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NOTIZIE 2008
Uranio impoverito: vittime senza soluzione di continuità
Continua a colpire
indiscriminatamente e purtroppo con “evidente efficacia”
l’uranio impoverito. L’ultima notizia riguarda quattro
nuovi casi, tre in provincia di Padova e uno a Udine, di
militari ammalatisi per presunta contaminazione dal
materiale radioattivo, in seguito a missioni nei Balcani
e in altri “teatri” operativi all’estero, sui quali però
vige ancora riserbo assoluto. La procura militare di
Padova aveva avviato un’inchiesta all’inizio del 2001,
aperta sulla base di un esposto del deputato leghista
friulano Edouard Ballaman. Ma poi gli atti erano stati
trasmessi a Roma, che è competente a procedere in merito
ai fatti accaduti ai soldati italiani all’estero. Le
indagini avevano confermato le preoccupazioni del
parlamentare leghista friulano: circa una decina di
militari di stanza nel Nordest, inviati in missione in
Bosnia e in Kosovo, accusavano una sintomatologia
sospetta. A segnalare le quattro nuove presunte
contaminazioni è stato adesso Falco Accame, presidente
dell’Anavafaf, un’associazione che assiste i familiari
delle vittime arruolate nelle Forze armate, e che
amareggiato ha ricordato che “altri casi, all’infuori di
quelli finora conosciuti dall’Anavafaf, sono emersi
purtroppo sempre in modo occasionale”.
Continua a crescere dunque il numero dei malati per
possibile contaminazione, un numero che, in base ad una
dichiarazione ufficiale fatta dal Goi, il Gruppo
operativo interforze della Sanità militare, durante
un’audizione presso la commissione senatoriale
d’inchiesta, sarebbe stato di 1.191. Una cifra che
Accame ha detto essere “molto inferiore al reale” in
quanto attiene le sole patologie tumorali ed esclude
invece quelle neurologiche e genetiche, e concerne
inoltre solamente i casi di militari in servizio, mentre
non prende in considerazione i militari in congedo, il
personale di altre amministrazioni come ad esempio la
Polizia di Stato e i civili inviati in missione, né il
caso di civili delle popolazioni colpite, né i casi
verificatisi in Somalia e nella prima guerra del Golfo
del 1991.
Tuttavia ciò che c’è da rilevare di “stupefacente e
inspiegabile”è l’enorme salto quantitativo dei casi
rilevati dal Goi rispetto a quelli emersi
dall’insignificante relazione Mandelli del 2002 che
aveva dichiarato con irrisoria ipocrisia 44 casi.
C’è stato comunque un passo avanti per quanto riguarda i
risarcimenti alle famiglie degli ammalati, e a
sottolinearlo è ancora Accame che ha spiegato che
“finalmente la legge Finanziaria ha riconosciuto la
doverosità di indennizzi per possibile contaminazione da
uranio impoverito o polveri sottili”, aggiungendo
tuttavia che “il provvedimento purtroppo giunge in
grande ritardo rispetto alle vittime colpite da malattia
e alle famiglie dei deceduti e la cifra stanziata è del
tutto insufficiente”.
E a proposito di vittime dell’uranio impoverito è sempre
di questi giorni la dolorosa notizia della morte
dell’archeologo napoletano di 43 anni, Fabio Maniscalco,
specialista di tutela e salvaguardia dei beni culturali.
Maniscalco, dal 1998, a capo dell’Osservatorio per la
protezione dei beni culturali in area di crisi, è
deceduto in seguito ad un’adenocarcinoma al pancreas,
rara ed anomala forma di cancro, causata
dall’esposizione a metalli pesanti e uranio impoverito
presumibilmente avuta tra il 1995 e il 1998 quando,
ufficiale dell’Esercito italiano, monitorò la situazione
del patrimonio culturale della Bosnia. L’archeologo, nel
1997, aveva creato e diretto il team sperimentale di
tutela dei beni culturali del contingente multinazionale
Onu in Albania e, sempre per l’Onu, aveva diretto
diversi progetti, sempre legati alla salvaguardia dei
beni culturali, nella ex Jugoslavia, in Kosovo, in Medio
Oriente, in Algeria, in Nigeria, in Iraq e in
Afghanistan. Per questa sua attività, Maniscalco, nel
2007 era stato anche candidato al premio Nobel per la
Pace. Ma l’Uranio impoverito non ha risparmiato neanche
lui, lui che non era andato lì in una finta missione di
pace, ma per tutt’altro motivo. Ma neanche lui poteva
però immaginare che quella zona era a rischio, nessuno
lo aveva informato che bisognava indossare mascherine e
tute idonee, neanche i vertici militari che erano a
conoscenza da molto tempo della pericolosità delle bombe
all’uranio impoverito che gli Usa stavamo gettando
massicciamente in quell’area. Ma cosa ci vogliamo fare,
questa dell’uranio impoverito e della coltre di silenzio
che lo avvolge è solo l’ennesima storiella di questa
Italia, il Paese dove migliaia e migliaia di giovani di
ritorno dalle guerre intelligenti, targate made in Usa,
continuano ad ammalarsi e morire a causa dell’utilizzo
indiscriminato di uranio impoverito e della totale
mancanza di tutela.
Vittime postume che da anni chiedono ai governi che si
sono succeduti lo status di “vittime di guerra”, per
indennizzare le famiglie dissanguate dalle spese
mediche, ma che ottengono solo irrisori e tardivi
risarcimenti. E lo stesso vale anche per tutti quei
militari e civili ammalatisi nei poligoni italiani,
prestati dal nostro Paese, senza alcuna garanzia, alle
sperimentazioni belliche degli eserciti stranieri.
Questa purtroppo è l’Italia, un Paese in cui i governi
continuano a cadere, in cui i politici fanno una gara
senza esclusione di colpi per raggiungere le agognate
poltrone di Palazzo e lasciano sempre i cittadini soli a
difendere il proprio diritto alla sopravvivenza.
Tatjana Genovese
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10/02/2008