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NOTIZIE 2007
Oggetto: lettera di
solidarietà
Al gruppo Coordinamento Progetto Eurasia
Ai collaboratori della rivista Eurasia
Ai partecipanti al corteo CPE alla manifestazione dl 9
giugno a Roma
A causa di impegni personali non ho potuto venire a Roma per
partecipare
alla manifestazione del 9 giugno contro le campagne belliche
iniziate dal
regime statunitense.
Con ammarezza nel cuore ed indignazione ho appreso che
partecipanti ai
cortei della CGIL e di Rifondazione Comunista non solo hanno
permesso alla
polizia di caricarvi, ma che vi avrebbero addirittura
applaudito. Parlo di
ammarezza nel cuore perché io personalmente, avevo aderito
al partito di
Rifondazione Comunista per 12 anni, decidendo poi di non
prenderne più la
tessera. Quella decisione fu presa proprio a causa di
esperienze analoghe
fatte con questo tipo di comportamento che giudico
intellettualmente
devastante oltreché politicamente autodistruttivo.
Se avessi potuto essere a Roma il 9 giugno, per onestà
intellettuale non
avrei potuto manifestare assieme a chi chiede un' "altra
America",
considerando l'impegno di cambiare l'America una cosa cui
dovranno occuparsi
gli americani. Chi chiede il "regime change" per l'America,
si mette sullo
stesso piano delle forze che, a furia di avere chiesto un
"altro
Afghanistan", un' "altra Iraq", un' "altra Somalia" e di
chiedere un "altro
Sudan" e chissà quanti altri di questi "altri" ancora,
stanno mettendo il
mondo a ferro e fuoco.
Se avessi potuto essere a Roma il 9 giugno, avrei senz'altro
manifestato nel
corteo di chi, tramite le sue pubblicazioni e dibattiti sta
dando prova di
avere colto l'importanza di un confronto politico, oltreché
intellettuale e
morale, con l'interventismo militare con cui i nostri
governi, guidati dagli
USA, stanno cercando di salvare l'insalvabile, cioè, stanno
cercando di
imporre manu militari una loro supremazia, distruggendo le
nazioni di questa
terra. Se fossi stata a Roma il 9 giugno, avrei manifestato
nel corteo del
Progetto Eurasia e ciò prescindendo dalle comprensibili
differenza
d'impostazione del medesimo e condiviso confronto politico,
che per un
marxista, resterà un'impostazione di classe.
Con i migliori auguri per il Vostro lavoro, Vi saluto.
Susanne Scheidt
18/06/2007