettervi il naso.

Ricordiamo che Hizb’Allah ha ufficialmente rivendicato queste manovre nel quadro della sua Guerra contro l’entita’ sionista che continua a violare la risoluzione Onu con quotidiani voli spionistici sui cieli del Libano meridionale.

D’Alema si e’ dichiarato soddisfatto dell’attuale fase di dialogo tra le fazioni libanesi e si e’ augurato che “tutti i responsabili politici sappiano trarre le dovute conseguenze dal difficile momento” sottolineando che queste elezioni presidenziali potrebbero rappresentare la svolta “attesa” per una vera e propria riconciliazione nazionale.

Sulle imminenti elezioni presidenziali e sui problemi del paese ha parlato anche il Presidente della Repubblica uscente, Gen. Emile Lahoud che – intervendo in diretta alla televisione “al Manar” – ha ricordato come “la Resistenza sia un vanto ed un orgoglio per tutta la Nazione” sottolineando che “qualsiasi problema esista tra maggioranza e opposizione sul nome del prossimo candidato alla presidenza questo non deve aver niente a che fare con la “piena legittimita’ costituzionale della Resistenza”.

Diverso parere ovviamente quello espresso dal leader del partito socialprogressista Walid Jumblatt che ha ribadito le sue accuse contro una “fazione legata a interessi stranieri”. Il leader druso pur sostenendo le decisioni dei vescovi e della Chiesa maronita prese a Bkerke’ la scorsa settimana ha nuovamente accusato il “regime siriano” di impedire “una normale tenuta della sessione elettorale” e si e’ augurato nuove sanzioni contro Damasco.

Intervistato dalla tv “al Arabiya” Jumblatt ha affermato che il Libano “e’ diviso perche’ esistono partiti che non sono affatto libanesi ma prendono gli ordini da Siria e Iran” dimenticandosi pero’ che lui –  dopo averli presi per anni da Damasco – attualmente gli stessi ordini li riceve da Washington dov’e’ volato non piu’ di quindici giorni or sono per incontrare i massimi responsabili della politica statunitense.

Mentre la politica libanese cerca risposte e soluzioni a una crisi oramai estenuante gli affari tra l’Italia e il paese dei cedri migliorano. Contrariamente a quanto previsto e a dispetto delle tensioni politiche che si respirano da un anno in qua la bilancia degli affari tra il nostro paese e il Libano e’ migliorata: nel primo semestre del 2007 gli scambi sono aumentati del 6,6% confermando l’Italia come il primo partner commerciale per il paese dei cedri con cui da sempre intessiamo ottimi rapporti.

Le importazioni dall’Italia sono aumentate nei primi sei mesi di quest’anno dell’8,1% e la Delegazione Commerciale Italiana ha inviato nel corso dell’anno due importanti uomini d’affari libanesi a Vicenzaoro tradizionale fiera del settore orafo italiano. Il responsabile italiano della Delegazione , dr. Sebastiano Del Monte, si e’ detto sostanzialmente soddisfatto dell’andamento degli scambi con il Libano che rappresenta oltretutto un trampoline di lancio verso altri importanti mercati arabi come quelli del Golfo.

In un paese preda di una crisi politica e nell’incertezza piu’ assoluta l’Italia continua i suoi affari indisturbata: come sempre la nostra diplomazia piu’ che con le cannoniere viene caratterizzata per una predisposizione tradizionale al commercio.

In fondo non e’ una novita’ che non siamo un popolo di guerrieri e forse, da queste parti, e’ meglio cosi’: i “guerrieri” specie quelli “stile hooliwodiano” non sono ben ‘visti’.

  

18/11/2007


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