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NOTIZIE 2008
LIBANO: NUOVE PRESSIONI AMERICANE - WASHINGTON SCHIERA LA NAVE DA GUERRA COLE AL LARGO DELLE ACQUE TERRITORIALI SIRO-LIBANESI-29-2-08
di Dagoberto Husayn Bellucci, dir. resp. Agenzia Stampa "Islam Italia" da Haret Hreik, Beirut sud
Un nuovo scenario si apre nella interminabile crisi libanese: al largo delle coste comprese tra il paese dei cedri e la Siria e' giunta nella giornata di ieri la nave da guerra statunitense "Cole" a conferma di un clima ad altissima tensione.
La presenza di una nave militare americana al largo delle coste libanesi e' un segnale forte che l'amministrazione Bush tenta di inviare evidentemente a Damasco. In realta' questa mossa americana si inserisce perfettamente in uno scenario pre-bellico che alimenta nuove incertezze per il futuro della regione e conferma la volonta' statunitense di continuare a pressare la Siria e i suoi alleati libanesi.
La crisi interna al paese dei cedri e nel Vicino Oriente rischia di entrare in una fase pericolossima anche se l'amministrazione Bush ufficialmente giustifica questa misura come "necessaria" a "sostenere la stabilita' regionale".
Poche le dichiarazioni provenienti dalla Casa Bianca: un responsabile dell'Amministrazione ha sostenuto che questa iniziativa sarebbe stata presa a causa della situazione "d'inquietudine del paese" con riferimento all'impasse politico, alla volonta' americana di mostrare un segnale forte d'impazienza verso Damasco che viene ritenuta responsabile della situazione nel paese dei cedri e dare un segnale forte per il mantenimento della stabilita' regionale.
Le reazioni a questa provocatoria decisione statunitense non si sono fatte attendere se il portavoce dell'Opposizione Nazionale e leader della Corrente Patriottica Libera, Gen. Michel Aoun, per primo ha parlato di "pressioni indebite" da parte americana criticando questa opzione che rischia di incendiare ulteriormente gli animi gia' tesi tra maggioranza filo-Usa e opposizione.
La missione del segretario della Lega Araba, Amr Moussa, per cercare una soluzione alla crisi libanesi dunque rischia di fallire prim'ancora di cominciare malgrado le tappe del suo vero e proprio tour de force che lo hanno visto in pochi giorni recarsi a Beirut, Damasco, Riad e al Cairo.
Secondo Amr Moussa "la chiave per una soluzione positiva della crisi in Libano e' legata alla riuscita del summit arabo di Damasco" augurandosi una riuscita di questo meeting che potrebbe sbloccare l'impasse politico che da quindici mesi ha messo il Libano in un tunnel apparentemente senza uscita.
L'elezione del presidente della Repubblica potrebbe , secondo il segretario della Lega Araba, "dipendere dalle volonta' dei leader dei due schieramenti" che sono comunque in attesa di segnali positivi dall'estero. Segnali per il momenti inesistenti visto che al momento rimane sospesa la partecipazione di Arabia Saudita ed Egitto all'assise siriana.
La Siria mostra indifferenza e comunica che , qualunque siano le decisioni degli altri paesi membri, il meeting si terra' nella data prevista (29 e 30 marzo). Quest'atteggiamento siriano secondo l'opinione pubblica libanese confermerebbe che non vi sara' alcuna elezione presidenziale per l'11 marzo prossimo e che , con molta probabilita', si andra' al sedicesimo rinvio del voto parlamentare.
In attesa di questa data si riuniranno i ventidue ministri degli esteri dei paesi membri dell'organizzazione araba in un meeting previsto nella capitale egiziano per il 5 e 6 marzo prossimi come ha confermato il direttore del dipartimento d'affari esteri del Consiglio della Lega dr. Mohammad al Zaidi.
All'incertezza per la situazione diplomatica affatto chiara si somma la prevista prossima pubblicazione del sesto rapporto del segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, sull'applicazione della risoluzione 1701 che , secondo quanto riportato da fonti del Palazzo di Vetro, potrebbe ritardare dalla data prevista di pubblicazione (il 27 marzo).
Anche questo dossier , delicatissimo in quanto sara' fatto il punto soprattutto sull'assassinio dell'ex premier Rafiq Hariri, rischia di aggiungere benzina ad un cratere che - non da oggi - ha ripreso la sua attivita' eruttiva.
I segnali per quanto riguarda la possibilita' di una ripresa delle operazioni militari nel sud Libano si sommano come quelli relativi ai nuovi tentativi di destabilizzazione del paese.
La situazione in Libano rimane sospesa tra guerra e pace, pericolose fughe in avanti e un compromesso sempre possibile che eviterebbe uno scenario da incubo non nuovo per i libanesi stanchi e nervosi di ritrovarsi ancora al centro delle strategie belliche straniere.
01/03/2008