NOTIZIE 2008

 

 

LA STORIA DIMENTICATA: CHI SONO LE FORZE LIBANESI E IL LORO COMANDANTE SAMIR GEAGEA

 

TRAFFICI DI MATERIALE TOSSICO CON L'ENTITA' SIONISTA CONTRO IL LIBANO -

 

ANCHE L'ITALIA RESPONSABILE DEL DISASTRO ECOLOGICO SFIORATO IN LIBANO?

 

di Dagoberto Husayn Bellucci, dir. resp. agenzia stampa "Islam Italia"

 

 

La guerra civile libanese durata quindici anni ha prodotto odio fratricida e morte, violenze e lutti. Contro il paese dei cedri si sono scatenate le ire dell'entità sionista e le strategie sediziose dell'America attori fondamentali e principali responsabili del caos nel quale venne sprofondato un intero paese. Le logiche del 'divide et impera' statunitensi e quelle mortali israeliane hanno causato lutti indicibili al popolo libanese, fomentato la divisione etnica e il disordine confessionale.

Queste logiche di morte , applicate vent'anni più tardi con successo nel vicino Iraq, hanno lasciato i loro strascichi e favorito nuove tensioni. E' per questa ragione che ancora oggi il paese dei cedri si ritrova sull'orlo di una nuova possibile guerra civile tra una maggioranza filo-americana ed un'opposizione nazionalista scesa in campo con tutto il suo apparato politico e militante oramai da quindici mesi. Ma altre storie collegate direttamente al conflitto civile di ieri sono necessarie per comprendere esattamente le dinamiche attuali della situazione libanese.

L'affaire del traffico di liquidi tossici ha rappresentato una delle principali conseguenze del conflitto civile e per molti anni è stata tra le principali tragedie ecologiche che hanno messo a rischio l'economia e il turismo libanesi. Giorno dopo giorno a partire dai primi anni novanta la questione dei materiali tossici depositati sulle coste libanesi è cominciata ad affiorare senza trovare alcuna risposta in seno agli organi della cosiddetta comunità internazionale, cieca e indifferente ogni qualvolta si tratti di giudicare "Israele" per i suoi crimini.

L'opinione pubblica libanese fin dai primi anni novanta attendeva risposte. Risposte mai arrivate. Fu volontà dei cosiddetti 'signori della guerra' civile o frutto di strategie esterne al pianeta dei cedri? Quale ruolo ha avuto l'entità sionista nel provocare una tragedia di queste dimensioni? Gli agenti sionisti hanno avuto una parte di rilievo nel preparare una simile situazione? Era tra gli obiettivi israeliani quello di mettere definitivamente in ginocchio l'industria turistica che , da sempre, rappresenta una delle principali fonti di reddito per migliaia di libanesi?

La notizia su un ingente traffico di materiale tossico entrato clandestinamente nel paese dei cedri iniziò ad essere nota nei primi anni novanta quando si cominciò a parlare di sostanze altamente inquinanti fatte arrivare nel 1987 in pieno conflitto civile.

In quel periodo l'assenza di un governo centrale, la contrapposizione cruenta tra le milizie libanesi e una frontiera del paese sempre labile e aperta di fatto a qualunque tentativo esterno di cospirazione favorirono il traffico di materiali chimici.

Esattamente , secondo quando sostennero le indagini avviate dalla Procura Generale e la successiva Commissione di inchiesta parlamentare istituita dal Ministero dell'Ambiente libanese, tre tipologie di liquidi tossici furono fatti penetrare in Libano:

1) prodotti utilizzati per la fabbricazione di materie plastiche, entrati illegalmente nel paese, scaricati in diversi siti clandestini e successivamente deterioratisi e diventati nocivi.

2) liquido tossico sconosciuto collocato in 16 mila barili che , secondo le prime ricostruzioni delle istituzioni libanesi, risultarono provenienti dall'Italia, anch'essi fatti entrare clandestinamente.

3) residui di prodotti chimici utilizzati per la fabbricazione di bombe a frammentazione.

All'indomani dell'accordo di Taif in Arabia Saudita con il quale le fazioni libanesi accettarono la fine del conflitto e la nascita di un esecuti diretto da Rafiq Hariri il Ministero dell'Ambiente libanese verificò l'alta pericolosità del materiale tossico e chimico depositato per mesi nel paese e aprì un inchiesta ufficiale per verificare chi, come e quando ebbe un ruolo in questa vicenda rimasta per moltissimo tempo nascosta ai media.

L'inchiesta preliminare della Commissione parlamentare constaterà la diretta partecipazione delle Forze Libanesi, un tempo milizia armata dell'ultra-destra maronita scissasi dal movimento Kataeb (la Falange). Furono gli uomini delle Forze Libanesi di Samir Geagea a prendere in consegna, distribuire e seminare in diverse zone del paese i carichi di sostanze chimiche.

