NOTIZIE 2007

 

STORICA VISITA DEL RE DI GIORDANIA, ABDALLAH II.o, A DAMASCO

 

Accordo siro-giordano per una soluzione di compromesso sulle presidenziali libanesi

 

di Dagoberto Husayn Bellucci, dir. resp. agenzia stampa "Islam Italia" da Musharrafiyeh, Beirut sud-19-11-07

 

Una visita considerata 'storica' dalla stampa araba quella che ha portato per qualche ora il sovrano della Giordania, Abdallah II.o, a Damasco.

 

Un comunicato di poche righe firmato dal presidente siriano Bashar el Assad e dal sovrano hashemita per lanciare un messaggio distensivo in vista delle presidenziali libanesi a poche ore dall'attesissimo voto di domani: Siria e Giordania si dicono d'accordo su un'intesa tra le fazioni libanesi, un compromesso dunque per salvare il paese dei cedri e per lo svolgimento di questo voto presidenziali oramai rinviato dal settembre scorso e non piu' rimandabile oltre il 24 novembre secondo la Costituzione libanese.

 

Una visita a sorpresa quella del re di Giordania che non incontrava il presidente siriano dal febbraio di due anni fa quando fu Assad a fare tappa ad Amman.

 

Ed e' significativo che proprio a poche ore dal voto presidenziale libanese arrivino toni distensivi da due dei principali Stati dell'area vicino-orientale; segno evidente di una volonta' di pacificare e risolvere il delicato dossier Libano che rischia di minare la stabilita' di tutta la regione.

 

Nel comunicato ufficiale diffuso in tarda serata di domenica dall'Agenzia nazionale siriana SANA si poteva leggere che i due Capi di Stato hanno insistito sulla "necessita' per il Libano di pervenire ad una soluzione di compromesso sulle presidenziali nel quadro della Costituzione in modo da preservare la stabilita' del Libano e degli suoi interessi nazionali.".

 

A quanto riporta il lancio d'agenzia della Sana da Damasco i due leader di Giordania e Siria hanno "espresso il loro rispetto per la sovranita' del Libano e denunciato tutti i crimini commessi contro il popolo libanese rifiutando ogni ingerenza straniera negli affari interni libanesi".

 

Il re di Giordania e il presidente Bashar el Assad hanno inoltre sottolineato "l'importanza di un ruolo positivo che la Siria potra' giocare al fine di assicurare la stabilita' e la sicurezza del Libano".

 

Il presidente siriano avrebbe inoltre immediatamente ordinato la liberazione di alcuni prigionieri politici giordani incarcerati a Damasco secondo quanto ha affermato il portavoce del Governo di Amman dr. Nasser Joudeh.

 

A proposito della situazione in Iraq i due Capi di Stato, che si incontravano dopo due anni e mezzo di tensioni e di polemiche che avevano portato Damasco a parlare nell'estate scorsa durante l'aggressione sionista al Libano di "dirigenti arabi senza coraggio", si sono pronunciati per una "piu' incisiva attivita' di controllo delle frontiere e per aumentare gli sforzi dei loro paesi per sostenere la riconciliazione nazionale irachena contribuendo cosi' al successo del processo politico e rifiutando qualsiasi forma di terrorismo".

 

Infine, sui conflitti che ancora sono aperti a livello regionale e notoriamente sull'annosa questione palestinese, re Abdallah e il presidente Assad hanno ribadito l'importanza "di una pace giusta e globale fondata sulle risoluzioni internazionali" confermando il loro "pieno sostegno" all'Autorita' Nazionale Palestinese.

 

Per quanto riguarda infine i rapporti bilaterali siro-giordani e' stato deciso un rafforzamento della cooperazione in particolare per trovare una soluzione definitiva riguardo la delimitazione della frontiera comune e l'utilizzo delle acque del fiume Yarmouk.

 

Siria e Giordania dunque a sorpresa hanno preso l'iniziativa lanciando segnali incoraggianti che fanno ben sperare: dipendera' adesso dall'amministrazione Bush e dai suoi alleati accettare o meno questa mano tesa che la Siria ha da tempo deciso di offrire per ottenere la restituzione delle alture del Golan occupate dal 67 dall'entita' sionista, trovare una soluzione ai problemi del Libano e dell'Iraq e tornare ad un tavolo negoziale sulla questione palestinese che Damasco intende affrontare in ambito internazionale e sulla base del principio "pace contro territori" piu' volte accettato dalla leadership siriana dopo Madrid (conferenza di pace dell'ottobre 91).

 

Washington e il suo alleato sionista accetteranno la mano tesa di Damasco o prenderanno ancora tempo per tenere sotto tensione l'intero Vicino Oriente minacciando nuove escalation belliche?

 

Una domanda alla quale le presidenziali libanesi potrebbero dare forse una mezza risposta.

 

30/11/2007


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