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NOTIZIE 2007
Le Guerre della
Repubblica delle Banane
di Giancarlo Chetoni
"Si chiama Base Vianini, e sarà il cuore dell'attività
italiana in
Afghanistan. Il compound a Herat nella parte occidentale
del Paese è
stato intitolato al capitano di Fregata Bruno Vianini (Consubim
di
Varignano) morto lo scorso Febbraio in un incidente
aereo sulle
montagne afghane mentre era impegnato nella
predisposizione della
missione nazionale in quelle terre".
Lo scriveva il 1 Aprile del 2005 Paolo Rolli su "Pagine
di Difesa". Un
forum che appare su Internet come "libero pensatoio di
politica
internazionale e della difesa".
A voler essere minuziosi l'aereo caduto era un Boeing
737 della Kam
Air, in partenza da Herat con destinazione Peshawar in
Pakistan,
anziché Kabul come venne detto, e insieme all'Ufficiale
della Marina
Militare viaggiavano altri due italiani per conto di una
"agenzia
internazionale" e 7 funzionari USA sotto copertura fatti
passare,
chissà perché, per "uomini di Ankara".
I nomi dei connazionali periti nel crash non furono resi
pubblici per
" motivi di riservatezza" richiesti - si sostenne allora
- dalle
famiglie.
Il primo morto dei 10, escludendo i civili, che
seguiranno, nella
Terra delle Montagne, dunque è stato un
incursore-sabotatore della
Marina Militare.
La missione di "pace" approvata da Camera e Senato a
larga
maggioranza, resa operativa, nelle sue fasi iniziali,
dal Ministro
della Difesa Prof. Luiss, affidata e pianificata da un
comandante di
reparti addestrati al "contrasto del terrorismo" non può
non far
riflettere sulla devastante ipocrisia espressa dal 2003
ad oggi dai
rappresentanti parlamentari del centrodestra e del
centrosinistra
sull'Afghanistan. La favoletta della lotta agli
attentatori delle Twin
Tower a quei tempi andava alla grande, Bin Laden si
eclissava quatto
quatto da Tora Bora massacrata dalle tagliamargherite, e
il Mulla Omar
doveva ancora uscire allo scoperto.
Ad Aprile gli Alpini della Brigata Taurinense
affiancheranno già i
Rangers Usa in azioni di "controguerriglia" senza badare
troppo per il
sottile contro Beluci e Waziri Taliban a Khost.
A 3.000 dollari al giorno per ogni militare impiegato
sul terreno,
l'Italia ha speso in 5 anni nel solo Centro-Asia
miliardi di euro,
per alimentare una guerra che ci apparve già a quei
tempi totalmente
estranea e ci appare oggi anche insostenibile e
perdente.
Un arco di tempo che ha visto il passaggio di consegne
dalla troika
Berlusconi-Fini-Martino a quella, non meno impegnata sul
fronte degli
"aiuti umanitari" di Prodi-D'Alema-Parisi, con un
excalation senza
precedenti negli ultimi 90 giorni con l'impiego sul
terreno dei
Mangusta A 129 e dei corazzati Dardo dotati di cannoni a
tiro rapido
da 25 mm e 2 lanciatori controcarro Tow nel distretto di
Gulistan
(provincia di Farah) e in quello confinante di Bawka.
Inoltre, da Dicembre, Isaf Italia rileverà la Francia
nel compito di
fornire una "cornice di sicurezza" al 'Sindaco di Kabul'
Karzai e alle
strutture del suo 'Governo Municipale'.
Sono attualmente in trasferimento dai Reparti della
Brigata
Taurinense, di stanza a Torino, verso la capitale
dell'Afghanistan
280 Alpini Rocciatori Paracadutisti che andranno ad
affiancare i 980
militari dei ROS del Comando Unificato ISAF-NATO.
In questo contesto non possono non essere fonte di
crescente
preoccupazione le dichiarazioni rilasciate all'Ansa
dall'attuale
Titolare della Difesa che definiscono il PRT di Herat un
"aeroporto
logistico avanzato".
"Avanzato" Sig. Ministro verso dove?
Preso atto che tra il West Rac e il confine dell'Iran
c'è un tiro di
sputo, le Sue affermazioni si prestano a più di un
pericoloso equivoco
e ad inimmaginabili conseguenze sul campo in caso di
preparativi per
un attacco Usa a Teheran che veda coinvolti i campi di
aviazione di
Enduring Freedom in Afghanistan.
E' forse andato ad incastro un altro tassello del lento
ma progressivo
coinvolgimento della Repubblica delle Banane nelle
"guerre
permanenti" di Washington?
