NOTIZIE 2007

 

LIBANO IN LUTTO NAZIONALE: SVOLTISI IERI NELLA CAPITALE I FUNERALI DEL DEPUTATO WALID EIDO E DELLE ALTRE NOVE VITTIME DELLA STRAGE DI MANARA

 

di Dagoberto Husayn Bellucci, dir. resp. agenzia stampa "Islam Italia" da Musharrafieyh, Beirut sud-14-06-2007

 

Il Libano si e' fermato per l'ennesima volta per celebrare un funerale di Stato. Migliaia di libanesi, trecentomila forse quatrocentomila secondo le televisioni vicine al fronte pro-atlantico del 14 Marzo al potere, hanno preso parte ieri a Qasqas alla cerimonia funebre per salutare il deputato della Corrente Futura , Walid Eido, e le altre nove vittime della terribile strage che martedi' tardo pomeriggio ha seminato panico e morte sul lungomare di Beirut nel quartiere turistico di Manara.

 

Mentre le Forze di Sicurezza stanno accertando la natura dell'esplosivo (tnt con una carica superiore ai quaranta kg secondo le prime indicazioni) e mentre cercando gli autori dell'ennesimo attentato , il sesto dal 20 maggio scorso, che ha colpito il paese dei cedri; le forze della Maggioranza compatte hanno risposto all'appello lanciato nella tarda serata di mercoledi' dal leader della Corrente Futura Sa'ad Hariri a "restare uniti contro i nemici della nostra indipendenza".

 

Il Governo , presieduto da Fouad Siniora, ha immediatamente richiesto una riunione d'urgenza alla Lega Araba per esaminare il "dossier libanese" e sta spingendo per una mozione di condanna contro la vicina Siria.

 

Era stato lo stesso leader del partito di maggioranza della coalizione del Bristol, Sa'ad Hariri, a puntare immediatamente l'indice contro il regime di Damasco accusato oramai quotidianamente dalla maggioranza di essere responsabile di tutti gli assassini mirati che si sono prodotti in Libano dall'ottobre 2004 ad oggi.

 

La lista di quelli che il quotidiano francofono libanese "L'Orient Le Jour" ha definito come i "martiri della liberta'" inizia a diventare lunga e comprende i nomi dell'ex premier Rafiq Hariri, di Bassel Flayhane, di Samir Kassir, dell'ex segretario comunista Georges Haoui, di Jibran Tueni e di Pierre Gemayel ministro dell'industria e rampollo della piu' influente famiglia maronita del paese assassinato nel novembre scorso.

 

A questi si aggiunge oggi quello di Walid Eido deputato del partito di Hariri, la Corrente Futura, 64 anni eletto nella circoscrizione di Beirut due anni or sono e ucciso assieme al figlio Khaled , a due guardie del corpo e a sei passanti nella tremenda conflagrazione che ha squarciato un'intera zona del lungomare della capitale.

 

La risposta delle forze della maggioranza non si e' fatta attendere: la riunione indetta a Koraitem , presso la residenza di Hariri ,dai leader del 14 Marzo ha richiesto un'immediata condanna della Siria, puntando l'indice contro Damasco e i suoi servizi di sicurezza e accusando esplicitamente il presidente della Repubblica, Gen. Emile Lahoud, di "complicita'" nella serie di crimini "odiosi" che stanno piegando il paese sotto quello che e' stato definito come "il ricatto siriano".

 

La comunita' internazionale solidarizza con il Libano. Le Nazioni Unite hanno espresso immediatamente la loro condanna per l'ennesimo crimine mentre l'amministrazione americana ha accusato direttamente Damasco di essere responsabile del nuovo clima di instabilita' che si registra nel paese dei cedri da tre settimane e  mezzo a questa parte sostenendo che dietro la rivolta di Fatah al Islam a Nahr el Bared, nel nord del paese, vi sia lo zampino dei servizi segreti siriani.

 

Ieri il Libano e' rimasto paralizzato: uffici pubblici, scuole e universita' hanno chiuso per lutto nazionale indetto dall'esecutivo Siniora. Un'esecutivo che grida al complotto e al colpo di Stato. Era stato il capo delle Forze Libanesi, Samir Geagea, a partorire l'infelice idea del complotto criminale siriano che mirerebbe a eliminare uno dopo l'altro ministri e deputati per far cedere esecutivo e maggioranza e rendere illegale e incostituzionale numericamente la loro legittimita'.

 

Un'eresia, un'accusa senza senso, menzogna di un gruppo di potere alla deriva da oltre sei mesi. Un'esecutivo che e' formalmente fuori da qualsiasi regola costituzionale e che sopravvive esclusivamente attraverso il sostegno e l'aiuto internazionale che riceve da Stati Uniti , Unione Europea e Nazioni Unite.

 

L'entrata in vigore della risoluzione 1757 dell'Onu , che ha stabilito la formazione del contradditorio Tribunale Internazionale sui crimini in Libano (avversato come un'intrusione incostituzionale e illegittima dai partiti dell'Opposizione in piazza da oltre sei mesi e dalla presidenza della Repubblica), ha prodotto una nuova strage in un paese sempre piu' prossimo ad una crisi di nervi e vicinissimo - tra attentati, autobombe, braccio di ferro permanente tra maggioranza e opposizione e scontri tra Esercito e miliziani islamisti al nord - ad un'escalation di violenza che precipiterebbe definitivamente la situazione verso una nuova guerra civile.

