NOTIZIE 2008

Campania, una vergogna tutta italiana

Di Nando De Angelis

La primavera e, quindi, il caldo è alle porte. Le rondini, tradizionali annunciatrici della bella stagione, sembrano disertare quest’appuntamento, in compenso, i cieli della Campania sono invasi da stormi di gabbiani, sempre più numerosi, attratti dal nauseabondo odore della discarica a cielo aperto in cui si è trasformato il territorio.
Era il 7 gennaio del 2008, il dimissionario presidente del consiglio, Romano Prodi, dichiarava con enfasi che già si era cominciato a lavorare al problema rappresentato dall’emergenza rifiuti in atto nel napoletano e nel casertano: “Il governo – affermava dalla sua comoda abitazione di Bologna - si assume tutte le proprie responsabilità riguardo a questa emergenza perchè sta mettendo in gioco il Paese. Tutti ci osservano e non voglio che l’Italia dia questa immagine negativa. Dobbiamo affrontare il problema per sempre. Dobbiamo offrire una capacità di lavorazione dei rifiuti che sia superiore all’offerta che viene prodotta in Campania, altrimenti non si normalizzerà mai la situazione. Stiamo facendo tutto il possibile e anche di più: il resto deve arrivare dai cittadini, dagli enti locali, nessuno pensi che sarà una bacchetta magica a liberarci dai rifiuti. Collaborazione: è il primo dovere di ciascuno”. In quegli stessi giorni nominava un nuovo commissario straordinario: il prefetto Gianni De Gennaro. Ma l’ex capo della polizia, già responsabile degli infausti avvenimenti del G8 di Genova, non era un commissario straordinario qualunque, era un supercommissario con poteri illimitati.
Infatti, nell’ordinanza di nomina della presidenza del Consiglio dei ministri, in più punti si dà mano libera all’ex capo della Polizia. Nell’articolo 2 si legge: “Al fine di assicurare la piena effettività agli interventi e alle iniziative della presente ordinanza, il commissario delegato è assistito dalla forza pubblica e dalle autorità competenti (prefetture e questure) che assicurano l’attuazione alle decisioni del commissario che può richiedere l’uso delle forze armate per l’approntamento e la protezione dei siti, nonchè per la raccolta e il trasporto dei rifiuti”.
De Gennaro può agire “anche in deroga a specifiche disposizioni in materia ambientale, salvo l’obbligo di assicurare le misure indispensabili a tutela della salute e dell’ambiente”. In pratica, per il popolo campano, un vero e proprio monarca assoluto. Al termine del primo vertice tra il presidente del consiglio, l’11 gennaio 2008, ed il neo commissario, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, dichiarava raggiante: “tutto quello che abbiamo deciso sarà realizzato nel più breve tempo possibile... siamo contenti ed ottimisti, l’incontro è stato buono e mi sembra che si stia lavorando con il passo giusto”. Sembrava che, quasi per incanto, fossero cancellati in poco tempo 15 lunghi anni di allegre gestioni commissariali, di collusioni e corruzioni e che finalmente si affrontasse un serio ciclo del sistema rifiuti in Campania. Cosa realmente sia accaduto è, invece, tristemente noto a tutti. A circa due mesi da quelle dichiarazioni, il territorio campano è ancora una squallida “superpattumiera”.
Dopo l’arrivo del superpoliziotto nel cuore della tragedia infinita dei rifiuti, restano oltre 250mila tonnellate di immondizia arretrata. Si esaurisce, intanto, il «credito di solidarietà» con quasi tutte le regioni che a gennaio avevano dato la loro disponibilità ad accogliere l’immondizia campana per circa 80mila tonnellate. Il flusso di 700 tonnellate al giorno di immondizia “tal quale”, per un costo di 215 euro a tonnellata, verso la Germania si è interrotto. Se non si sbloccano le trattative con gli industriali dello smaltimento in Germania, ferme per la mancata concessione delle necessarie autorizzazioni da parte di quel paese, e con Ginevra (le cui modalità sono ancora coperte dal più assoluto riserbo), la crisi rischia di virare verso il dramma.
Tra i tecnici dell’unità di crisi del commissariato si formula l’ipotesi dell’ennesimo provvedimento tampone: utilizzare come discariche, deposito di ecoballe e siti di stoccaggio le oltre 600 cave dismesse censite in Campania. Questa ipotesi, scartata dall’ex commissario Bertolaso e parzialmente riesaminata dal prefetto Pansa, è ritenuta da esperti del settore una strada impraticabile e pericolosa: quelle cave, non solo sono state usate dalle organizzazioni malavitose per lo smaltimento illegale di rifiuti tossici di cui si ignorano le caratteristiche, ma risultano inadatte per la conformazione geologica del sottosuolo. L’intera “operazione San De Gennaro”, tra proteste popolari e siti individuati che si sono rilevati non idonei agli accertamenti, si trascina stancamente verso il fallimento. Non un solo passo è stato fatto per mettere in sicurezza e bonificare le aree del territorio avvelenate per decenni, per allestire quei siti alternativi indicati dall’Assise di Palazzo Marigliano adatti ad ospitare discariche e siti di stoccaggio provvisorio, La tanto pubblicizzata raccolta differenziata, unica vera possibilità di uscire dall’emergenza-quotidianità e creare un ciclo virtuoso dei rifiuti, rimane un sogno lontano, una fatua chimera.

    

16/03/2008


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