NOTIZIE 2008

 

OPPRESSI

ALLE ORIGINI DELLA RESISTENZA ISLAMICA LIBANESE : MUSA SADR E GLI OPPRESSI

 

di Dagoberto Husayn Bellucci, dir. resp. Agenzia Stampa "Islam Italia"

 

"Il Corano ci insegna: "Se hai scelta usa la non violenza perchè questa trasformerà i tuoi nemici in amici". Però quando il tuo destino e la tua libertà sono in gioco , se qualcuno occupa il tuo paese e non è possibile porre fine all'occupazione con mezzi come la non violenza, allora questa occupazione suppone una violenza che si è fatta schiavitù. Noi non siamo predicatori della violenza. La Jihad nell'Islam è un movimento di difesa contro coloro che impongono la violenza" (Ayatollah Muhammad Hussein Fadlallah - guida spirituale sciita libanese 1996)

Il movimento della resistenza islamica libanese trae forza e si organizza fin dalla prima metà degli anni settanta grazie all'azione energica

intrapresa dallag uida degli sciiti del paese dei cedri, Shaick Musa Sadr. Nato nell'aprile

1928 nella città santa di Qom (Iran) da una famiglia di esponenti religiosi

sciiti

originari della regione libanese del Jabal Amil colui che per un decennio

incarnò le speranze di un intera comunità ha rappresentato il principale

referente

della autentica dottrina rivoluzionaria dell'Islam shiita proclamata in quel

periodo e portata alla vittoria in Iran dall'Imam Khomeini.

Erano i primi anni settanta, anni di fermenti rivoluzionari nuovi nelle

piazze di Teheran, dopo l'umiliazione imposta dall'entità sionista al mondo

arabo

sconfitto e diviso. Il nazionalismo socialista panarabista entrava in crisi,

la resistenza palestinese (alla cui testa si poneva l'Olp di Yasser Arafat)

braccata

e costretta ad abbandonare la Giordania e la divisione storica dei diversi

Stati del cosiddetto fronte del rifiuto ai progetti egemonici sionisti

avevano inferto

colpi decisivi dai quali la Nazione Araba rischiava di non sapersi

riscattare. Camp David e i suoi accordi di pace erano poco lontani , le

sirene allettanti della

modernità e di possibili compromessi iniziavano a farsi strada nelle

capitali arabe, il sogno di una "grande Israele" si andava sempre più

materializzando

dopo la caduta di Gerusalemme (1967) e la costruzione di quel mito duro a

morire dell'invincibilità di "tsahal" (l'esercito d'occupazione sionista)

che solamente

Hizb'Allah avrebbe disintegrato con una strategia di resistenza a lungo

termine.

Lo studio della genesi del movimento di resistenza islamica libanese deve

concentrarsi essenzialmente sulla volontà di un uomo: la guida degli

oppressi del

Libano sheick Musa Sadr fondatore del movimento 'Amal e guida spirituale per

l'intera comunità sciita libanese.

E' anche lo studio della specificità sciita nel paese dei cedri quello che

dovrebbe interessare un osservatore attento, specificità che affonda le

proprie radici

fin dall'VIII secolo d.C. e che lo porranno al centro dell'attenzione

internazionale a seguito di due avvenimenti storici fondamentali per gli

anni settanta del

XXmo secolo: la vittoria della Rivoluzione Islamica in Iran e il crollo

dell'alternativa laico nazionalista in seno alle forze della resistenza

palestinese.

La personalità di Musa Sadr iniziò ad emergere sul finire degli anni

sessanta quando iniziò a proclamare l'inevitabile risveglio della comunità

sciita libanese,

una comunità fino a quel momento priva di alcun potere reale (politico come

economico) in seno ad una sociatà multiconfessionale e multietnica come

quella del paese dei cedri.

Musa Sadr proclamò l'urgenza di un sollevamento ideale degli oppressi del

Libano. "Tra di noi - dichiarerà agli inizi degli anni 70 - il religioso si

è rivestito con

la sua aba (mantello da mullah) , ha appoggiato la sua testa tra le mani e

si è messo a dormire. Conduce una vita inerte, non ingannatevi quando si

muove è

per retrocedere. Questo religioso sbaglia sia quando si pone dietro agli

altri, sia quando porta i suoi allievi e fedeli con sè. E' invece venuto il

momento che

si svegli!". Fu nei seminari teologici di Qom in Iran che Musa Sadr apprese

ad occuparsi di politica e dei problemi sociali. Fu nella città santa di Qom

in Iran

, centro della rivoluzione islamica dell'Imam Khomeini, che venne elaborata

una nuova identità rivoluzionaria islamica e una strategia e metodologia

politica di

resistenza quest'ultima nella sua forma esteriore non dissimile dalla teoria

leninista del "partito dirigente dell'avanguardia rivoluzionaria" che si

andava a

sovrapporre alla visione elitaria propria dello shiismo rispetto alla

conduzione politica e del ruolo che in essa doveva giocare il clero.

Lo shiismo libanese inizia la sua fase di risveglio a partire dal 18

febbraio del 1974, un anno prima dello scoppio del conflitto civile libanese

e quattro anni prima

della vittoria delle forze rivoluzionarie islamiche in Iran. In questa data

, parlando a Beirut davanti ad un folto pubblico, Musa Sadr proclama:

"Il nostro nome non è metwali (un soprannome dispregiativo che era

utilizzato dalle classi al potere per indicare gli sciiti libanesi ndr). Il

nostro nome è "quelli

del riscatto, della vendetta, di chi si ribella a tutte le forme di tirannia

anche se ci costasse il sangue e la vita. Non chiediamo più sentimenti,

vogliamo l'azione.