 In particolar modo - secondo la commissione che investigherà sui crimini commessi da Geagea e i suoi uomini - verrà appurato che le sostanze tossiche furono scaricate in zone lungo il litorale che provocheranno una contaminazione delle spiagge per molti anni. All'epoca dei fatti Geagea , ultimo comandante militare della Falange, era a capo del movimento d'ultra-destra maronita e verrà condannato all'ergastolo a vita per i diversi attentati terroristici commessi a guerra civile conclusa. Soltanto un accordo di massima intervenuto tra i partiti politici nella primavera 2005 farà uscire Geagea dalla prigione dov'era recluso.

Secondo l'inchiesta le Forze Libanesi ricevettero i materiali chimici nel 1987 presso i porti di Junieh e Beirut sotto il loro diretto controllo. Successivamente questo materiale tossico venne trasferito in installazioni del movimento estremista maronita per la fabbricazione di armi chimiche con la supervisione e l'assistenza di esperti israeliani.

Il piano previsto dal Mossad, che ha diretto l'intera operazione, era quello di utilizzare armi batteriologiche e chimiche per aprire un nuovo drammatico fronte del conflitto libanese quello della cosiddetta "guerra di sterminio" come venne definito dai suoi ispiratori. Il piano non fu mai attuato proprio per la impossibilità di evitare un contagio generalizzato che avrebbe colpito le stesse aree a maggioranza cristiano-maronita della capitale libanese.

La tragedia di una guerra di sterminio fu anche evitata dalla caduta imprevista dell'esecutivo presieduto da Aoun e dalla divisione in seno alle stesse Forze Libanesi. La maggioranza delle armi prodotto erano proiettili da 120 mm.

La decisione del governo di unità nazionale , nato dopo Taif, di porre fine al conflitto civile e disarmare le milizie fu un colpo durissimo per il movimento di Geagea che si vide costretto a correre ai ripari interrando gran parte delle sue armi.

Dove sono finite queste armi? Chi materialmente tra gli uomini di Geagea ha proceduto al loro interramento? E soprattutto come mai nessuna inchiesta internazionale  venne aperta dai vari organismi di controllo dell'Onu per accertarsi dei fatti.

Secondo la commissione parlamentare libanesele armi in possesso dei miliziani di Geagea furono sotterrate lungo la costa che da Junieh porta alla cittadina di Jbeil. Altre rivendute all'entità sionista, alcune distribuite in altre zone sotto controllo delle Forze Libanesi.

Soltanto il governo libanese ha proceduto negli anni novanta a indagare su questi crimini. Specialisti libanesi e francesi vennero chiamati per localizzare questi materiali e , in alcuni casi, recuperarli dissotterrandoli. L'Onu si muoverà solo quattro anni più tardi, nel 1994. Attivi per la ricerca della verità sul traffico di sostanze tossiche furono l'ex presidente del parlamente Hussein al Husseini, il deputato Assad Harmous e il ministro della Difesa Mohsen Dalul parleranno espressamente di attentato contro la sicurezza dello Stato.

La stessa commissione parlamentare libanese poi tratterà il caso specifico del materiale tossico proveniente dall'Italia.

Secondo la ricostruzione fornita dall'ambasciatore italiano a Beirut di quel periodo, Carlo Calia, nessun materiale tossico proveniente dal nostro paese era stato trasportato in Libano. La realtà dei fatti proverà che nel solo 1988 almeno 5967 barili di liquidi tossici erano sbarcati da navi italiane in terra libanese.

Soltanto grazie ad un accordo bilaterale tra i due paesi nel 1995 il Ministro dell'Ambiente di Beirut, Pierre Feraoun, informò che la questione dei liquidi tossici italiani era risolta con il loro rientro e smaltimento in Italia.

Per l'affair del traffico di materiali tossici il Libano ha accusato direttamente Israele di essere responsabile della contaminazione del lungomare libanese.

E la denuncia del governo di Beirut ha reso pubbliche altre attività semi-legali dell'esecutivo sionista come i lavori di smaltimento di rifiuti tossici e chimici a meno di 2 chilometri di distanza dal litorale libanese. Solo la pressione internazionale dell'epoca e una nuova commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite farà desistere i sionisti dal continuare questa pericolosa attività: almeno 50mila tonnellate di residui tossici furono comunque lavorati a poca distanza dalle coste libanesi, procedenti dalle industrie per la fabbricazione di armi chimiche del complesso di Haifa.

L'intera vicenda del traffico di materiale tossico tra entità sionista e Forze Libanesi rimane una delle pagine d'infamia delle quali si è reso responsabile il sedicente "stato d'Israele" nella sua storica guerra a tutti i livelli contro il Libano e la sua indipendenza e sovranità nazionale.

 

23/02/2008


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