C'è una relazione tra le affermazioni fatte 11 Novembre
da Napolitano
nella Sala dei Corazzieri davanti a una platea di
"cadetti" in cui ha
esposto le linee guida che dovranno vederci a fianco di
ONU e Alleati
a livello planetario e la nomina 3 giorni più tardi
dell'Ammiraglio
Di Paola a Capo del Comitato Militare della NATO?
Le uscite del Quirinale sono state concordate durante
l'ultimo
Consiglio Supremo della Difesa del 18 Dicembre 2006?
E ancora... Si punta a costruire a Montecitorio e a
Palazzo Madama il
presupposto di un inciucione tra la Cosa di Berlusconi e
il Partito
Democratico di Veltroni per tentare di arginare la massa
franosa
politico-istituzionale che mette a nudo con un
inarrestabile
avanzamento di fronte le radici marce dei Palazzi del
Potere?
La collaborazione tra le "aggregazioni politiche" di
"maggioranza" e
di "opposizione" a cui si richiama, con insistenza, la
Maddalena
Pentita del Colle servirà a far digerire all'opinione
pubblica i
possibili devastanti effetti di ritorno di una
permanenza in Libano
che preveda, come possibile, perdite militari
significative nel
contingente di Unifil 2?
A Palazzo Chigi intanto si è già deciso un altro
intervento di
peace-enforcing, questa volta partendo
dall'approntamento di basi in
Ciad con proiezione Darfur, a dispetto questa volta del
Governo del
Sudan.
La Spectre del Palazzo di Vetro opera lungo una linea
spezzata che va
da Timor Est a Khartum. Dal Pacifico all'Africa
Sahariana.
Sono previste uscite per "asset privilegiati" (aerei,
elicotteri e non
meglio precisate unità di supporto logistico, sostegno
alimentare,
medico, approntamento di infrastrutture e invio di
personale militare
per costruire una cintura di sicurezza nell'Area)
quantificabili in
altre decine e decine di milioni di euro all'anno.
Di più.
Il Quirinale si prepara a creare le condizioni politiche
e
istituzionali per assorbire lo shock energetico,
economico e sociale
che investirebbe l'Italietta all'indomani di un
aggressione di Usa e
Israele all'Iran?
Il peggio sarebbe un mix.
Intanto occorre prendere atto, con sconcerto e crescente
preoccupazione, di quello che succede oggi, o meglio,
cos'è successo
il 24 Novembre alla periferia di Kabul, anche se dal
Ministero della
Difesa si continua a ripetere, come dischi rotti, che
l'esplosione che
ha ucciso il maresciallo Daniele Paladini non era
intenzionalmente
diretta contro il (nostro) contingente.
Elemento che la dice lunga su cosa pensi la gente della
"missione di
pace" in Afghanistan.
Era già successo per i 5 razzi piovuti sull'aeroporto di
Herat quando
si è sostenuto che l'attacco era stato indirizzato
contro edifici
prospicienti dove alloggiavano forze di polizia afghane.
Un attacco che segnala oltre ad un preoccupante salto di
qualità nella
capacità offensiva della guerriglia pathsun anche un
controllo,
momentaneo o duraturo lo dirà il tempo, del territorio
immediatamente
a ridosso di Camp Arena e Vianini.
La gittata dei razzi arrivati a bersaglio non supera i 2
km. In questo
raggio esistono dunque "forze ostili" capaci di muoversi
sul campo
come "pesci nell'acqua".
Il che apre enormi problemi di sicurezza, anche nella
viabilità
stradale, alle pattuglie, ai mezzi blindati e ai
convogli di
rifornimento che entrano ed escono dal perimetro dell'aereoporto
di
Herat. Il Bel Paese non potrà non uscire da Kosovo,
Afghanistan,
Libano e Darfur che ammaccato e più povero.
Abbiamo un Ministro della Difesa di stupefacente
intelligenza e
destrezza nel segnalare azzeccate analogie tra l'Italia
e
l'Afghanistan. Per trovare un raffronto perfettamente
calzante abbiamo
dovuto aspettare la perdita di un altro militare
italiano, questa
volta, alla periferia di Kabul: il maresciallo Daniele
Paladini. Un
uscita, quella del Titolare di Via XX Settembre, che la
dice lunga.
Anche se non lo sapevamo, il "picciotto" di Prodi oltre
che la laurea
in "strategia militare" ne ha una ben più prestigiosa in
psicologia e
comunicazione di massa.
"Non possiamo abbandonare – ha detto – Herat e Kabul
perché è come se
le forze dell'ordine lasciassero nelle mani della
delinquenza la
Sicilia e la Campania".
E la Calabria, la Puglia e il resto della criminalità
che devasta il
Bel Paese a macchia di leopardo dove la mettiamo Sig.
Ministro?
Insomma, l'Afghanistan come un problema di ordine
pubblico da
risolvere con qualche retata, dei processi e delle
condanne, tanto per
far sentire il peso dello Stato.
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30/11/2007