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NOTIZIE 2008
LIBANO: LA SPIRALE DEL TERRORE ALLE PORTE - VENTI DI GUERRA TRA HIZB'ALLAH E SIONISTI
di Dagoberto Husayn Bellucci, dir. resp. Agenzia Stampa "Islam Italia" 15-2-2008
Un'autobomba ha ripiombato nuovamente il Vicino Oriente ad un passo dalla guerra: è quella che nella notte tra martedì e mercoledì scorso ha spezzato la vita di Imad Moughnyiah , storico comandante militare del movimento sciita libanese di Hizb'Allah, colpito a Damasco in Siria dalla vendetta del Mossad.
Un'attentato che immediatamente ha suscitato una serie di reazioni inevitabili: il partito di Dio libanese dopo l'oceanica manifestazione organizzata a Beirut giovedì ha giurato vendetta e il suo segretario generale, Sayyed Hassan Nasrallah, ha ribadito che non esiste altra soluzione che non passi per la via delle armi.
"Dopo una vita di jihad, sacrifici e risultati Haj Imad Moughniyah è morto da martire per mano dei sionisti" si erano affrettati a scrivere i dirigenti sciiti libanesi nel loro scarno comunicato diffuso a Beirut mercoledì mattina. Solidarietà al movimento sciita da parte di Siria, Iran e fazioni palestinesi della Resistenza. Hamas, Jihad Islamica e Fdplp hanno reso omaggio a questo combattente per la causa della liberazione palestinese mentre l'esecutivo sionista ha ritenuto opportuno non rilasciare alcuna dichiarazione sull'intera vicenda.
Non è la prima nè sarà probabilmente l'ultima volta che il terrorismo sionista colpisce nella capitale siriana. Attriti e tensione tra i due paesi confinanti si erano registrate fin dallo scorso settembre dopo un raid aereo dell'aviazione di Tel Aviv sui cieli a nord della capitale Damasco. La reazione siriana fu quella di rendere noto al mondo l'ennesima violazione del suo spazio aereo e ribadire alla comunità internazionale che si riteneva in obbligo di rispondere al momento più opportuno e nei modi più idonei a queste provocazioni.
A fine dicembre un deputato siriano aveva minacciato l'entità sionista sostenendo che , in caso di nuove provocazioni militari e dinanzi ad una escalation delle minacce che quotidianamente i sionisti lanciavano contro Siria, Iran e Hizb'Allah, Damasco avrebbe potuto colpire anche l'impianto nucleare di Dimona.
L'attacco terroristico lanciato da Tel Aviv contro uno dei principali dirigenti del partito sciita libanese riapre la partita libanese.
Nasrallah ha dichiarato testualmente guerra aperta a "Israele" sostenendo ciò che tutti , in Libano e nel mondo arabo, sanno perfettamente:
il conflitto del luglio 2006 non è mai finito. L'aggressione lanciata dai sionisti contro il paese dei cedri e il movimento sciita non sono ricordi da queste parti.
Parole chiare, inequivocabili quelle del segretario generale di Hizb'Allah: "sionisti se volete questo tipo di guerra aperta, allora lasciate che tutto il mondo ascolti: che sia una guerra aperta". Mentre l'allarme per possibili attentati faceva innalzare il livello di sicurezza in tutte le ambasciate israeliane e la tensione obbligava il governo d'occupazione sionista a rafforzare la presenza di truppe al confine settentrionale per paura di inevitabili rappresaglie il Segretario del Partito di Dio , come in molte altre occasioni, parlava al suo popolo raccoltosi immediatamente per rendere omaggio al comandante Moughnyiah: "abbiamo il diritto come ogni altro essere umano all'auto-difesa - proclamava Nasrallah - e , se Dio vuole, faremo tutto quanto sarà possibile per difendere i nostri fratelli , i nostri leader, la nostra gente e il nostro paese."
Hizb'Allah perde uno dei suoi comandanti militari ma la struttura della Resistenza rimane in piedi con un arsenale pronto a puntare il nemico sionista e rispondere colpo su colpo. Come ieri, come nel 2006, come sempre.
Nessuno si illudeva: un nuovo conflitto si delinea all'orizzonte dei cieli tra Libano e Palestina occupata. Hizb'Allah è pronto a vendicare il martire Moughnyiah. La parola ora, al di là degli appelli alla calma lanciati da tutti i leader politici libanesi (anche quelli della maggioranza filo-americana scesa in piazza anch'essa per commemorare il terzo anniversario della scomparsa dell'ex premier Rafiq Hariri) , passa alle armi.
Il vento di guerra soffia ancora sui cieli del Vicino Oriente: è tempo di resa dei conti. Il sangue versato da "Israele" ricadrà sui figli di Sion, come sempre nella storia di quest'entità criminale nata per seminare morte e violenza.
23/02/2008