Siamo stanchi di parole, degli stati d'animo e dei ragionamenti. Ho

ragionato più di tutti. Sono stato colui che più ha lanciato appelli alla

calma. Ho fatto anche

troppi appelli alla calma. A cominciare da oggi non ci fermerete, nè

chiuderete le nostre bocche. Se altri vorranno tacere io no."

E' da quest'appello agli oppressi e ai diseredati della comunità sciita che

Musa Sadr inizia a lanciare il suo movimento di rinascita della comunità

maggiormente

oppressa del Libano.

Come scriverà Yann Richard "Rifiutando un nomignolo così degradante come

metvali (termine che faceva riferimento al passato stato di sottomissione

servile

della comunità) Musa Sadr ridava la speranza e la dignità agli sciiti

libanesi. A cominciare da quel momento la massa disprezzata e senza speranza

teneva una

identità religiosa orgogliosa del proprio onore. Era nato lo sciismo

libanese" o per essere più esatti era nata la Resistenza Islamica che si

sarebbe successivamente

andata a formarsi nel movimento di Hizb'Allah nei primi anni Ottanta.

Musa Sadr , che pure aveva cominciato a stabilire forti legami e vincoli di

solidarietà con l'Olp in Libano, inizierà a sviluppare critiche rispetto a

questa organizzazione

storica della resistenza palestinese dichiarando che "la resistenza

palestinese non è una rivoluzione. Non accetta il testimone del martirio. E'

una macchina militare

che terrorizza il mondo arabo. Con le armi Arafat consegue il denaro, con il

denaro finanzia la stampa e con la stampa riesce ad avere un vasto eco nella

opinione

pubblica mondiale. L'Olp è un elemento di disordine nel Libano meridionale.

Gli sciiti hanno cominciato ora a superare i loro complessi di inferiorità

rispetto all'Olp."

Nel 1975 nasce la milizia sciita 'Amal che in arabo significa speranza e che

incomincerà ad operare alle frontiere meridionali del paese dei cedri.

Amal è ufficialmente l'Afvay al Moqawamat al Lubnanya cioè il Battaglione

della Resistenza Libanese primo nucleo della Resistenza Islamica e

partito-milizia

precursore di Hizb'Allah. Musa Sadr , che scomparirà misteriosamente in

Libia nell'estate 1978, da allora abbandonerà i panni ghandiani della non

violenza per

assumere quelli di capo-popolo e guida spirituale di una comunità che vuole

ritagliarsi il proprio spazio all'interno della società libanese.

Mentre il paese dei cedri affonda lentamente nella guerra generalizzata del

tutti contro tutti che fin dall'aprile 75 ha cominciato a schiantare le

fondamenta istituzionali

e quelle della convivenza civile tra le comunità inizia a formarsi un nucleo

di resistenza che , fino ai giorni nostri, punterà le proprie armi contro il

nemico sionista.

Uno dei principali leader dello shiismo libanese, Mohammad Hasan al Amin ,

parlando nel 1984 a proposito della sconfitta in Libano delle forze

palestinesi dell'Olp,

dichiarerà alla rivista "Estudios Arabes": "Fin dall'inizio della lotta

armata nel 1965 non ho mai mancato di esprimere la mia solidarietà con il

movimento palestinese di liberazione. Questa

solidarietà aumentò con l'arrivo dei primi combattenti in Libano nel 1969 e

soprattutto dopo gli avvenimenti del settembre 1970 in Giordania. Si

trattava per noi di

rendere libera la strada per l'instaurazione di strutture di accoglienza per

i palestinesi e di mobilitare la popolazione per difenderla da certe unità

dell'esercito libanese.

Nella mia qualità di dignitario religioso ho cercato sempre di lavorare per

migliorare le sorti dei musulmani. Considerando la difesa della Resistenza

come un dovere

sacro, sia sul piano patriottico che su quello religioso, ho sempre

sostenuto che la Resistenza fosse l'unico movimento suscettibile di tirar

fuori gli arabi dal loro

sottosviluppo e dalla decadenza. A mio avviso la lotta per la liberazione

dei territori occupati aveva un fascino immenso e poteva suscitare grandi

speranze ma solo

se sviluppata all'interno di un programma d'azione completo. Attualmente mi

vedo obbligato a constatare che le speranze fondate sulla Resistenza furono

vanificate

durante gli anni. Questi uomini che stupirono il mondo intero, che avevamo

posto in cima alle nostre speranze sono gli stessi che oggi vediamo in fila

, mendicare

da una capitale all'altra, senza dignità, divisi e deboli. Ammetto che la

pratica politica palestinese degli ultimi anni prevedeva questo finale

doloroso."

Mentre tramontava in quel periodo la stella di Arafat e il mito dei suoi

fedayn incominciava a crescere quello dei movimenti di resistenza islamici

che, di lì a poco, in

Libano come in Palestina avrebbero ribaltato completamente il mito

dell'invincibilità sionista e ridato ad una nuova generazione di

nazionalisti e resistenti arabi la

fede per continuare a combattere.

DAGOBERTO BELLUCCI

 

11/02/2008


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