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NOTIZIE 2008
Bolivia: venti di secessione, interviene l'ALBA
Di Siro Asinelli-24-4-08
Si è tenuta a Caracas una riunione d’urgenza dei Paesi membri
dell’Alternativa Bolivariana para la América (ALBA) convocata dal
presidente venezuelano Hugo Chávez per fare fronte alla minaccia
separatista che incombe sulla Bolivia. Tra due domeniche, infatti,
avrà luogo il primo dei referendum indetti unilateralmente dalle
autorità regionali della provincia di Santa Cruz che non riconoscono
il processo di cambiamento costituzionale in atto nel Paese e
chiedono un’autonomia che rischia di trasformarsi in separatismo.
Altre regioni, insistenti sempre nella stessa area detta della Media
Luna, dove si concentrano le ricchezze energetiche e minerarie del
Paese, hanno convocato analoghe consultazioni popolari con lo stesso
obbiettivo.
Per Venezuela, Bolivia, Nicaragua e Cuba il pericolo non va
sottovalutato, soprattutto in considerazione del fatto che le forze
politiche conservatrici e filo statunitensi delle regioni boliviane
in subbuglio sono l’espressione di una sudditanza agli interessi
delle multinazionali il cui strapotere è stato eroso dalle
iniziative bolivariane lanciate su scala macro regionale negli
ultimi anni. A Palacio Miraflores, sede della presidenza
venezuelana, Chávez ha accolto i colleghi boliviano Evo Morales,
nicaraguense Daniel Ortega e, per Cuba, il vice presidente Carlos
Lage. Un’occasione per ribadire il rifiuto compatto dell’ALBA ai
tentativi di destabilizzazioni di chiara marca statunitense: “Ci
stiamo attivando nel tentativo di evitare ciò che per molti, a
questo punto, sembra inevitabile: un’esplosione”, ha detto il primo
mandatario venezuelano alla vigilia del summit. Un’esplosione che
sarebbe frutto delle ingerenze di Washington, burattinaio che si
cela dietro il separatismo sventolato dalla compagine conservatrice
colpita negli ultimi anni prima dalle leggi di ridistribuzione delle
terre - che hanno messo un freno al latifondismo secolare in Bolivia
- poi alle leggi di nazionalizzazione delle risorse energetiche, gas
in particolare, che hanno dato un duro colpo agli speculatori
internazionali ed alle grandi compagnie straniere.
“La Bolivia è sul punto di esplodere – ha avvertito Chávez – ed è
l’impero che vuole che la Bolivia esploda”. Il presidente
venezuelano ha inoltre sottolineato che l’azione intrapresa dal
governatore di Santa Cruz, Rubén Costas, e seguita da altri quattro
colleghi dell’opposizione, è stata dichiarata illegale dalla Corte
nazionale elettorale (CNE) della Bolivia. Nonostante ciò, né Costas
né i suoi sodali sono tornati sui loro passi inasprendo così
ulteriormente la crisi tra istituzioni centrali e locali nel Paese
andino. Ricordando il fallito colpo di Stato tentato contro di lui e
contro la Repubblica bolivariana nell’aprile di sei anni fa – con
l’aperto sostegno degli Stati Uniti – Chávez si è detto convinto che
nella vicina Bolivia “si stia ripetendo lo stesso format golpista”.
All’ALBA, consesso focalizzato sulla cooperazione e sulla
integrazione dei suoi membri, spetta ora il compito di rafforzare
l’unità di intenti promossa sotto la sua sigla. Ma non basta: Chávez
ha informato l’opinione pubblica latinoamericana ed internazionale
di aver coinvolto nella spinosa questione boliviana anche Ecuador,
Brasile ed Argentina, Paesi non aderenti all’Alternativa, ma parti
integranti il processo di riscatto continentale. Se l’incontro
straordinario di Caracas non potrà avere effetto diretto sulle
decisioni illegali dei conservatori di Santa Cruz, è comunque vero
che può ben rappresentare un fronte di solidarietà con le politiche
di Morales. Una forte testimonianza, quindi, della ritrovata
capacità di integrazione di molti dei Paesi chiave dell’America
Latina che hanno rotto, o vogliono rompere, il predominio
nordamericano sul continente.
28/04/2008