|
|
NOTIZIE 2008
LIBANO : TEMPO DI GUERRA
Dagoberto Husayn Bellucci , Dir. Resp. Agenzia Stampa “Islam Italia” da Haret Hreik, Beirut sud-22-2-08
Tempo di guerra: e’ questo il clima politico che si respira in Libano da una settimana a questa parte. A distanza di una settimana dall’assassinio di Imad Mughnyeh , capo militare di Hizb’Allah, il partito sciita libanese torna a minacciare ritorsioni contro l’entita’ sionista e lo fa con una grande manifestazione che ha visto almeno mezzo milione di sciiti ascoltare la voce del segretario generale Sayyed Hassan Nasrallah ribadire quanto , da queste parti, viene data come una certezza assoluta: Israele deve scomparire dale carte del Vicino Oriente, la resa dei conti e’ vicina.
Hizb’Allah promette guerra aperta all’entita’ sionista e Nasrallah ha sostanzialmente confermato che il prossimo conflitto contro “Israele” sara’ decisivo e cambiera’ il volto dell’intera regione.
Parole di fuoco quelle del capo di Hizb’Allah che gia’ da una settimana hanno infiammato la vita politica libanese e quella della regione. Nessuno dei leader delle forze di maggioranza fino a questo momento ha osato reagire all’annuncio fatto in occasione dei funerali di Mughnyeh la scorsa settimana che il partito di Dio si apprestava a rispondere militarmente all’ennesimo crimine commesso in terra siriana dai sionisti.
Nessuna reazione scomposta dal fronte filo-americano del 14 marzo. Consenso assoluto invece da tutte le altre formazioni dell’Opposizione Nazionalpatriottica.
Amin Gemayel, capo della Falange Libanese, ha dichiarato ieri sera alla tv Lbc che l’annuncio di Nasrallah e’ una sua decisione personale della quale Hzb dovra’ assumersi le responsabilita’.
Gli alleati del partito sciita fanno quadrato a difesa del diritto legittimo della Resistenza di tenersi pronta a qualunque evenienza e a quello di Hizb’Allah di rispondere manu militari a questo nuovo crimine che suona come una vera e propria dichiarazione di guerra.
La tensione in Libano e’ a livelli altissimi come non si respirava dall’estate 2006. Almeno cinquantamila tra militari e poliziotti presidiano il centro della capitale libanese oramai sempre piu’ trasformata in un insieme informe di reticolati e cavalli di frisia a protezione dei ministeri e dei palazzi del potere. Il martirio di Mughnyeh ha infatti fatto passare in secondo piano qualunque altro problema: il dissenso tra maggioranza e opposizione, l’instabilita’ interna, la sede presidenziale vacante dalla fine di novembre.
Tutto e’ stato cancellato dall’imperativo categorico lanciato ancora una volta dal segretario generale di Hizb’Allah: “Israele sara’ cancellato”.
In Libano e’ tempo di guerra. Lo spazio per le parole ed i compromessi si riduce mentre aumentano tensione e nervosismo tra una popolazione stanca ma oramai assuefatta a vivere alla giornata.
Quando, come e dove arrivera’ la risposta di Hizb’Allah non e’ dato sapere ma sicuramente il sangue versato dai sionisti non rimarra’ impunito. E’ una certezza che non lascia adito ad alcun tipo di ottimismo: la parola molto presto passera’ alle armi. Tutti in Libano ne sono certi e nessuno si fa alcuna illusione, il conflitto dell’estate 2006 interrotto per volonta’ sionista e sotto pressione internazionale e’ pronto a riesplodere. L’allerta dei reparti libanesi e di quelli dell’Unifil nel Libano meridionale ne sono una conferma. E Hizb’Allah si fara’ trovare, come sempre, pronto a rispondere a nuove aggressioni. La guerra si avvicina.
23/02/2008