 

 

Le reazioni dei leader politici libanesi non si sono fatte attendere. La maggioranza compatta accusa la Siria e ribadisce la sua ostilita' nei confronti di Lahoud accusandolo di complicita' per il suo rifiuto a firmare il decreto che porterebbe a elezioni legislative parziali per rimpiazzare i deputati e i ministri uccisi.

 

Amin Gemayel, leader dei Kataeb (la Falange cristiano-maronita), ha lanciato un'ennesimo grido di sfida nei confronti dei "nemici del paese": "Non ci metteranno in ginocchio. Il Libano ha alzato la testa all'indomani dell'attentato al premier Hariri e non intende piu' sottostare ai diktat stranieri".

 

Identiche dichiarazioni provenienti dagli altri esponenti del fronte pro-americano del 14 Marzo. Il Ministro delle Telecomunicazioni, dr. Marwan Hamade', ha accusato esplicitamente "il regime siriano" di essere "responsabile dell'assassinio di Walid Eido per ridurre la maggioranza parlamentare e impedire le elezioni presidenziali" mentre il suo omologo alla Difesa, Elias Murr, ha parlato di "barbarie senza fine".

 

Il Premier , Fouad Siniora, ha parlato di "piano criminale introdotto attraverso le frontiere" chiaramente alludendo alla vicina Siria. Rivolgendosi ai libanesi il premier ha dichiarato che "non esistono piu' dubbi su questi piani terroristici che mirano a indebolire la nostra sovranita' e stravolgere la nostra Costituzione. Attraverso l'eliminazione di Rafiq Hariri hanno cercato di impedirci una via indipendente e oggi, dopo il rifiuto dei libanesi di chinare nuovamente la testa, stanno cercando la destabilizzazione del paese".

 

Accuse anche estese al fronte dell'Opposizione nazionalpatriottica che respinge al mittente e denuncia un "piano straniero" per portare il paese "sull'orlo di una crisi confessionale".

Il Presidente della Repubblica , Gen. Emile Lahoud, ha indirizzato un messaggio alla nazione, esprimendo le sue sentite condoglianze per la morte del deputato Eido , di suo figlio e delle altre 8 persone rimaste vittime di quello che ha definito un "crimine odioso e vile" sottolineando che "questo nuova strage avviene in un momento delicato mentre le forze politiche stavano cercando una soluzione per trovare un'intesa".

 

"I nemici del Libano mirano alla destabilizzazione, al caos e al disordine." - ha detto il Presidente concludendo il suo intervento invocando "l'unita' di tutto il paese e delle forze politiche per sbarrare la strada a questa minaccia".

 

A nome dell'assemblea parlamentare il Presidente dei Deputati, avv. Nabih Berry, ha lanciato una mozione che invita le forze di sicurezza a "fare piena luce sul nuovo misfatto e catturare quanto prima i criminali" sottolineando in un comunicato stampa che "nessuno riuscira' a smantellare il Libano". Il vice-presidente dell'Assemblea Parlamentare, dr. Farid Makari, ha apertamente parlato di un vero e proprio "genocidio parlamentare" "unico al mondo".

 

Anche il partito sciita libanese di Hizb'Allah ha invitato i libanesi a manifestare la loro solidarieta' alle famiglie delle vittime e rispondere responsabilmente all'ennesimo tentativo terroristico augurandosi che siano "individuati, fermati e arrestati i responsabili di questo barbaro atto criminale".

 

Infine da registrare la dichiarazione del capo della Corrente Patriottica Libera , Gen. Michel Aoun, che si e' indirizzato a tutte le forze politiche e alla societa' civile per "respingere la logica della violenza e della contrapposizione confessionale.".

 

Parlando apertamente di "crimine odioso" il capo di Tayyar ha dichiarato: "Credo stia diventando inutile qualsiasi condanna o qualifica di questi crimini. Personalmente vivo ogni giorno dei momenti di profonda rivolta quando avvengono episodi del genere che colpiscono e indeboliscono il nostro paese. Sono atti di terrorismo che meritano tutta la nostra indignazione quando colpiscono civili innocenti e ancor piu' quando ad essere uccisi sono rappresentanti del popolo".

 

Infine l'ex premier Nagib Mikati , esprimendo le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime, ha ribadito essere "l'unita' nazionale" la sola via d'uscita per sconfiggere i piani dei nemici della pace e della coabitazione pacifica tra i libanesi una volta di piu' "nel mirino del terrorismo internazionale".

 

Un paese muto e attonito si interroga sul suo futuro: quo vadis Libano? Una domanda che oggi non trova alcuna risposta. Mentre si interrano i corpi delle nuove 10 vittime colpite dalla fredda mano di sicari senza volto il paese dei cedri rimane sospeso immobile dinanzi al suo destino: guerra o pace?

 

Gli strateghi del terrorismo anonimo, le s.p.a. del crimine , le multinazionali del caos made in Usa e Israele hanno aperto un'altro fronte: dopo l'Iraq e l'Afghanistan e' il Libano a finire sotto la scure dei novelli alchimisti del Nuovo Ordine Mondiale.

 

Tutti lo sanno ma nessuno lo dice: dietro ai nuovi attentati e ai disordini che stanno insanguinando questo paese si cela , nell'ombra, il disegno criminoso delle centrali di destabilizzazione atlantico-sioniste. Le accuse alla Siria sono solo la cartina di tornasole di un'esecutivo in difficolta' che ha scelto , alleandosi con l'America, una strada tutta in salita per precipitare il Libano dentro la voragine di un nuovo conflitto civile.

 

18/06/2007


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