NOTIZIE 2008

 

IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO LIBANESE , NABIH BERRY, ACCUSA WASHINGTON DI INGERENZA NEGLI AFFARI INTERNI DEL PAESE DEI CEDRI

 

- di Dagoberto Husayn Bellucci, dir resp agenzia stampa “Islam Italia” da Haret Hreik, Beirut sud

 

Botta e risposta tra l’amministrazione americana e il presidente del parlamento libanese, avv. Nabih Berry, dopo l’ennesimo, annunciato , rinvio del voto presidenziale post-datato al prossimo 25 marzo.

L’amministrazione Usa aveva denunciato come “inaccettabile” il nuovo rinvio , il sedicesimo da settembre, entrando nuovamente nelle polemiche interne che dividono oramai da sedici mesi maggioranza e opposizione.

 

Fin dalla scorsa settimana era parso chiaro che l’elezione del presidente della Repubblica non sarebbe avvenuta ne’ , come indicavano numerosi stati della Lega Araba (in particolare Arabia Saudita e Egitto), che quest’appuntamento potesse esser collegato con l’avvicinarsi del prossimo summit del principale organismo delle nazioni arabe previsto a fine mese a Damasco.

 

Nessun commento dalla capitale siriana dove proseguono i lavori per ospitare il summit. Il ministro degli esteri siriano, Moallim, aveva ribadito che la riunione avrebbe ugualmente avuto luogo anche dinanzi alle minacce di boicottaggio provenienti da Riad e dal Cairo.

 

Da Washington il portavoce della Casa Bianca , Dana Perino, aveva immediatamente dichiarato la ‘preoccupazione’ americana dopo l’ennesimo rinvio delle presidenziali libanesi sostenendo che questo era “un ritardo continuo e inaccettabile” volto a impedire il regolare svolgimento della vita democratica nel paese dei cedri ed accusando l’opposizione filo-siriana e Damasco di ingerenze nella situazione libanese.

 

Accuse che si accompagnavano con la presenza militare made in Usa : a largo delle coste libano-siriane sono posizionate da due settimane diverse unita’ navali della marina statunitense con un clima interno che non promette niente di positivo considerando che numerosi indizi indicano l’aumento del nervosismo e della tensione anche nel sud del paese dove l’esercito d’occupazione sionista e’ in allerta.

Allertati anche l’esercito libanese e i reparti Unifil.

 

Alle dichiarazioni della Casa Bianca ha immediatamente risposto il presidente dell’Assemblea parlamentare, avv. Nabih Berry (responsabile del partito sciita ‘Amal ed esponente di punta dell’opposizione filo-siriana), il quale ha sostenuto che “sono proprio gli americani ad immischiarsi nelle faccende politiche libanesi”.

“L’America – ha dichiarato Berry – prima ha ostacolato la mediazione francese (condotta dal ministro degli esteri Kouchner spesso in visita a Beirut nei mesi scorsi per rilanciare il processo democratico ed il dialogo tra le parti) poi non ha sostenuto quella piu’ recente della Lega Araba.”

 

Secondo altri esponenti dell’opposizione queste intromissioni americane confermano una volonta’ di tenere il paese diviso come ha dichiarato anche il leader del Movimento del Popolo, dr. Najah Wakim, intervendo alla televisione ‘al Manar’ (Hizb’Allah) affermando che “il progetto sedizioso statunitense prosegue contro il nostro paese come era prevedibile. Fino a quando la situazione della politica mondiale non sara’ mutato , con il ricambio a Washington di un’amministrazione che ha fallito su tutta la linea in politica estera, il Libano rimarra’ nell’incertezza e nel caos costituzionale.”.

 

In una nota dell’ufficio politico del Partito Nazionale Sociale Siriano, alleato di Hizb’Allah e in piazza con i suoi militanti dal dicembre 2006, “Washington prosegue nelle sue trame e continua a sostenere un’esecutivo illegittimo. Il paese ha bisogno di unita’ e di eleggere il presidente della Repubblica. Ma la maggioranza non puo’ continuare a fingere e rifiutare qualsiasi dialogo restando intrappolata sotto i diktat stranieri.”. Il Pnss ha accusato gli americani di perseguire i loro obiettivi che mirano a dividere il popolo libanese. Identiche dichiarazioni sono giunte dagli altri partiti dell’Opposizione che rifiuta di eleggere in queste condizioni un presidente senza prima un accordo generale sulla legge elettorale e sulle prossime elezioni.

 

La maggioranza filo-americana non risponde ed accusa i pro-siriani di boicottaggio sistematico della vita parlamentare. Il Libano sempre piu’ diviso va incontro al prossimo meeting della Lega Araba con la prospettiva di inviare due delegazioni o , peggio , aderire al boicottaggio che sembra maturare tra le opzioni dei paesi arabi moderati filo-americani come l’Arabia Saudita e l’Egitto.

La tensione e il nervosismo in Libano restano alti.

  

16/03/2008


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